R Recensione

9/10

Pink Floyd

A Saucerful Of Secrets

Dopo il big bang di “The Piper At The Gates Of Dawn”, i Pink Floyd si trovarono in una non facile situazione. La frattura, personale ed artistica, tra Syd Barrett ed il resto della band era ormai irrecuperabile: si veda lo scarto stilistico tra “Jugband Blues” di Barrett ed il resto del disco, molto meno psicotico e delirante. Oltre a questo, la band doveva ancora trovare il giusto affiatamento con il nuovo chitarrista, David Gilmour.

Ciò che emerge da questa situazione è un progetto interlocutorio, di passaggio, che mostra anche una certa insicurezza a proposito della strada da seguire: rimanere fedeli alla psichedelia efferata del primo lavoro o tuffarsi in un nuovo corso psichedelico più soffuso e concettuale?

Il disco non dà risposta a questa domanda, ma, seppur non presentandosi con i migliori presupposti, “A Saucerful Of Secrets” riesce a ritagliarsi un prestigio ed un’importanza non indifferenti nel panorama psichedelico inglese, forse ancora di più di “The Piper”, proprio per la sua genialità instabile e pluridirezionale.

Il basso liquido che introduce la nenia psicotica e arabesca di “Let There Be More Light” è distante anni luce dalle chitarre stridenti di Syd Barrett. Distante perché ordinato, delicato nello sfumare e nel ripresentarsi al momento giusto. È un magnifico viaggio attraverso deserto e fuoco, una psichedelica fatata che si fonde a sonorità aspre e sghembe, con l’assolo lunatico di Gilmour nel finale.

Roger Waters influisce profondamente sulle sonorità della band, iniettando una forte dose di melodia e trasformando il disordine apocalittico e spaziale dell’esordio in un flusso di coscienza continuo e suadente, che raggiungerà la sua perfezione solo diversi anni dopo. Ciò che rende unico l’album del ’68 è la convivenza dei due lati della band. Quello luciferino e quello trascendente.

Melodie beat e sezione ritmica scalpitante danno vita ad un gioiello di indecisioni come “Remember a Day”, delicata e subliminale come poche altre. Un pianoforte dolcissimo ed ipnotico accompagna parole sognanti e respiri, suoni intermittenti e sibili appena percettibili. I Pink Floyd sono combattuti tra melodie easy e viaggi apocalittici; ne viene fuori un linguaggio musicale ibrido ed unico nella storia del rock.

Set The Controls For The Heart To The Sun” è un serpente che striscia nella nostra mente, si mimetizza, colpisce con il suo veleno terribilmente dolce e letale. Uno dei viaggi rarefatti più affascinanti e riusciti del gruppo; la voce sussurrata, le musicalità orientali e i suoni dilatati creano spazi immensi nella nostra mente, radure desolate, cieli plumbei e solitudine.

Corporal Clegg” si avvicina molto alle sonorità dell’esordio. Chitarra acida, atmosfera stralunata e aggressiva, assoluta imprevedibilità nei toni vocali così come negli assoli di fiati e chitarra.

Arrivati alla quinta traccia, ogni indecisione e contrasto interiore sparisce, lasciando spazio ai dodici, splendidi minuti della title track.

Una sorta di ascesa dagli inferi verso il paradiso.

L’esasperante crescendo iniziale sancisce il primo atto; la prima parte del viaggio si tinge di colori accecanti, i suoni insistenti e gelidi si rincorrono in un aumento costante di tensione.

Il tutto svanisce per lasciare posto alla batteria che tenta di dare un ordine a quel caos demoniaco; un ordine che viene subito scalfito e spezzato dall’organo che suona motivi dadaisti e tetri; la chitarra fluttua nell’aere con i suoi rumori cosmici e roboanti. Il secondo atto è questo, l’ordine che cerca di mettere a tacere il caos. La luce che squarcia le tenebre. La lotta tra notte e giorno. Un crepuscolo tumultuoso.

Il terzo ed ultimo tema arriva come manna dal cielo. È il paradiso dopo l’inferno. L’ordine assoluto, religioso e perfetto del crescendo di organo è la piena soddisfazione della mente, frastornata fino a questo momento da suoni disordinati e stridenti. Nel finale si tocca il cielo con un dito.

È un brano immenso, un viaggio attraverso tenebre e luce. Si tocca forse l’apice nella carriera del gruppo.

See-Saw” è una tenera ballata; arricchita di splendide orchestrazioni per archi, incursioni magiche di tastiere e ritmo di batteria sempre originale (come in tutto l’album). Forse, dopo il precedente brano, è difficile darle il giusto valore, ma nessuna canzone potrebbe fare una grande figura dopo “A Saucerful Of Secrets”.

