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R Recensione

7/10

Eveline

αω

Agenzia (Aero)Spaziale Italiana: dipartimento viaggi a lunga percorrenza. Il terzo lavoro dei bolognesi Eveline nasce sotto la congiunzione astrale di ben quattro importanti label della scena indie europea (Sonic Vista, Urtovox, Locomotive Records, Borowka Music), tutte protese nel comune sforzo di rendere visibile nei confini terrestri (e forse anche altrove) l'arduo lavoro svolto dagli Eveline sin dal loro esordio del 2005. Il terzo album "αω" è, nella loro discografia, il punto di non ritorno: si indossano le tute spaziali, si fa il countdown e poi si parte, per davvero, senza ulteriori simulazioni di volo. Scorrete i titoli e fatevi un'idea di quello di cui stiamo parlando: le console dell'aeronave Eveline vengono scrupolosamente controllate prima della procedura di lift-off.

L'iniziale To Kaluza’s White Quasar sembra descrivere, metaforicamente s’intende, questa meticolosa indagine sull'equipaggiamento e assieme  sulla profonda preparazione di un'anima che aspira ad insondate e remote latitudini astrali. Una catarsi che precede l'accensione dei motori: Interstellar fotografa questa esplosione di mille scintille dalle pieghe della mente desiderosa di andare oltre. Musicalmente siamo in versanti affini ai Can o ai Pink Floyd di "A Saucerful Of Secrets". Poi ci sono i momenti nei quali tutte le fasi di questo sogno di “alterità fantascientifica” si palesano tutte insieme. Ecco dunque una She's From Mars che prende la rincorsa e si lancia nell'iperspazio proprio da una suggestione di volo dell'anima, scandendo ritmi che rimandano al decollo, al guardare la terra dal buio galattico, fino all'intimo raggiungimento di distanze lontanissime, su una colonna sonora fatta di un post-rock psichedelico perfettamente in tinta con il colori emozionali dei viaggiatori.

Altra tappa di questa arrampicata alle cime dell'universo, la stralunata prog-tarantella di Last Time at Alpha Centauri, formidabile nella sua irruenza sussultoria, in bilico fra PFM e Amon Dull II. Terrible N.1 è un'altra altissima evocazione ai meandri oscuri del cosmo con l'organo teso a tratteggiare il cuore nero dell'umana sospensione in assenza di gravità: magniloquente e senza fronzoli, questa  la modalità espressiva degli Eveline, con rutilante sezione ritmica reminiscente degli Shellac. Ancora verso quadranti math-rock si procede con Little Comet, altra preziosa pietra lunare di questo, sotto molti aspetti, sorprendente "αω".

L'ultima tratta di questo peregrinare è la meditabonda riflessione di Lunar 8, frutto di una pensosa astrazione della terrestre voglia di trascendenza, che implicita porta in sé quella vena di tristezza a cui la lontananza siderale induce (qui descritta con melanconico tema musicale innervato da una serie di disturbi elettronici). Non saranno forse andati laddove nessun uomo (o gruppo) è mai giunto prima, ma questo "interstellar trip", a suon di Can, Faust, Pink Floyd, Ghost (i giapponesi Ghost…), Shellac, con retrogusto indeciso fra post-rock canadese e spigolature matematiche, rende l'intero "αω" un pianeta affascinante su cui atterrare, la cui glabra superficie è resa splendente da un cielo che non ne vuol sapere di rimanere incolore. Neanche per qualche minuto.

N.B.: Ogni riferimento ad ambientazioni "spacey" non conduca, neppure vagamente, a frettolosi tentativi di accostamento con formazioni come Hawkwind o Ozric Tentacles che hanno fatto di quelle location un uso ben differente da quanto ho provato a descrive in questa recensione.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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Teo 7/10

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