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R Recensione

7/10

Van Der Graaf Generator

A Grounding In Numbers

L’epopea del Generatore non accenna a finire : i tempi di “Pawn Hearts”, disco che in Italia arrivò ai vertici delle classifiche di vendita, sembrano non essere mai passati. I Van Der Graaf Generator confermano infatti di avere ancora molto da dire e lo fanno con una verve e una freschezza fuori dal comune. Usano sempre il linguaggio del “progressive”, genere sempre attuale in un’epoca musicalmente oscura e depressa come quella odierna.

Dopo l’addio del mai troppo rimpianto  e mitico sassofonista David Jackson, i tre membri del gruppo hanno fatto quadrato e, dopo un disco non completamente a fuoco come “Trisector”, con “A Grounding In Numbers” hanno firmato il miglior lavoro dopo la “reunion”.

Si tratta di un album molto coeso, che si avvale  della produzione di Hugh Padgham ( la sua competenza aveva già dato lustro ai dischi di Genesis e Yes ).I pezzi sono tutti firmati, ed è una novità, dal trio Hammill/Evans/Banton.

Si parte con “Your Time Start Now”, brano forse troppo melenso impreziosito però dalle sonorità dell’organo di Banton e dall’inconfondibile timbro vocale Hammilliano, qualità che ritroviamo nella successiva “Mathematics”, il cui titolo è in linea con il “concept” dell’album basato sui numeri.

Si respira subito, rispetto al passato, un clima meno cupo e più sereno.

Il terzo pezzo “Highly Strong” costituisce un mezzo passo falso: Hammill è qui protagonista alla chitarra elettrica e il “mood” porta direttamente a “Nadir’s Big Chance” ma alla fine la musica risulta troppo piattamente rock, un territorio che non si addice al Generatore.

“Red Baron” è un breve e convincente strumentale “ambient” oscuro con un prezioso contributo di Guy Evans alla batteria.

Con “Bunsho” il disco, dopo un inizio tutto sommato non memorabile, inizia finalmente a decollare.

La parte centrale di “A Grounding In Numbers” è infatti stupenda e riporta i Van Der Graaf Generator agli antichi splendori di un tempo.

Anche in “Bunsho” ritroviamo protagonista la chitarra elettrica ma la scrittura è in questo caso felice e riporta alla mente il glorioso K Group.

“Snake Oil” è invece una sorta di mini suite, un pezzo tipicamente progressive in tempi dispari in cui a farla da padrone sono le tastiere e il creativo “drumming” di Evans. Si riascoltano le tipiche fasi musicali psicotiche che da sempre contraddistinguono la band.

“Splink” è un altro breve strumentale basato su una chitarra psichedelica e le sonorità bizzarre di organo e clavicembalo. “Embarassing Kid”,  un energico brano caratterizzato dai suoni taglienti della chitarra , riporta invece ancora alla mente lo spettro del K Group.

Medusa” è uno dei vertici dell’album, si tratta di un breve pezzo cupo e gotico molto intenso e sofferto che lascia poi spazio alla stupenda “Mr. Sands”, dal “mood” tipicamente progressive e jazz-rock, in cui l’interplay dei musicisti è a livelli stratosferici riportando alla luce i fasti di “Still Life”.

“Smoke” è una breve danza macabra dalla ritmica particolare e incisiva mentre la seguente “5533” vede una superlativa prestazione di Guy Evans alla batteria in quello che è un brano molto sconnesso e frammentario.

Il disco si chiude con la stupenda “All Over The Place”, forse la traccia migliore di “A Grounding In Numbers” : l’atmosfera è solenne e intensa e la voce di Hammill è a livelli astrali.

In conclusione si tratta di un ottimo disco di progressive-rock, imperdibile per i fan dei Van Der Graaf, in cui risaltano la voce sempre stupenda  e particolare di Peter Hammill e il “drumming” inventivo e  stupefacente di un Guy Evans in forma smagliante e dove solo a tratti si sente la mancanza di David Jackson.

 

V Voti

Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 6 voti.
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theRaven 7,5/10

C Commenti

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swansong (ha votato 6 questo disco) alle 18:41 del 14 aprile 2011 ha scritto:

Ma anche no!

