R Recensione

7/10

Stearica

Stearica Invade Acid Mothers Temple

La prima volta che ho sentito gli Stearica ero allo Spazio 211, a Torino, e loro facevano da spalla agli Acid Mothers Temple, tra i massimi guru della psichedelia pesante odierna: dire che hanno retto il confronto è dire poco. La loro dirompente forza comunicativa, espressa al meglio durante le esibizioni dal vivo, la trovavamo già tutta nel primo lp del 2007, Oltre, venuto alla luce dopo un'intensa attività live durata dieci anni. I lidi toccati da Francesco Carlucci, Davide Compagnoni e Luca Paiardi non si limitavano alla riproposizione di quel heavy psych tutto giocato sulle derive acide dello stoner, ma si aggiungevano forti venature elettroniche e sperimentali, capaci di allargare lo spettro sonoro del trio. Le affinità, sul piano stilistico, con il collettivo giapponese portano gli Stearica ad una collaborazione sbocciata durante il tour europeo del 2008, periodo in cui le due band hanno modo di suonare insieme e allacciare forti legami artistici e personali. Questo percorso è quello che ci conduce al nuovo album targato Homeopathic Records, Stearica Invade Acid Mothers Temple, fotografia -come afferma la band- di una sessione di improvvisazione condotta assieme ai compagni di tour in quel 2008.

Improvvisazione dunque, istantanee che rivelano forse nel modo più adeguato le illuminazioni di entrambe le menti impegnate in questo progetto. La capacità, posti questi requisiti, di dar vita ad un'opera lineare, non confusa, unitaria, non frammentaria, dotata di una sua organicità nonostante i pezzi si dilatino, sfumando i loro confini, fino all'inverosimile, rivela più che eloquentemente la stazza degli Stearica e l'ambizione che sostiene il loro lavoro.

Il tutto parte con ironica supponenza: “Questo disco vi farà da guida per aiutarvi a migliorare le vostre capacità di ascolto, non solo vi piacerà di più ascoltare la musica in casa, ma anche quando vi recherete a concerti dal vivo, l'aumentata sensibilità per il suono vi farà apprezzare maggiormente la musica. Ma ora basta con le chiacchiere, alzate il volume e lasciatevi prendere da questa musica”. Questo invito, sommerso da sussulti magnetici e vibrazioni elettroniche, dà il via al viaggio. Queen Kong attacca con un riff iper saturo immerso in nebbie di synth ed effetti cosmici, per un viaggio arroventato di matrice tanto kraut quanto heavy. Da qui è un unico addensarsi di strati e riverberi sonori, un adagiarsi confuso, infine un nuovo esplodere dalla consistenza magmatica. La successiva Warp Lag si connota per toni più distesi, appoggiandosi su un tappeto di bassi e basandosi su strutture ritmiche più complesse e strutturate. Il crescendo di synth e rumorismi elettronici va a saturare la prima parte del brano per condurlo ad un secondo atto fatto di pulviscolo, dilatazioni e soffusi riverberi, preludio di un nuovo rigonfiarsi delle atmosfere accennate nell'intro. Noodles + Peperoncino ci immerge in una fitta selva di loop percussivi e di timbriche elettroniche che si incastrano e si assemblano tra di loro giocando a creare fitte trame sonore. L'affievolirsi ambient della seconda parte non fa che aggiungere fascino a composizioni complesse e accattivanti, in grado di mostrare più volti, di farsi mutevoli e dinamici, nonostante la loro natura apparente di blocchi monolitici. Al brano I Nani, astratto e incorporeo, segue Inani, dall'anima orientaleggiante e mistica, a rievocare una psichedelia più comprensibile e strutturata, ma sempre dotata di un'aurea assolutamente straniante e ultracorporea, anello mancante tra Ash Ra Tempel e Shora. Il lungo commiato di 7 Alieni al di Sopra di Ogni Sospetto percorre come in un calvario un crescendo sofferto e disturbato, caotico e bruciante, che mette in mostra i più caparbi tentativi di superare ogni attaccamento ad elementi dotati di una qualche fisicità per privilegiare gli aspetti più immateriali e sovra-sensoriali del suono.

Un album per niente immediato, ma capace di dispensare, a patto di concedergli attenti ascolti, sensazioni inedite e artisticamente stimolanti. Una grande prova per gli Stearica, che dimostrano di essere all'altezza dei partner nipponici e di riuscire a creare performance davvero sbalordenti.

V Voti

Voto degli utenti: 5/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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fabfabfab alle 11:01 del 23 dicembre 2010 ha scritto:

Li conosco, suonano da una vita con una dedizione lodevole. Meritano questa partnership prestigiosa....