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R Recensione

6/10

Pink Floyd

A Momentary Lapse of Reason

Il giudizio su questo ritorno discografico dei Pink Floyd dopo quattro anni e mezzo di sospensione, seguiti al rompete le righe causato dalle frustranti vicissitudini legate alla realizzazione del precedente album “The Final Cut” (niente più che un’opera solista del bassista e factotum Roger Waters) è in prospettiva ben poco lusinghiero, anche se lì per lì la gratitudine per il ritorno di un marchio così prestigioso e fascinoso, unita alla presenza degli abituali standard floydiani in quando a ricchezza e spessore di suono, stile di copertina, timbri di voce e di chitarra, effetti sonori di contorno eccetera, aveva fatto propendere per un moderato entusiasmo.

Tale entusiasmo si è rapidamente estinto, almeno nel caso del sottoscritto ed ancor più adesso, ad oltre un quarto di secolo dall’uscita, questo lavoro mi appare come un involucro, un bozzolo di mondo pinkfloydiano ricreato con applicazione ma senza ispirazione, recuperando parecchi degli ingredienti dell’originale ma facendone mancare alcuni decisivi, primo fra tutti la qualità melodica e subito dopo quella delle liriche. Dal punto di vista emotivo ritengo che questo sia il peggior prodotto del gloriosissimo marchio, anche se la già citata opera precedente, nel suo drammatico disequilibrio verso l’estrinsecazione di psicotiche carenze affettive e morbose acredini a tutto danno del contenuto musicale, è vista dai più come effettivo nadir artistico della formazione britannica.

Ad essere comprensivi e ben disposti, questo progetto ha pur tuttavia svolto positivamente il compito di rimettere in giro la formazione, farle girare il mondo per un altro bel po’ d’anni e consentire così a tantissima gente di andare a vedersela e gustare uno spettacolo coi fiocchi, grazie soprattutto ai vecchi classici impeccabilmente riproposti. E’ un fatto però che David Gilmour l’artefice di quest’ultima parte di storia del mito, musicista dall’incommensurabile aura d’eccellenza per quanto concerne i meriti chitarristici, cantante il cui timbro e stile di voce inconfondibili fanno realmente parte di ognuno di noi (anche di quelli che si sono stufati presto dell’inizialmente dadaista, poi onirico, più in là paranoico ed infine rabbioso universo floydiano), una volta solo al comando non è riuscito a ricreare la magia, l’unicità, la profondità tematica, l’universalità dell’augusto passato. Per quanto mi riguarda vi è un unico, autentico capolavoro da ascrivere a questi tardi Pink Floyd targati Gilmour, ma non è in quest’album bensì nel successivo e conclusivo “The Division Bell” e s’intitola “High Hopes”.

Tant’è che la cosa che più mi piace riascoltare di quest’opera è l’incredibile, abissale suono di chitarra ottenuto dal buon David sparando la Stratocaster a volume indecente dentro un colossale impianto di amplificazione piazzato al centro di un enorme e vuoto palasport di Los Angeles! Succede nel prologo del brano finale “Sorrow” ed è realmente un momento spettacolare… peccato che il resto della canzone non lo valga.

L’orda di musicisti, parolieri, produttori coinvolta dal chitarrista di Cambridge per venire a capo di quest’opera (i rimasugli della band e cioè il batterista Nick Mason e il tastierista Rick Wright all’epoca non riuscivano neanche a performare in maniera professionale…) svolge egregiamente il proprio lavoro, ma essi non diventano i Pink Floyd, li possono solo… recitare. Non è questione di abilità tecnica (il repertorio dei nostri è notoriamente per buona parte accessibile tecnicamente anche ad un gruppo di ragazzini), è la loro magia che non è rinnovabile, la qualità melodica insieme a quella poetica, la sostanziosità nella semplicità, la quieta perfezione delle trovate vocali e strumentali. “A Momentary Lapse of Reason” è nient’altro che un album celebrativo, assolve a mere esigenze di sopravvivenza a quel tempo primarie, essendoci una rivalità in corso con chi aveva invece detto basta, senza tentennamenti e nella solita maniera scorbutica e crudele. E’ come detto una rappresentazione dei Pink Floyd, una messa in scena vestendo i costumi dello svaporato modello, svanito nelle nebbie di un sodalizio defunto e di un passato irricreabile.            

V Voti

Voto degli utenti: 5,4/10 in media su 27 voti.

