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R Recensione

10/10

Rush

Moving Pictures

La discografia dei Rush presenta numerossimi album che si possono definire capolavori e che non dovrebbero mancare nella collezione di ogni appassionato di rock. Tra questi, l'album che sicuramente è il più indicato per avvicinarsi da parte di un neofita allo straordinario universo Rush è "Moving Pictures" del 1981. La cover art ritrae il Parlamento, Queen's Park, in Ontario e l'album risulta il più venduto della discografia in studio dei Rush. Un lavoro che chiude la fase II del trio canadese, quella forse più propriamente "progressiva", e che contiene 7 brani e 7 classici assoluti che hanno nella fama, alienazione, viaggio e liberta, i temi principali.

L'inizio è affidato a "Tom Sawyer" un brano che non manca mai nelle setlist dei concerti, forse insieme alla suite "2112" e a "The Spirit of Radio" , il manifesto della filosofia Rush. Un perfetto intreccio di tastiera e chitarra crea un tappeto sonoro esaltante in cui il drumming di Peart diventa protagonista.

Si prosegue con " Red Barchetta", un brano emozionante e cinematografico nel suo incedere che descrive l'emozione di poter correre su un'automobile con quella voglia di ribellione e libertà, caratteristiche dell’età adolescenziale. Uno dei brani più amati dai fans del trio canadese.

Il terzo pezzo è l'energico strumentale "Yyz" dove il trio dimostra ancora un'abilità tecnica e un virtuosismo eccezionale. Y-Y-Z è il codice usato dall'Aeroporto Internazionale di Toronto ed è pronunciato Y-Y-Zed.

"Limelight" ci porta sul tema della fama e l’alienazione che spesso accompagna il successo: il brano è forse tra i meno complessi della loro discografia ma ha un fascino incredibile e sopratutto è un’azzeccato esempio d’immediatezza unita alla bravura esecutiva dei musicisti. Bellissimo l'assolo di Alex Lifeson alla chitarra.

Il lato B, per chi ha il vinile, si apre con la mini suite "The Camera Eye", brano che manca da molto nelle setlist dei concerti del power trio. S'intravede quello che saranno i Rush da lì a poco: le tastiere sono protagoniste duettando ora con la batteria di Peart ora con la chitarra di Lifeson in atmosfera d'ambiente futuristico e alienato. Un intro oscuro c’introduce "Witch Hunt (part III of Fear Trilogy)", terzo brano della quadrilogia (che comprenderà anche "The Enemy Whitin", "The Weapon" e "Freeze") incentrata sulla convinzione di Neil Peart che la vita è regolata dalla paura. Si tratta di una superba osservazione in musica degli umani pregiudizi: la paura del "diverso" ma anche del cambiamento.

L'album si chiude con la magnifica "Vital Signs", musicalmente vicina a certe cose fatte dai Police, quindi reggae, funk ma anche new wave inglese, rielaborate in puro stile Rush.Il testo, invece, parla della tecnologia, in particolare del computer costruito come una vita artificiale e paragonato alla vita umana.

Un album, quindi, eccelso, tra i più belli della storia del rock dove i Rush con un la solita classe e un tocco cinematografico toccano temi quali l'alienazione, il rapporto uomo-macchina e la libertà senza però dare dei giudizi soggettivi ma trasferendo a chi ascolta un senso di disagio e sconcerto.

Temi che saranno poi approfonditi nella III fase del trio canadese, quella più tecnologica, dominata dai synth ma non per questo meno interessante.

V Voti

Voto degli utenti: 8,4/10 in media su 17 voti.
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luca2112 10/10
zagor 9/10
B-B-B 9/10
loson 7/10
Lepo 10/10
luca.r 7,5/10

C Commenti

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zagor (ha votato 9 questo disco) alle 13:52 del 29 settembre 2015 ha scritto:

Il loro disco migliore, anche senza un singolo apice come la suite "la villa strangiato" qui dispiegano uno dopo l'altro una serie di brani più concisi ma semplicemente perfetti. "Tom Sawyer" e "Red barchetta" da sballo. Neil Peart regna!