Il finale è affidato all’ultima produzione di Syd Barrett sotto la sigla Pink Floyd: “Jugband Blues” è una filastrocca deliziosa, senza il minimo equilibrio, come tutte le opere del magico Syd.

Accuratamente studiata negli archi e nei cori, ma multiforme ed imprevedibile nelle nuvole di suoni che la contornano; infine dolce nel coda acustica.

A Saucerful Of Secrets” resta quindi un disco di transizione, fortemente condizionato dalla situazione instabile in cui versava la band, ma così unico e ricco, pieno di sfaccettature ed influenze da elevarsi a pietra miliare della psichedelica. Paradossalmente, può essere considerato il miglior compendio del primo suono del gruppo, ma anche un pregevole assaggio di ciò che arriverà in seguito.

Non c’è un filo conduttore, nessun concept o progetto particolare; semplicemente, si tratta di sette tra i migliori brani dei Pink Floyd, senza tempo né scopo. Magnifici proprio per la loro precaria e transitoria bellezza.

V Voti

Voto degli utenti: 8,6/10 in media su 60 voti.

C Commenti

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PierPaolo (ha votato 8 questo disco) alle 7:15 del 26 settembre 2007 ha scritto:

Bravissimo

Recensione curata ed esaustiva, col giusto senso della prospettiva malgrado il tuo sicuro amore per il gruppo. Personalmente questo album non mi entusiasma, é quello dei Floyd che riascolto più raramente.

ozzy(d) (ha votato 7 questo disco) alle 9:41 del 26 settembre 2007 ha scritto:

Bravo

Classico album di transizione, ma con momenti decisamente godibili.

Lux (ha votato 8 questo disco) alle 12:19 del 27 aprile 2008 ha scritto:

Uno dei miei preferiti dei Floyd..

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 17:57 del 5 maggio 2008 ha scritto:

Sono d'accordo, è molto bello. Il primo rimane irraggiungibile, a mio punto di vista, ma pure qui si toccano punte altissime. Title-track e "Corporal Clegg" da paura. Bel colpo, Fabio!

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 21:46 del 6 maggio 2008 ha scritto:

Azz, mi è partito un 7. Il mio voto sarebbe stato 8, scusatemi

prinz1 (ha votato 7 questo disco) alle 15:56 del 13 giugno 2008 ha scritto:

Buon disco

considerato anche il momento in cui erano i Pink Floyd. Non eccezionale in alcuni pezzi, di buon livello in altri. E grandissimi complimenti al recensore che mi ha fatto apprezzare fino in fondo la title track, che ora come lui considero uno dei pezzi migliori della band. E' un peccato che il talento di Wright non sia stato sfruttato fino in fondo nelle opere successive così come in questi primi album, ma evidentemente c'era qualcuno che voleva fare come gli pareva...

Nucifeno (ha votato 9 questo disco) alle 11:23 del 11 ottobre 2008 ha scritto:

Capolavoro da 5/5 fissi

Disco semplicemente assurdo.

cthulhu (ha votato 8 questo disco) alle 21:18 del 14 ottobre 2008 ha scritto:

Molto Kraut-rock ( I primi Tangerine Drema e Ash Ra Tempel )ha preso ispirazione da questo disco e da "Ummagumma".Album quindi fondamentale!!!

lev (ha votato 7 questo disco) alle 13:20 del 25 novembre 2008 ha scritto:

sicuramente un disco di transizione. per carità ci sono dei bei momenti: let there be..., set the controls... e a saucerful of secrets (anche se un pò troppo sperimentale), ma il resto non mi ha mai convinto più di tanto,specialmente i brani scritti da wright.

Paranoidguitar (ha votato 9 questo disco) alle 14:29 del 25 novembre 2008 ha scritto:

bellissimo definire set the controls come serpente strisciante. Bravo!

Totalblamblam (ha votato 9 questo disco) alle 17:02 del 6 agosto 2009 ha scritto:

10 alla copertina

9 per set the controls

6.6-7 al resto

bart (ha votato 9 questo disco) alle 23:44 del 21 marzo 2010 ha scritto:

Grande

Sono indecisiso su quale sia il miglior disco dei Pink Floyd, se questo o il primo. Qui c'è meno psichedelia e le canzoni sono più orecchiabili. Su tutte spiccano la ammaliante Set The Controls For The Heart Of The Sun e la sperimentale title-track.

