R Recensione

7/10

Paul Roland

Professor Moriarty Jukebox

Non è facile immaginare dove Paul Roland trovi il tempo per dedicarsi alla propria  musica, considerata la mole di pubblicazioni che caratterizzano la sua parallela carriera di scrittore e saggista. Solo negli ultimi mesi sono stati pubblicati a firma dell’eccentrico autore inglese, una biografia dello scrittore horror H.P. Lovecraft , ed un saggio sullo steampunk, “ Back to the Future with the New Victorians”, il punk a vapore dell’epoca vittoriana ricco di mongolfiere, imprese aeree ed alambicchi colmi di veleni, di cui Roland è considerato una sorta di godfather. 

Proliferano, inoltre, sue pubblicazioni, fra saggi e fiction, sugli altri temi da sempre al centro dei suoi interessi, come la meditazione, il periodo del Nazismo, ed in generale tutto ciò che rientra nella categoria dell’occulto. Altra identità ancora è quella di biografo dell’inventore del glam rock Marc Bolan, al quale Paul  ha  dedicato tre anni fa “Cosmic dancer” un omaggio dettagliato e ricco  di passione da fan. Nel caso di “Professor Moriarty jukebox” titolo ispirato a Conan Doyle, è lo stesso autore a spiegare modi e tempi che hanno portato alla genesi del lavoro: invitato ad un concerto in occasione di un evento benefico curato dall’attore Stephen Fry, Roland ha allestito una band coinvolgendo il figlio Joshua al basso, per un tour inglese, che poi non è andato a buon fine. Ma la qualità delle esecuzioni di alcuni classici del suo repertorio rivestiti per l’occasione  in chiave psych -rock grazie alla chitarra di Mick Crossley, al violino di Veronique Rocka  ed alla batteria di Patryk Korzybsky, ha convinto l’autore a lasciare traccia dell’esperienza tramite una serie di registrazioni radiofoniche, alla quali nel cd sono accoppiate una manciata di out takes e rarità.

L’operazione merita di non passare inosservata, perché la rilettura “rianimatrice”, a base di  lisergiche pozioni  di chitarre e fughe di violino conferisce una veste inedita a pezzi già conosciuti, trasformando , “Reanimator” e "The Crimes of Dr Cream" (da "Duel) in piccole gemme psichedeliche, regalando una cresta  punk a "I Was Teenage Zombie" (da Bates Motel) , allestendo un trattamento garage alle cadenzate  "Alastair Crowley" e "Tortured by the Daughter of Fu Manchu" e sprofondando  “Nosferatu”  e “The puppet master” in torbidi abissi dark. Anche nei pezzi meno concitati, “Cairo” con i suoi richiami orientali e “Captain nemo”, dominata dalle fughe del violino, il trattamento conduce  a creature musicali dalle sembianze inedite. Ma il meglio viene forse dalla seconda parte del jukebox, dove  la vetta assoluta spetta ad un oscuro pezzo di Marc Bolan,  "Meadows of the Sea": riff stratosferico alternato ad una parte melodica per chiudere  in puro delirio chitarristico . Subito dopo vengono le incursioni nella old england  dei Kinks, omaggiati con un pezzo a testa  dei fratelli Dave e Ray Davies, “I'm Not Like Everybody Else" che parte come un folk barocco, con clavicembalo e flauti e si apre poi ad una lunga digressione del violino, e l’acustica "Death of a Clown". In coda  dopo alcune riletture acustiche fra cui la rara ''I Dared The Devil”,  ecco i Joy Division di "Day of the Lords" (da Shadowplay)  riproposta in chiave lenta e cadenzata ed attraversata da  una inquieta chitarra elettrica . Come sempre tanti fantasmi, tanta Inghilterra vittoriana ed il solito, ineffabile, portatore d’ironiche lanterne nel mondo delle tenebre.

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