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 8,5 questo disco) alle 14:00 del 30 settembre 2015 ha scritto:

Band che nei suoi anni migliori non temeva rivali, tecnica e abilità compositiva ai massimi livelli. Io resto un po’ più affezionato a 2112, soprattutto per la title track monumentale e inarrivabile. Questo è comunque un grande album, soprattutto la prima parte, lato A praticamente perfetto, nella seconda invece a mio avviso cala un pochino. Insieme all’ottimo live Exit Stage Left, va un po’ a chiudere la fase della loro carriera che apprezzo di più. Gli album successivi mi piacciono meno, sebbene non manchino pezzi notevoli qua e la.

zagor (ha votato 9 questo disco) alle 22:25 del primo ottobre 2015 ha scritto:

su "signals" pero' ci sta subdivisions che è uno dei loro migliori pezzi in assoluto ( ah concordo sulla magnificenza di 2112!)

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 12:09 del 2 ottobre 2015 ha scritto:

Sempre apprezzati a tratti e per qualche composizione (La villa strangiato, YYZ e qualche altra), ma mai approfonditi su disco. Colmerò la lacuna proprio partendo da questo disco. Ottima recensione.

luca2112, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 14:07 del 2 ottobre 2015 ha scritto:

grazie!

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 11:34 del 10 novembre 2015 ha scritto:

9 secco, disco grandioso, cosa cazzo mi ero perso. Quando si hanno i pregiudizi, i paraocchi.. dannata gioventù... Vabbè, meglio tardi che mai!

B-B-B (ha votato 9 questo disco) alle 13:41 del 10 novembre 2015 ha scritto:

Recupera 2112 che è il loro capolavoro!

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 14:54 del 10 novembre 2015 ha scritto:

Fatto. Stamattina. Lo avevo ascoltato 15 anni fa e lo bollai come "disco pacchiano". Riascoltato oggi con un'ulteriore montagna di dischi alle spalle e meno spocchia e quindi (si spera), più maturità, devo dire che sono rimasto di sasso. Solo la title track è inarrivabile!

loson (ha votato 7 questo disco) alle 17:32 del 12 novembre 2015 ha scritto:

Preferisco non di poco i Rush dei '70s, ma pure questo non scherza. "Tom Sawyer" e "The Camera Eye" i miei brani preferiti. Paolo, se non li conosci cercati "Fly By Night" e "Hemispheres".

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 11:45 del 19 novembre 2015 ha scritto:

Grazie Los, "Hemispheres" lo conosco già, solo "La Villa Strangiato" merita il prezzo del biglietto di un viaggio immaginifico. Recupererò "Fly By Night", con un bel pernacchio Eduardiano all'indirizzo di Gassed

Totalblamblam alle 19:07 del 23 novembre 2015 ha scritto:

ricambio il pernacchio ma band per me indigesta. avevo er gufo e l'ho sbolognato via. non mi piace nulla dei rush

Utente non più registrato alle 13:31 del 23 novembre 2015 ha scritto:

Qualche piccolo problema personale con quel tipo di vocalità, ma grande gruppo.

Questo oltre a A Farewell to Kings e Hemispheres i miei preferiti.

Interessante notare anche l'anno d'uscita...

NathanAdler77 (ha votato 7,5 questo disco) alle 18:01 del 27 novembre 2015 ha scritto:

Tra i migliori del power-trio canadese, continua egregiamente il nuovo corso stilistico avviato da “Permanent Waves”: personalmente considero “2112” il loro zenit formale ma anche qui sono presenti classici assoluti del repertorio Rush (“Tom Sawyer”, i dieci caleidoscopici minuti di “The Camera Eye”, il singolo-killer “Limelight” e quel riffone ribassato in “Witch Hunt” rimasto nelle orecchie di molte alt-metal bands anni ’90). Peart piovresco in “YYZ”.

ManuWR alle 18:50 del 20 febbraio 2018 ha scritto:

Recensione azzeccata, per quanto mi riguarda anche per l'ascoltatore "neofita". Ho iniziato a scoprirli proprio da Moving Pictures e ora si tratta "solo" di approfondire il resto. Presterò ulteriore attenzione anche a 2112...

PehTer alle 23:13 del 10 gennaio ha scritto:

R. I. P. Neil

Giorgio_Gennari alle 10:24 del 11 gennaio ha scritto:

Una magnifica COLONNA del batterismo rock.