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R Recensione

7/10

Six Organs Of Admittance

Asleep on the Floodplain

Come un sottile spettro la musica di Ben Chasny ha percorso tutti gli anni zero ammantandoli di mantra esoterici, di bordoni vibranti, di melodie eteree e sospese. Chasny è stata una presenza costante, un viandante dalle aspirazioni ascetiche, incastrato tra la rievocazione di un arcano primitivismo americano e il tentativo di superare la dimensione percettiva con composizioni fuori dal tempo e dallo spazio. Una parabola che vedeva prima un bruco trasformarsi in farfalla (il passaggio dal selvaggio Dark Noontide, primitivo inno alla perdizione, al delicato School of the Flower, germogliare di poeticità e fragranze psichedeliche dalla delicatezza sopraffina), poi, dopo le netta metamorfosi, una ricerca della giusta maturità, in bilico tra turbamenti elettrici e stasi posate e contemplative (Luminous Light). Una presenza sicura e provvida, capace di dispensare un balsamo distensivo e onirico.

Il nuovo album dell'instancabile artista californiano pare tornare alle atmosfere del capolavoro del 2005, assestandosi su un registro psych-folk dai margini sfumati e dilatati, ricchi di un melodismo denso ma garbato, privo delle asperità degli ultimi lavori. Una conquistata stabilità?

Così si direbbe ascoltando il ragga di Above A Desert I've Never Seen, tutto rivolto al purismo di un John Fahey in piena estasi mistica, con quella linea vibrante di basso a fornire un drone ruvido, funzionale a sostenere arabeschi leggeri e intrecciati in trame febbrili e via via sempre più accaldate. La successiva Light of the Light ci regala una dimostrazione del miglior chitarrismo targato Ben Chasny, caratterizzato da arpeggi circolari ed ipnotici che forniscono un perfetto alveo ad una lirica persa in rivolgimenti intimisti e dalla consistenza ariosa, flebile, sognante. Così per la splendida Hold But Let Go, contemporary-folk al sapore dolciastro d'erba, ricca di addensamenti sonori e pieghe metafisiche, o per la strumentale A New Name on an Old Cement Bridge, intarsiato gioco di circolarità, o ancora per la conclusiva Dawn, Running Home, lento arpeggiare tra un nugolo di sonorità polverose e scricchiolanti sormontate da liriche placide, sospese, rapite in una flebile estasi.

Eppure la restante metà dell'album stravolge queste atmosfere pacate liberando il lato più sperimentale e scostante del progetto Six Organs of Admittance, dispiegando bordate di strati sonori, come in Brilliant Blue Sea Between Us, fluttuante tra riverberi di chitarra e onde di harmonium, o in River of My Youth, ambient dronico illuminato sul finale da uno squarcio di litania pagana capace di far addensare il brano su una ritrovata solidità dopo i dilungamenti aerei, o ancora in S/Word and Leviathan, sfiancante suite acida focalizzata su una visione surriscaldata e selvaggia, dilatata ed ipnotica.

Un progetto dalla bipartizione netta, questo Asleep on the Floodplain, dove però l'equilibrio tra i brani folk e le incursioni drone non sempre è esemplare. Se la pulizia e l'evocatività dei primi raggiunge in questo caso livelli ragguardevoli, la seconda tipologia risulta spesso indigesta, o comunque non in grado di raggiungere la complessità e la profondità visionaria delle composizioni passate. Ben Chasny rimane quindi leggermente in bilico, riuscendo però a sfruttare questo moto oscillatorio per connotare di indubbio fascino, un'altra volta, le sue riflessioni sonore. Un altro passo in quello che è un vero e proprio cammino, un continuo mutare, da considerarsi non ancora giunto al termine, visto i numerosi ottimi spunti qui presenti.

 

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Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 3 voti.
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C Commenti

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Ivor the engine driver alle 12:50 del 23 marzo 2011 ha scritto:

Cribbio manco un commento per l'ultimo ChasnY! Rimedio. Allora innanzitutto bella la recensione, condivido quasi tutto,soprattutto quando definisci ariose le liriche e le atmosfere dell'ultimo Chasny. Verissimo. Non so ancora dire se le parti più ipnotiche mezze drone/ambient, mezze free folk siano valide o meno. E' decisamente meno diretto degli ultimi 3 dischi (diciamo da The Sun Awakens in poi), quindi in questo un ritorno al "passato", perciò aspetto per il voto. Come aspetto ansioso il vinile in arrivo

bestropicalia (ha votato 8 questo disco) alle 21:19 del 10 gennaio 2012 ha scritto:

Hold on Ben..

Bellissimo album, da ascoltare ad ogni costo "Hold but le go" un capolavoro..sentire per credere..