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Lepo (ha votato 4 questo disco) alle 10:34 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

Complimenti a Pier Paolo, sia per il coraggio di accollarsi un simile roito di album, sia per la buonissima recensione che ne è scaturita. Detto ciò, quest'album non vale neanche le briciole di The Final Cut, disco meraviglioso, non capito principalmente dai floydiani più ortodossi...

PehTer (ha votato 4 questo disco) alle 13:02 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

Un'agonia. Non so decidermi su quale sia peggio fra A Momentary Lapse of Reason e The Division Bell. The Final Cut è un album splendido, malato e paranoico, questo e il successivo sono di una noia mortale e incapaci di trasmettere qualsiasi emozione. Due paraculate autocelebrative volte a far credere che il gruppo sia tornato ai tempi d'oro (andati) di Dark Side e Wish You Were Here (sebbene in molti ci siano cascati). So che a breve deve uscire The Endless River, ma il fatto che sia una raccolta di scarti da The DIvision Bell mi inquieta parecchio.

PierPaolo, autore, alle 18:45 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

Paraculate autocelebrative si, ma non volte a far credere ecc. ecc., qui mi sembra che eccedi. Secondo me sottovaluti la voglia di rivalsa verso Waters e la convinzione di avere avuto un ruolo importantissimo, pur se non autonomamente spendibile, nei Pink Floyd. Gilmour non mi sembra il tipo da essersi fatto a suo tempo soverchie illusioni, intelligente e onesto come sembra. Sapeva che la qualità degli anni settanta era ben lontana. Ma non ce la fece ad accontentarsi del suo semplice nome e cognome, e della sua stimata, benvoluta ma non certo paragonabile statura musicale personale.

PierPaolo, autore, alle 19:00 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

Beh questione di punti di vista. Non è che le cose malate e paranoiche hanno più diritto di quelle solari e sane ad essere benevolmente criticate dal punto di vista artistico. In Final Cut c'è un tizio che sbraita di continuo colla sua voce limitata e sgradevole le sue sacrosante incazzature, appoggiandosi a musica per lo più monotona, rendendo un ottimo servizio a livello di liriche ma affossando miseramente l'equilibrio musicale del tutto. Se ne sta lì attaccato al microfono anche più tempo di Guccini e di De Gregori nei loro verbosi dischi! Ma non è colpa di Waters, pare: lui avrebbe voluto uscire a suo nome in quell'occasione ma furono tutti gli altri, a quanto pare, a pretendere che quella roba fosse targata Pink Floyd.

Lepo (ha votato 4 questo disco) alle 19:18 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

Non la sapevo io questa cosa che gilmour e mason abbiano insistito per far uscire l'album a nome Pink Floyd, anche perché se c'è un appunto da muovere a The Final Cut è proprio la loro presenza, svogliatissima, e si sente: i soli di Gilmour rovinano dei pezzi fantastici (è l'unica volta fino a quel momento, per me, sia chiaro) e Mason è del tutto impresentabile... Waters è all'apice interpretativo e lui canta così: sbraita, sussurra, enfatizza al massimo ogni momento, con una "voce limitata" che però prende più di 3 ottave, mentre il suo ex collega è tanto se ne prende due ghghgh

Giuseppe Ienopoli (ha votato 7 questo disco) alle 13:45 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

The Endless River! ... già ascoltato ... severamente sconsigliato!! ... è il trionfo dei rumori molesti!!!

Operazione incomprensibile. Voto: un quarto di zero.

bart alle 17:38 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

Io invece sono curioso di ascoltarlo. Riguardo a quest'album non posso dare giudizi perché non l'ho ascoltato. Su Division Bell posso invece dire che contiene uno dei loro pezzi più belli:Marooned.

rubenmarza alle 17:57 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

anche io agli album di Gilmour preferisco di gran lunga The final cut: opera solista, è vero, fratello minore del tanto monumentale quanto ingombrante The Wall, ma nel complesso piacevole e dotata di episodi realmente emozionanti, una proiezione di fantasmi watersiani che suona sincera e sentita. Questa è una raccolta priva di una precisa fisionomia e di personalità, e con episodi anche decisamente brutti. Comunque tra i due preferisco The Division Bell

PierPaolo, autore, alle 20:08 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

Mmh, Waters prende tre ottave (stridule) in studio. Dal vivo col cazzo, vedi "Dogs" fatta cantare al suo tastierista/quarto chitarrista Carin sul palco (molto bene, fra parentesi). La voce di Waters può essere preferita per mille ragioni, quasi tutte culturali (come si può amare la voce stonatissima e afona di un Lou Reed, o il gracchiamento nasale di un Bob Dylan) e via argomentando. Tecnicamente mi tengo le due ottave, potenti e ricche di armoniche e precise ma anche molto affascinati oh yes, di Gilmour.