DucaViola (ha votato 8 questo disco) alle 11:03 del 24 marzo 2010 ha scritto:

Lo amo ma appena meno del primo (considero i pink floyd fino ad Animals). Grandi momenti di atmosfera e attimi più scherzosi come tutti i grandi dischi dei 60. Secondo me rispetto al primo è registrato meglio.

BeckChurry (ha votato 8 questo disco) alle 10:33 del 21 ottobre 2010 ha scritto:

Un lavoro che, per diversi motivi, è rimasto un po' in ombra. In realtà Saucerful è un altro capolavoro del rock psichedelico.

Liuk Pottis alle 11:23 del 15 novembre 2010 ha scritto:

RE:

Concordo.

scimmiadigiada (ha votato 10 questo disco) alle 15:57 del 25 marzo 2011 ha scritto:

Ho confrontato i giudizi relativi a questo lavoro con quelli espressi per "The Dark Side Of The Moon". Come ho avuto modo di constatare anche altrove, spesso è proprio di fronte ai capolavori che, stranamente, i giudizi si fanno più "contenuti" e "ponderati"... Neppure cinque stelle per il disco più riuscito (insieme a "The Piper" e ad "Atom Heart Mother") del gruppo... De gustibus... Ma tra questo "A Saucerful" e "The Dark Side" (disco decisamente sopravvalutato) non c'è proprio paragone, secondo me.

bart (ha votato 9 questo disco) alle 16:20 del 25 marzo 2011 ha scritto:

RE: Tra A Saucerful e The Dark Side non c'è proprio paragone

Sono due dischi diversi: Dark Side è un disco quasi pop.

DucaViola (ha votato 8 questo disco) alle 11:18 del 6 aprile 2011 ha scritto:

RE:

E' giusto il finale di ciò che hai scritto... "... secondo me". E poi non mi sembra che i giudizi dei primi due dei Pink Floyd siano così tiepidi. Il fatto che dark side sia ritenuto un capolavoro non l'ha deciso un pugno di strambi carbonari.

bart (ha votato 9 questo disco) alle 16:23 del 25 marzo 2011 ha scritto:

Un altra cosa

Recensione molto bella! Complimenti!

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 16:58 del 25 marzo 2011 ha scritto:

confronto voti dei recensori

Essendo recensori diversi il confronto lascia il tempo che trova. I miei album preferiti dei Pink Floyd invece sono i live, il 1 di Ummagumma e il Live at Pompei, poi arrivano Piper, questo, Meddle, la vacca (scoreggiona Fab ehh), il prisma,....a parte Animals ce li ho tutti (di molti ho 2 copie) in vinile, grazie alla dote di mia moglie persino quelle ciofeche fatte dopo The wall e le antologie Master of rock e Relics...

scimmiadigiada (ha votato 10 questo disco) alle 14:21 del 6 aprile 2011 ha scritto:

Ribadisco il concetto: SECONDO ME tra "A Saucerful Of Secrets" e "The Dark Side Of The Moon" non c'è proprio paragone. Un acquisto (quello di "The Dark Side") di cui mi sono sinceramente pentito.

swansong alle 17:57 del 6 aprile 2011 ha scritto:

RE:

Cara scimmia...grazie per aver ribadito il concetto, ma i gusti sono gusti ed io, pur amando moltissimo i primissimi lavori dei Floyd, dissento profondamente! Ma qui si va sul personale, pertanto, che vuoi che ti dica? Piuttosto una cosa vorrei che chiarissi: dimmi, in tutta sincerità, in che cosa questo lavoro si differenzia (per originalità, esecuzione, produzione..) o cosa oggettivamente apporta in più rispetto ai moltissimi altri parimenti validi lavori dell'epoca (1968 o giù di lì)? Nulla, assolutamente nulla. Sfido chiunque, invece, a trovare, nel 1973, qualcosa di anche solo lontanamente accostabile a quell'opera immaginifica, ricercata, veramente senza tempo, che è stata Dark Side of the Moon..embè? Il fatto è che i gusti non si discutono, ma, ascolti Sourcefull, e senti un disco pienamente calato nelle sonorità tipiche dell'epoca, ascolti Dark Side ed entri letteralmente in un altro mondo dai! Sarebbe avanguardia uscisse ora..questo è il mio parere.

galassiagon (ha votato 8 questo disco) alle 19:48 del 6 aprile 2011 ha scritto:

Carissimo Swan. A Sacerful of Secret a parte essere bellissimo , ha un'indubbia originalità rispetto ai lavori dell'epoca ed anzi nei 2 brani migliori (Set e Sacerful) aprono a mondi nuovi per tutti (dal Kraut, allo Space rock).

