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R Recensione

6,5/10

Lorelle Meets the Obsolete

Chambers

I Lorelle Meets the Obsolete sono Lorella Quintanilla e Alberto Gonzàlez, arrivano da Città del Messico e parlano idiomi shoegaze e neo-psichedelici che nulla hanno da invidiare ai cugini inglesi e americani. Anzi: questo Chambers, nella sua grezza imperfezione, trova buona parte del suo fascino proprio nella costante tensione che sospinge e nutre i brani, come in una sfiancante competizione per erodere il vantaggio di posizione dei colleghi anglofoni. L'approdo alla Sonic Cathedral rappresenta, quindi, più di una conferma.

Psichedelia dronica che sfrigola e gratta incessantemente, lasciando spesso senza fiato: questa la specialità del duo messicano, la cui formula spazia nel ventaglio cromatico che si snoda tra Spacemen3, Loop e i contemporanei avventurieri dell'universo psych-gaze (Wooden Shjips, Moon DuoImplodes e compagnia bella). Tra roventi e dissonanti incursioni di desertico space-rock (“What's Holding You?”, “Music for Dozens”), riletture garage (“The Myth of the Wise”, “I Can't Feel the Outside”), cupe dilatazioni a metà tra la grana stoner dei True Widow e le sublimazioni space dei Causa Sui (“Dead Leaves”, “Grieving”) e filastrocche sciamaniche (“Thougths About Night Noon”), l'album scorre che è un piacere, sfoggiando tutta la maturità della band nel gestire le dinamiche necessarie per evitare ogni monocromatismo.

Muri di chitarre, feedback e fuzz a tonnellate, droni elettrici che sfrigolano dall'inizio alla fine: questo il suono di Quintanilla e Gonzàlez. Un suono che, ondeggiando tra estasi da mescalina (“Third Wave”) e furore sonico (la splendida “Sealed Scene”), dipinge un granitico monumento psichedelico. Troppo derivativo, forse. Ma l'impatto è garantito: la forza stordente di Chambers -bastino le dense spire di “13 Flowers” per rendersi conto delle potenzialità del duo- non lascerà delusi i cultori del genere.

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