Diamo a Cesare quel che è di Cesare! ovvero i complimenti per l'ottima rece e ai VDGG rendiamo i giusti tributi per i fasti del passato, ma anche una tiratina d'orecchi per quello che, invece, io ritengo un passo indietro rispetto ai precedenti Trisector. Non condivido infatti il tuo entusiasmo per quest'ultimo lavoro. Pur ritenendolo senza dubbio degno di nota, credo sia il più debole, proprio a livello compositivo, di quelli post-reunion. Al di là della grave, gravissima, anche in questa uscita, mancanza di Jackson ai fiati (e, soprattutto in sede live, si sente eccome!), mi pareva più strutturato e riuscito Trisector, ma forse è solo una questione di gusti e vabbè. Qui mi pare si sia cercato di dare alle canzoni una forma più "convenzionale", il che non è necessariamente un male, anzi, ma mancano, o sono ridotti all'osso, il guizzo, le aperture, le fughe strumentali, i controtempi tipici del sound vandergraafiano. Le strumentali puzzano tanto da filler e Highly Strung rischia di candidarsi, fin d'ora e a mani basse, quale peggior canzone di sempre dei mitici. In compenso, la prova vocale di Hammill, beh, da paura! Nel complesso, che dire: lavoro onesto, nulla più. Qualche fremito, tuttavia, all'ascolto di Bansho, Snake Oil, Mr Sand e, soprattutto, dell'ultima, splendida, All Over the Place. Insomma, non che mi aspettassi chissacchè, ma, se mi permetti l'appunto, 7 a questo e 8 a Still Life, c'è qualcosa che non mi quadra..Segnalo infine l'ottimo concerto di settimana scorsa a Vicenza: semplicemente stre-pi-to-si! Epperò mancava Jackson..facessero la pace, cazzarola!

cthulhu, autore, alle 19:51 del 14 aprile 2011 ha scritto:

Grazie Swan dei complimenti Probabilmente hai ragione sul voto : "Still Life" meritava nove ma non cambio il giudizio su "A Grounding In Numbers".

A me "Trisector" non aveva convinto e anche "Present", eccetto 2 pezzi, non mi aveva entusiasmanto, anche se aveva un bel bonus di improvvisazioni.

Per me almeno in parte sono tornati alla vecchia intensità, soprattutto nella parte centrale del disco, anche se manca in effetti una suite.

Non credo purtroppo che faranno più la pace con DAvid Jackson

skyreader (ha votato 6 questo disco) alle 10:35 del 18 aprile 2011 ha scritto:

Qui la recensione di un certo tizio al concerto di Roma:

http://www.indieforbunnies.com/2011/04/12/van-der-graaf-generator-live-auditorium-parco-della-musica-roma-04042011/

La sensazione è che dal vivo i VDGG siano ancora in grado di dare alle loro composizioni recenti una grinta e una tensione che in studio non riescono a trasmettere. I dischi solisti di Hammill osano molto di più di questa nuova incarnazione dei VDGG (in quartetto come in trio). Stranamente la veemenza delle esecuzioni live di “Childlike faith in childhood’s end”, “Man-Erg” e “Scorched Earth” risulta sorprendente anche in trio. Sul nuovo album, prodotto in modo "vetusto" e piatto da Hugh Padgham (Yes, Emerson, Lake & Palmer, Genesis), alcune brani avrebbero potuto splendere di ben altra luce se passati attraverso il filtro di un produttore meno incline ad acconsentire dinamiche troppo consalidate. "Mr. Sands" è oggettivamente splendida, come anche "All Over The Place" e "Bunsho". Di certo "Trisector" conteneva una "Over The Hill" che qui il programma di rievocazione del Grande Passato proprio non offre.

Templare1960 (ha votato 7 questo disco) alle 9:03 del 22 marzo 2012 ha scritto:

Amabili resti

La mia band preferita assieme ai King Crimson. Present fu una bella novità. Trisector mi piacque a...metà. Questo disco è secondo me superiore ai due precedenti. Tuttavia la mancanza di Jackson penalizza il sound odierno dei VDGG. Però, averne di compositori così illuminati.