Dark Side lo è anche'esso unico (ma poi non per nulla parliamo della stessa band no?) , è impeccabile, ma in alcuni frangenti sento un rock scontato. Non c'è dubbio che per altri lunghi momenti sembra il disco perfetto.

Insomma sono lavori diversissimi , e c'è da dire che Dark Side ha una produzione che ne risalta la bellezza.

swansong alle 12:25 del 7 aprile 2011 ha scritto:

Caro Glass, son d'accordo. Nessuno vuole sminuire la portata di un album come Sourcefull o Piper, per carità! Ma ridimensionarla o, meglio, contestualizzarla sì! Sono dischi straordinari, senz'altro, ma che non meritano di passare alla storia del rock più, chessò (per citare i meno "famosi", il che è tutto dire..) di un Disraeli Gears dei Cream, piuttosto che di un Surrealistic Pillow dei Jefferson Airplane, o di un Forever Changes dei Love, del primo omonimo degli Spirit, di un Younger Than Yesterday dei The Byrds, e la lista potrebbe continuare a lungo. E non ho citato Hendrix, Beatles, Doors, Greatful Dead, Moody Blues, Soft Machine..ecc. Tutti certamente degni, al pari dei Pink Floyd dell'epoca di essere menzionati fra i grandissimi del rock. E va bene. Ma torno a ribadire il mio concetto. Nessuno di questi gruppi, fin che è rimasto in attività, mi pare si sia mai effettivamente smarcato da quel tipo di sound. I Pink Floyd senz'altro sì. Con Dark Side prima e Wish you Were Here poi. Vedi, è proprio questo il punto. Prima di questi album erano "uno" fra molti, dopo sono diventati "unici" nel panorama rock. Prima suonavano quello che suonavano anche altri. Dopo hanno "inventato" qualcosa che nessuno prima di loro aveva mai suonato..This is my Truth!

dalvans (ha votato 9 questo disco) alle 14:51 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Ottimo

Gran disco

Zeman (ha votato 10 questo disco) alle 11:35 del 2 settembre 2012 ha scritto:

Lo preferisco pure a ThePiperAtTheGatesOfDown.

alekk (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:53 del 5 dicembre 2012 ha scritto:

magari tutti i dischi di transizione fossero come questo....

Lepo (ha votato 9,5 questo disco) alle 21:48 del 6 dicembre 2013 ha scritto:

Il disco più sottovalutato dei Floyd. Ma lo vogliamo dire una volta per tutte che vale molto, ma molto di più, di quel tedio di Dark Side? Qui la concezione musicale artistica di Roger Waters, nettamente contrapposta al delirio dadaista di Barrett, viene già fuori alla grande, senza risultare pedante, come spesso succederà in futuro, ma andando sino in fondo nello strutturalismo architettonico, che raggiunge il suo apice nella title track, per quanto mi riguarda uno dei migliori brani mai incisti (in questa versione, non in quella live, un pò paracula). Ma sono straordinarie anche "Let there be more light" e il viaggio mistico di "Set the controls...". Un pò sottotono Corporal Clegg (della serie: Barrett si nasce, non si diventa) e See Saw, noiosetta. Fantastica (ma che ve lo dico a fare?) Jugband Blues, che non si capisce bene se sia effettivamente il commiato di un essere disperato o uno sberleffo all'ascoltatore. Probabilmente è entrambe le cose. Bella recensione.

roberto vinci (ha votato 5,5 questo disco) alle 11:31 del 31 dicembre 2018 ha scritto:

La transizione continua,la sperimentazione anche,piccoli semi di genio si intravedono,ma deve essere tutto ordinato,instradato,per ora ancora non si vede la luce in fondo al tunnel,Syd ci sta lasciando,lui è il big bang e dobbiamo essergli grati,ma l'universo ancora non si è formato,forse la sua morte musicale aiuterà a farlo,come un pazzo che lascia che i suoi figli lo sbranino e diventino grandi,piu di quello che lui poteva contribuire a farlo.

Giorgio_Gennari alle 15:28 del 31 dicembre 2018 ha scritto:

Ma sì, in fondo è solo uno dei massimi capolavori del rock psichedelico di tutti i tempi, cosa ci caliamo le brache a fare..

#copiaeincollachefafigo

roberto vinci (ha votato 5,5 questo disco) alle 15:45 del 31 dicembre 2018 ha scritto:

Ho smesso da 30 anni di ragionare così,ora uso solo le mie orecchie