Lepo (ha votato 4 questo disco) alle 21:48 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

In The Final Cut (pezzo) mi pare che non sia affatto stridula la sua voce, è bella piena... Comunque, certo, lui canta di gola e quindi la sua voce risulta spesso tirata e non è un cantante naturale, fino al '75 proprio non era capace, e sull'esempio che hai fatto tu, ok, considera però che in quel tour (non so di preciso a quale fai riferimento, ma suppongo uno di metà anni '00) aveva quasi sessant'anni... Sono altissime certe sue canzoni. Quello che dico è che in quel periodo (anche prima in The Wall, e nel live Is There anybody out there, dove canta alla grande) era al top della forma, in grado di dare mille sfumature alle sue canzoni. Sento troppo spesso dire di lui che sbraita sopra le sue composizioni e basta, è un luogo comune di chi non apprezza The Final Cut e il suo stile in generale (che non sempre soddisfa del tutto anche me, tra l'altro, in altri dischi).

PehTer (ha votato 4 questo disco) alle 22:42 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

"fino al '75 proprio non era capace"

Non sono d'accordo, anzi, ad esempio in Grantchester Meadows la sua voce è godevolissima ed evocativa, oppure anche in Set the Controls for the Heart of the Sun. Ok che con gli anni è molto migliorato, ma dire che fino al '75 non fosse proprio capace mi sembra un pochetto esagerato

PierPaolo, autore, alle 20:09 del 7 ottobre 2014 ha scritto:

Mmh, Waters prende tre ottave (stridule) in studio. Dal vivo col cazzo, vedi "Dogs" fatta cantare al suo tastierista/quarto chitarrista Carin sul palco (molto bene, fra parentesi). La voce di Waters può essere preferita per mille ragioni, quasi tutte culturali (come si può amare la voce stonatissima e afona di un Lou Reed, o il gracchiamento nasale di un Bob Dylan) e via argomentando. Tecnicamente mi tengo le due ottave, potenti e ricche di armoniche e precise ma anche molto affascinanti oh yes, di Gilmour.

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 6,5 questo disco) alle 9:12 del 8 ottobre 2014 ha scritto:

Boh, io ho sempre preferito questo al precedente Final Cut, che invece trovo fin troppo deprimente. Sicuramente Final Cut era un disco più sincero nelle intenzioni, mentre questo si sente che è più ruffiano. Ma d'altra parte, da ascoltatore/fruitore di musica, delle intenzioni mi interessa relativamente poco, preferisco badare al risultato. E il risultato è che questo, alle mie orecchie, è più piacevole. In "On The Turning Away" Gilmour sfodera uno dei suoi assoli migliori a mio avviso.

Totalblamblam (ha votato 3 questo disco) alle 14:28 del 8 ottobre 2014 ha scritto:

i floyd dovevano smetterla con the wall ( un pacco già di per se...). the final cut è orribile rimesso su qualche anno fa e l'ho mollato subito. il resto di gilmour è osceno ma per uno che come songwriter non vale una pippa che ci si può aspettare? la voce poi una lagna infinita da latte alle ginocchia come anche ormai i suoi assoli bolsi triti e stanchi. l'ultimo sono gli scarti di the division bell ho detto tutto . annate affanculo e godetevi la pensione.

Dr.Paul alle 14:31 del 8 ottobre 2014 ha scritto:

sono d'accordo, dovevano smetterla dopo the wall!! fra le voci di gilmour e waters non credevo potesse esserci paragone, per me vince gilmour 4-0. il disco in questione... è inutile, i voti dal 3 al 6 sono tutti plausibili...certo meglio questo di division bell...

Totalblamblam (ha votato 3 questo disco) alle 14:49 del 8 ottobre 2014 ha scritto:

per me non vince nessuno! due voci che non mi dicono nulla...funzionano quando interagiscono insieme nei floyd ma da soliste mi fanno cacare di brutto....ricordo il concerto di torino del 1987 dal vivo la sua voce è proprio fiacca

Lepo (ha votato 4 questo disco) alle 16:03 del 8 ottobre 2014 ha scritto:

Però Paul se ti piace The Wall come fai a schifare la voce di Waters? Senza di lei i suoi pezzi valgono la metà!

