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R Recensione

7,5/10

Reflections in Cosmo

Reflections in Cosmo

Il territorio in cui avvengono queste “riflessioni” è un cosmo in cui si incrociano protagonisti e culture musicali provenienti da almeno tre universi distinti, zona franca ideale per sperimentare ed inventare partendo dal già noto. Immaginate una forma solida piramidale. Su una faccia, l’universo di Ståle Størlokken ( tastiere analogiche) e Thomas Strønen (batteria), ovvero il nucleo di  Humcrush, gruppo di punta elettronico sperimentale dell’etichetta Rune Grammophne,  sull’altra c’è la chitarra Motorpsycho di Hans Magnus Ryan (Snah) e sulla terza l’approccio free del sassofonista jazz  Kjetil Møster. Voi siete seduti esattamente sulla cima, (attenzione…), dove s’incrociano rock, jazz ed elettronica declinati con estrema espressività ed una densa stesura che cattura i sensi in una stretta inesorabile. L’incontro è di quelli ad alto voltaggio e l’intera attenzione dei quattro pare rivolta a scolpire con la maggiore efficacia possibile  un suono saturo di elettricità alimentato dalle diverse fonti di provenienza. In apertura, “Cosmosis” innesta, sul perimetro delineato dal sax, un distorto riff psichedelico che attraversa tutto il brano fino alla apoteosi noise, “Ironhorse” produce un iterativo e concentrico riff  che pare pescato da un vinile hard rock anni ’70, o anche dal repertorio dei Morphine ,sottoposto ad una graduale trasformazione timbrica , fino al devastante solo finale in cui elettrica e sax dominano l’incandescente panorama. “Cosmic Hymn” accumula densi strati di psichedelia orditi dalle tastiere elettriche e dal sax su una base ritmica kraut metronomica ed elettronica, per confluire in una free zone convulsa e ottundente. “Balklava” , spazio di relativa calma, adagiata su una ritmica trip hop e condotta da un piano rhodes avvolgente, lancia  segnali elettronici ed onde radio nel libero spazio. 

La lunga improvvisazione di “Perpetuum immobile” si sviluppa per accumulazioni progressive, con frasi del sax e della chitarra di Snah che si aggrovigliano sulla pesante struttura ritmico armonica in un connubio ideale fra heavy metal e free jazz. “Fuzzstew”  estremizza in un magma condotto da un urticante sax ed innestato da squarci elettronici il lessico del quartetto di Oslo, fino ad un acidissimo e visionario finale chitarristico. Solo nella finale title track Reflections in cosmo paiono approdare ad un dialogo strumentale sempre pervaso da tensione, ma proteso nella articolazione di una linea melodica, nutrita dal sax e dal mellotron, che riporta ad atmosfere progressive e lascia intravedere, fra le pesanti volute elettriche, un orizzonte più sereno.

Il  furore  strumentale rappresenta la cifra stilistica e la modalità espressiva del gruppo, che non pare interessato affatto alle mezze misure, ma macina senza fare prigionieri verso la totale sublimazione dei linguaggi. Certo, è un uno dei tanti modi per farlo, ma la convinzione e la granitica certezza dei quattro nel perpetuare l’operazione sembra non ammettere obiezioni. E provate a voi a farle, con tipi del genere….

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C Commenti

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Marco_Biasio alle 16:06 del primo marzo ha scritto:

Sei stato generoso, come generoso (a tratti molto generoso) è il gruppo. La scelta di Snah alla chitarra (che, in qualche modo, è il nome mediaticamente più noto di tutti) stupisce solo nella misura in cui si sono masticati poco i suoi trascorsi con Kjetil Moster e si sono trascurate alcune delle ultime cose dei Motorpsycho (penso specialmente ad Heavy Metal Fruit). Il disco è buono ma un po' dispersivo. Lo ascolterò ancora un po' di volte prima di votare, ma siamo sul 7.