R Recensione

9/10

Jefferson Airplane

Surrealistic Pillow

I Jefferson Airplane sono forse stati il gruppo che meglio ha incarnato l’umore più autentico degli anni ’60. Se i Doors o i Velvet Underground non potevano essere propriamente definiti appartenenti al movimento pacifista di quel periodo, a causa di un certo nichilismo di fondo e di una musica per molti versi “perversa”, i Jefferson invece ne furono parte integrante.

Surrealistic Pillow, il loro secondo album, fu sicuramente un lavoro fondamentale per la preparazione delle menti alla Summer of Love di 40 anni fa. E' poi un album importantissimo per aiutare noi ascoltatori del 21° secolo a capire quali fossero le sensazioni delle generazioni di quel magnifico periodo: non solo un eccellente reperto musicale quindi, ma anche un album fotografico dell’anima e dello spirito degli anni ’60.

Per quanto riguarda la musica, il loro sound si discostava nettamente da quello dei colleghi Grateful Dead e Quicksilver Messenger Service (sempre di San Francisco) per il fatto che al blues acido dei due gruppi appena citati si mescolava una decisiva miscela di folk-rock, di quel folk bucolico alla Crosby Still and Nash fatto di cori e chitarre, tanto per intenderci.

Non viene dato poi spazio a lunghe digressioni strumentali e avanguardiste, le tracce infatti raramente superano i tre minuti, ma ci si “accontenta” di quella pacifica semplicità ben lungi dal risultare commerciale e poco creativa. Questo particolare stile si fa subito esplicito con la prima traccia, She Has Funny Cars, dove Grace Slick e Marty Balin catturano immediatamente l’ascoltatore con i loro intrecci vocali. Le chitarre partono subito in quinta, elettriche ed abrasive, ma successivamente sono le delicate trame delle chitarre di Kaukonen e Kantner ad avere la meglio. Nel cuore di questo miscuglio di armonia e potenza si colloca il magistrale basso di Cassady, plastico ed espressivo, che sostiene brillantemente la ritmica del batterista Spencer. L’assolo finale, bellissimo, chiude questa prima canzone che si dissolve in fade-out.

Somebody To love è il primo immortale inno/manifesto à la Airplane: elettrico come non mai il brano scorre veloce, impreziosito dalla potentissima voce della Slick e dai fulminei assoli di Kaukonen, in un fervore che si presta a perfezione per il tema trattato. My Best Friend, altro manifesto del gruppo, è una tenera e spensierata ballata folk/country, aperta dalla batteria di Spencer e pervasa dal suono delle chitarre acustiche e dalle bellissime voci di Grace e Marty.

Ma ecco che sopraggiunge il capolavoro assoluto dell’album, Today, una ballata acida e trasognante degna del paragone tra i migliori pezzi della psichedelia tutta, con i suoi soli tre minuti di durata. La voce di Marty Balin è accompagnata dall’eco di quella di Grace, immersa in un riverbero di suoni, tra cui spicca la magnifica chitarra lisergica ed onirica, la cui geniale semplicità riesce tuttavia ad essere fondamentale per il brano, sicuramente devoto all’influenza di quel “musical and spiritual adviser” che è Jerry Garcia.

La seguente Comin’Back To Me è un'altra delicata ballata, impreziosita dal suono di un flauto. Qui la voce di Balin, calda e sensuale, è lasciata sola, ed è accompagnata dagli arpeggi ariosi della chitarra acustica e dal basso penetrante di Cassady. Con 3/5 Mile in 10 Seconds, alro pezzo dai contenuti dichiaratamente lisergici, l’energia del gruppo si rifà viva, le chitarre elettriche ritornano a graffiare ed a stupire con i mirabili assoli e la batteria di Spencer a segnare energicamente il tempo.

Ma la velocità e l’energia dei Jefferson Airplane non stanno mai per violenza e rabbia, anzi al contrario incarnano la gioia di vivere e l’amore più passionale. D.C.B.A., aperta dal basso, si colora subito dei melodiosi intrecci vocali e delle chitarre, che vengono lasciate sole per un rapido ma intenso stacco strumentale. How Do You Feel ripropone il flauto e le tanto amate sonorità folk, caratterizzate oltre che dagli arpeggi delle chitarre, anche dalle accurate ricerche vocali, tuttavia non sono mai solo le voci a dominare, si tratta qui di un insieme omogeneo, dove la stessa cura viene dedicata anche per le parti strumentali. Embrionic Journey, pezzo folk strumentale, è uno splendido esempio della bravura e delle potenzialità di Kaukonen, libero di vagare tra i suoi arpeggi alla John Fahey.