Comunque secondo me quello col timbro vocale più bello era Barrett, anche se pure lui prendeva delle stecche tremende... Gilmour cantante anonimo come pochi, buono come 2 voce perché intonatissimo, ma fiacco come dice Gassed

Dr.Paul alle 17:07 del 8 ottobre 2014 ha scritto:

no aspe non schifo waters e la sua voce dai.....the wall mi piace da 7, e credo che essere intonatissimi non sia una sfiga, alle mie orecchie gilmour non è anonimo come voce! cmq sticazzi dei pink floyd lolllll

zagor alle 21:06 del 8 ottobre 2014 ha scritto:

"cmq sti cazzi dei pink floyd" parole sante; non se ne puo' piu' delle faide tra gilmouriani "l"assolo di high hopes mi fa sbavare" e watersiani "ho le lacrime agli occhi per the final cut" LOL

Mushu289 (ha votato 3 questo disco) alle 13:21 del primo settembre 2015 ha scritto:

dovevano fermarsi a The Dark Side almeno avrebbero chiuso con più dignità dato che lo ritengo il loro ultimo album buono (che ho valutato male ma è una storia lunga) concordo sull'incapacità di songwriting di Gilmour che tutti osannano per i suoi assoli che secondo me sono tutti ripetitivi e monotoni, avrà pure un bel tocco ma non sa scrivere manco quelli

PehTer (ha votato 4 questo disco) alle 19:12 del primo settembre 2015 ha scritto:

Al di là del voto, là sotto lo hai definito "spazzatura", qua "il loro ultimo album buono", direi che c'è un abisso fra le due definizioni. Riguardo alla questione della "dignità", non voglio assolutamente discutere i tuoi gusti personali, quelli sono sacri, però a volte prima di scrivere frasi così pesanti bisognerebbe pensarci su almeno dieci secondi, soprattutto quando si parla di dischi storici e fondamentali (mi riferisco a Wish You Were Here in particolare), perché poi soprattutto se non argomentate potrebbero passare per provocazioni, e questo non credo fosse tua intenzione.

Mushu289 (ha votato 3 questo disco) alle 13:39 del 2 settembre 2015 ha scritto:

vado a periodi, avvolte dark mi piace altre volte per niente non so spiegarti, comunque ritengo un buon disco tutto sommato, non un granchè comunque sempre per me ripeto, comunque si avrei dovuto astenermi dal commento sotto quell'album, su wish ho già detto la mia e lo trovo mediocre come album, apparte 2 pezzi il resto è così monotono e privo di idee, la prolissità delle shine on your crazy diamond fa venire il latte alle ginocchia, eppure l'idea di base ci stava, e una title track che lascia molto poco dopo l'ascolto, Have A Cigar e Welcome to the machine sono dei pezzi sublimi ma non bastano per salvare un intero album, per me i Pink sono una di quelle band che ha avuto tantissime idee che ha sfruttato a metà, detto questo pur se storico come album ciò non ne delimita il vero valore musicale che ha, per me è mediocre, per te può essere un capolavoro, sono gusti comunque

Giuseppe Ienopoli (ha votato 7 questo disco) alle 16:28 del 11 ottobre 2014 ha scritto:

"Io la chiamerei "Sindrome di Chapman" quella di sparare sulla rockstar accreditata nel Tempo e nella Storia della Musica da milioni di dischi venduti e da riconoscimenti Urbi et Orbi della critica ufficiale!

I Floyd al gran completo hanno creato musica unica e irripetibile per la mente di chi vuole e sa ascoltare ... certamente il periodo discografico più significativo non è stato l'ultimo, ma il paziente Gilmour ha saputo fare a meno del despota Waters che in The Wall/Final Cut aveva "imposto" la celebrazione di quanto porta un uomo all'isolamento ... il suo.

Con la defezione di Waters e delle sue fisime, i Pink non potevano finire con il crollo di un muro e lo schianto di un aereo, ma realizzano una vera e propria rinascita, riproposta in una lunga serie di concerti memorabili ... in tal senso anche "A Momentary Lapse of Reason" e "The Division Bell" hanno contribuito e non poco.

4AS (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:07 del 13 ottobre 2014 ha scritto:

Il più convenzionale dei loro dischi, ma non necessariamente brutto. Non la metterei sul piano tragico, i Pink Floyd di quel periodo non stupivano più, certo, ma si confermavano comunque come buoni musicisti. A quel punto credo non sia stato facile per loro confrontarsi con il proprio passato, con il cambiare dei tempi (imperversavano le sonorità anni '80).

Totalblamblam (ha votato 3 questo disco) alle 14:46 del 14 ottobre 2014 ha scritto:

qui siamo altro che a chapman ma alla sindrome da peter pan ghghhg alla fine il contributo migliore che resta dei floyd post 74-75 lo si sente in rock bottom . la produzione di mason è da antologia pura. se avesse avuto mano libera lui i floyd sarebbero risorti dalle pastoie pseudo-filosofiche di waters .

Giuseppe Ienopoli (ha votato 7 questo disco) alle 18:56 del 16 ottobre 2014 ha scritto:

... un grande batterista ha sempre le mani impegnate con le bacchette ... il nostro poi ama "guidare" ... ma le macchine d'epoca ... meglio se rosse!

Gilmour o nessun altro ...

Totalblamblam (ha votato 3 questo disco) alle 16:01 del 17 ottobre 2014 ha scritto:

grande batterista per Mason non l'avevo mai sentita ma finché c'è vita c'è sempre speranza . si vive anche di illusioni: Giimour come songwriter è più numb dei suoi assoli

Giuseppe Ienopoli (ha votato 7 questo disco) alle 18:45 del 17 ottobre 2014 ha scritto:

A prendere per buono il tuo pinkpensiero si arriva a concludere che ... il duo Waters/Gilmour equivale ad un paio di zebedei che assieme reggono qualcosa ... separati fanno andare meglio della dolce euchessina ( ... galeotto il cognome di Roger che si pronuncia senza la esse!) ... in più Gilmournumb fornisce anche la carta igienicamente a posto perché non è capace di sporcarla d'inchiostro né di altro ... a Mason forse riesce bene il ruolo dello sciacquone ... Wright non pervenuto come si dice per Istanbul ... tutti assieme appassionatamente in pensione 40 anni fa!

Mi è tutto chiaro ... o almeno mi resta solo un'ultima curiosità che solo tu puoi evadere ... ma come hanno fatto 'sti quattro a pagare puntualmente la bolletta della luce!?

... e sul fatto che facessero girare il contatore senza economizzare dovresti convenire senza sforzo anche tu.

Totalblamblam (ha votato 3 questo disco) alle 20:09 del 17 ottobre 2014 ha scritto:

perspicace proprio così il mio pinkpensiero...di wright avevo in vinile il primo suo solista mi pare del 78 ? non controllo neppure perché non vale la pena : cacata colossale

Giuseppe Ienopoli (ha votato 7 questo disco) alle 14:58 del 2 settembre 2015 ha scritto:

... effettivamente "The Dark" è un disco lunatico .......................... !

Andrea tweedy (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:53 del 6 aprile 2017 ha scritto:

Non il migliore del gruppo, ma supera di gran lunga quella ciofeca di the final cut, e di poco anche ummagumma

Andrea tweedy (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:53 del 6 aprile 2017 ha scritto:

Non il migliore del gruppo, ma supera di gran lunga quella ciofeca di the final cut, e di poco anche ummagumma

roberto vinci (ha votato 7 questo disco) alle 10:34 del 31 dicembre 2018 ha scritto:

Poche storie dai,tra The Final Cut e questo,i due peggiori album dagli anni 70 ad oggi, preferisco questo.

E' un disco che non ha avuto tempo,pensato e suonato tra una causa in tribunale e l'altra,dove ci sono in studio troppa gente,non è ancora un lavoro dei Pink Floyd.

Il malato è grave,allora arrivano in soccorso parolieri,mogli,creatori di concept e buoni musicisti,ma manca un po l'alchimia.

Di buono c'è che David suona ancora la chitarra,e ne ancora capace,e che c'è la voglia di ribilanciare il delicato equilibrio tra testi e musiche.

Nel 1987 ascolto Sign of life e mi illudo che il morto sia resuscitato,poi mi accorgo che non è così,ma è apprezzabile il tentativo,come il campione sportivo che è l'ombra di se stesso ma vuole tornare in gioco e si allena duramente.

Cosa ci lascia questo disco? un pezzo progressive come Yet Another movie intanto,un floyd sound che non speravamo di ritrovare,un assolo come quello di On the Turning Away,e un pezzo come Sorrow che ci ridà fiducia sulle condizioni del malato,che non è affatto morto,e sette anni dopo ce lo dimostrerà.

Gilmour ha in mano i Floyd,non sapeva farlo e non ne era abituato,ora è lui il capo,ci vorrà tempo,bisogna richiamare Wright,rifondare la vecchia alchimia,per il momento tutti sul palco a suonare i vecchi pezzi,per ritrovare l'entusiasmo,il loro e anche il nostro.