White Rabbit, uno dei pezzi più psichedelici che io conosca, è il secondo capolavoro di Surrealistic Pillow, e spezza il clima solare della traccia precedente con l’incedere del battito marziale della batteria, con le chitarre desertiche e minacciose e con il basso cupo e preciso. Questo clima si dissolve con il ritornello, che apre le porte ad un crescendo che aggiungerà una carica energetica al brano non da poco, grazie soprattutto alla portentosa voce di Grace Slick. Si tratta di 2 minuti e 30 secondi che reggono pienamente il confronto con gli 11 di The End.

Plastic Fantastic Lover chiude questo fulgido album, lasciandoci scatenare con la carica caratteristica del blues-folk dei Jefferson Airplane. Si tratta di un lavoro importantissimo, che mette le basi per le ricerche psichedeliche di After Bathing At Baxter’s, e che costituirà un modello di riferimento per il folk-rock di Volunteers.

Surrealistic pillow è un disco che ha accompagnato inesorabilmente le generazioni passate (e anche quelle future), attraverso il mondo, o meglio, attraverso l’idea che molti si erano fatti sul mondo dei tardi anni ’60… Peace!

V Voti

Voto degli utenti: 8,7/10 in media su 44 voti.
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krikka 8/10
Nucifeno 10/10
Moon 9/10
loson 9/10
bart 8/10
dalvans 10/10
varlem 10/10
magma 9/10
REBBY 8,5/10
alekk 9/10
Mandrake 8,5/10
ThirdEye 7,5/10
KSoda 8,5/10
B-B-B 8,5/10
Robio 7/10
Dr.Paul 6,5/10
Lelling 8,5/10

C Commenti

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Arnold Layne (ha votato 9 questo disco) alle 2:30 del 20 luglio 2007 ha scritto:

Beh

Arnold Layne (ha votato 9 questo disco) alle 3:57 del 20 luglio 2007 ha scritto:

Grace ti amo!!!

La cosa che più mi colpì di questa storica band fu, oltre che la loro spensieratezza, soprattutto l'assenza di un vero leader, o meglio, l'alternanza di un leader sempre diverso a seconda del contesto musicale che veniva liberamente a crearsi all'interno di un brano. Chiaro che a primo impatto la figura che più risalta è quella di Grace Slick, vuoi per le spettacolari doti canore vuoi per la personalità carismatica vuoi per l'angelica presenza scenica, e inoltre non dimentichiamo che i due brani che più hanno reso celebri i Jefferson Airplane, ossia Somebody to love e White Rabbit, sono stati composti da lei (insieme al fratello Darby), quando ancora militava nei Great Society.

Primaria anche la figura di Marty Balin, con la sua fantasia compositiva e la sua voce onirica e patinata di west, che affascina sia quando è sola, come in Comin'back to me, sia quando si intreccia alla Slick in veri e propri vortici evocativi.

Non meno fondamentali i contributi acidi di Kantner (che verranno meglio alla luce sui dischi successivi) e quelli blues/folk di Kaukonen (Embryonic Journey è solo la ciliegina sulla torta). E poi Casady (con una s!!), uno dei più grandi bassisti della storia, col suo caldo incedere che ammalia sin dalla prima traccia, ed è forse l'unico vero virtuoso del gruppo insieme alla Slick; con Dryden dà vita a una sezione ritmica esplosiva e notevolmente affiatata. E per finire la chicca di Jerry Garcia, che qui offre ai "rivali" Jefferson il suo tocco acido in Today e Comin'back to me. Insomma, dei grandissimi musicisti per un'assoluta goduria! Se da un lato Surrealistic Pillows rispecchia al meglio il movimento giovanile degli anni'60, è pur vero che gli ideali di pace e amore trattati sono sempre attuali, e comunque questa è musica che non suonerà mai datata. Anche se in quel fatidico 1967 venivano alla luce dischi ben più complessi di questo, con lunghe jam o evoluzioni free, cacofonie o destrutturazioni, divagazioni cosmiche o ricerche sonore, è innegabile che la bellezza, ossia l'attributo principale di Surrealistic Pillows, sia immortale. Buona recensione

loson (ha votato 9 questo disco) alle 21:13 del 27 luglio 2007 ha scritto:

Mi associo ai complimenti per la bellissima (e "sentita")recensione e quoto interamente quanto scritto da ArnoldLayne. Non poteri vivere senza i Jefferson...Rappresentano troppo per me, anche da un punto di vista squisitamente extra-musicale. Magari avessi vissuto quel periodo!

Moon (ha votato 9 questo disco) alle 0:11 del 5 agosto 2007 ha scritto:

wowwww

che meravigliaaa!! uno dei migliori album di rock psichedelico in assoluto secondo me....peaace & love a tutti!

Hexenductionhour (ha votato 9 questo disco) alle 17:02 del 9 novembre 2007 ha scritto:

Feed your head

TheManMachine (ha votato 10 questo disco) alle 15:00 del 25 gennaio 2008 ha scritto:

Capolavoro!

Disco immortale. Classico che va ben oltre i confini della psichedelia. Della bella recensione mi ha colpito particolarmente la (per me) inaspettata frapposizione "The End" dei Doors vs "White Rabbit" dei JA.

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 15:04 del 24 febbraio 2008 ha scritto:

CAPOLAVORO ASSOLUTO!

SOMEBODY TO LOOOOOOOOOOVEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 11:50 del 21 ottobre 2008 ha scritto:

''surrealista come un cuscino''... eh già

Colonna portante dell'acid-blues americano Sessantiano, nonchè uno dei gruppi più rappresentativi dell'intero movimento hippie nato a San Francisco [8.5]

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 14:07 del 11 gennaio 2009 ha scritto:

Nulla da dire nè da contestare: questo è un disco epocale nei riff, nel cantato, nella costruzione melodica, nelle dissolvenze psichedeliche, un bagno lisergico nei palchi di Woodstock. "Plastic Fantastic Lover" sulle altre!

DucaViola (ha votato 9 questo disco) alle 19:29 del 22 luglio 2009 ha scritto:

Un disco bellissimo, l'ho scoperto tardi e un po' me ne vergogno, perché è comunque uno dei dischi simbolo di un'epoca musicale che amo particolarmente... ma l'ho ascoltato tante di quelle volte da poter dire di aver eliminato questa imprerdonabile lacuna. E' aggraziato, ma allo stesso tempo solca in manera indelebile le corde dell'anima. Un vero manifesto della generazione hippy.

bart (ha votato 8 questo disco) alle 1:30 del 30 marzo 2010 ha scritto:

Manifesto dell'era psichedelica. Grandiosa Grace Slick. White Rabbit e Somebody To Love valgono da sole l'acquisto del disco, ma anche gli altri pezzi non sono da meno.

dalvans (ha votato 10 questo disco) alle 14:28 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Epocale

Il primo capolavoro dei Jefferson Airplane

varlem (ha votato 10 questo disco) alle 23:08 del 2 dicembre 2011 ha scritto:

La musica dei miei 18/20 anni. Struggenti,intensi,energici,unici. Se potessi realizzare i classici tre desideri uno sarebbe quello di essere al seguito di un tour fatto dai Jefferson. Un pò come il ragazzino protagonista del film "Quasi Famosi" di Cameron Crowe.

magma (ha votato 9 questo disco) alle 18:57 del 5 marzo 2012 ha scritto:

"Feeeeeed Your Heeaaaaaad"! Disco simbolo della Summer of Love, contiene una manciata di grandissime canzoni che non possono non elevarlo a capolavoro: "Somebody to Love" e soprattutto "White Rabbit", i due gioielli della Slick (la seconda tra i loro 5 brani migliori) e poi "Today" "Plastic Fantastic Lover" la meravigliosa "Comin' Back to Me" e ci aggiungerei perchè no "She Has Funny Cars" e 3/5 Miles. Bello davvero.

alekk (ha votato 9 questo disco) alle 14:48 del 14 aprile 2013 ha scritto:

che album!almeno 5 pezzi capolavoro. "white rabbit" e somebody to love" tra le migliori del loro super repertorio. Grace Slick è un puro orgasmo musicale(e non solo)

alekk (ha votato 9 questo disco) alle 19:45 del 16 aprile 2013 ha scritto:

today e comin' back to me non sono canzoni...sono poesie...

glamorgan alle 17:37 del 28 settembre 2013 ha scritto:

lo pongo leggermente dopo volunteers,after bathing at baxter's e crown of creation,

ThirdEye (ha votato 7,5 questo disco) alle 0:55 del 20 aprile 2014 ha scritto:

Gran disco. Ma gli preferisco di molto il successivo After Bathing at Baxter's. Quello si che è un discone...

Mattia Linea (ha votato 4,5 questo disco) alle 18:07 del 14 agosto 2014 ha scritto:

Indubbiamente negli anni '60 saranno stati dei grandissimi, ma a distanza di 50 anni risultano superati e anacronistici. Grace Slick ha una voce potentissima e una grazia molto sensuale: "Somebody To Love", "White Rabbit" e "Today" spiccano sulle altre tracce (guarda caso le uniche scritte da Mrs. Slick). Un po' pesante da digerire.

Krautrick alle 19:22 del 18 agosto 2014 ha scritto:

Superati e anacronistici sto beneamato ci DDD e comunque la Slick non è autrice né di Somebody né di Today.

Mattia Linea (ha votato 4,5 questo disco) alle 19:34 del 18 agosto 2014 ha scritto:

Perdono, devo aver letto male. Scusami! Una defaiances imperdonabile!

zagor alle 11:33 del 29 gennaio 2016 ha scritto:

Morto pure Paul Kantner, l'anima psichedelica dei Jefferson. Ci saluta a bordo delle sue wooden ship, RIP