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R Recensione

7,5/10

Temples

Sun Structures

Chi se non i Byrds, al primissimo dispiegarsi dello scampanellio jangle in Shelter Song? E invece no: loro sono i giovanissimi Temples, nuova rivelazione inglese in materia di psych-pop revivalista. La loro formula si fa largo negli spazi “post-indie” resi appetibili da band come Tame Impala, per riportare a casa un genere e un'attitudine solo per un attimo alienati dai cugini australiani. Un'operazione coerentissima, per la Heavenly Recordings, che va ad inserire questo Sun Structures in un roster che, con suoni del genere, ci va a nozze. I Temples, dal canto loro, sfornano un esordio che dimostra ancora una volta come certa psichedelia Sixties sia dura a morire: una tavolozza di colori mai esausta.

Il calderone dei riferimenti è estendibile a piacimento (Pretty Things, Tomorrow, Small Faces, Beatles e compagnia bella), ma sarebbe ingeneroso ridurre ad un'operazione nostalgica la personalità, a tratti debordante, del quartetto composto da James Edward Bagshaw, Thomas Edison Warmsley, Sam Toms e Adam Smith. Al contrario: la spigliatezza e la sensibilità in fase di composizione e arrangiamento sono componenti del tutto contemporanee, figlie “hi-fi” del nostro tempo.

Il punto è che i Temples sanno scrivere pezzi di tutto rispetto, riuscendo ad infarcire il loro pop retro-futurista di tutta una gamma turbinante di effetti (tra flanger, riverberi e distorsori vari), di andature imprevedibili, di un dinamismo che va spesso oltre il semplice buon gusto. Composizioni ricche, dunque, come la cadenzata chicca di Keep in the Dark, che tra striature glam e arrangiamenti sunshine pop non smette per un attimo di ammiccare succinta, o la intrigante Mesmerise, che sfrutta una rigida base motorik per innesti successivi tutt'altro che austeri, tra svolazzi d'organetto e quel motivo di chitarra solista ficcante più che mai, rarefatta infine nei flebili intarsi della coda. Un album che, dopo la carica impressa dalle prime spumeggianti Sun Structures e The Golden Throne, si ritaglia spazi più esoterici in una sezione centrale dove pezzi come Move With the Season (che, sarò pazzo, mi riporta alla mente certe atmosfere esotiche del Toro Y Moi di Underneath the Pine), Colours to Life (col suo loop ritmico e le elevazioni astrali delle tastiere che si sciolgono nel flusso di un freschissimo jingle-jangle acido), e A Question Isn't Answered (con le sue spire ipnotiche che conducono ad un granitico riff hard-psych, tra vocalizzi riverberati e dilatazioni space) allargano considerevolmente lo spettro sonoro.

Ancora una manciata di pezzi (tra cui la fascinosa Sand Dance) e siamo alla fine. Un disco caleidoscopico e divertentissimo, che sfoggia in poco più di 50 minuti un piccolo prontuario moderno di psichedelia pop. Tra chitarre in gran spolvero e creatività a non finire, i Temples hanno sfornato un esordio notevole, che li pone da subito tra le grandi promesse della scena brit contemporanea.

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 19 voti.
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gramsci 8,5/10
cnmarcy 6,5/10
Lepo 7,5/10
JetBlack 6,5/10
Sor90 7,5/10
REBBY 7,5/10
andy capp 7,5/10
loson 6/10
elisa14 7,5/10

C Commenti

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Pigi70 alle 9:25 del 17 febbraio 2014 ha scritto:

E' da un paio di settimane che non faccio altro che ascoltare i Temples, solo per "Colours to life" ne vale l'ascolto

Lepo (ha votato 7,5 questo disco) alle 14:45 del 17 febbraio 2014 ha scritto:

Ho ascoltato soltanto i singoli e i Toy, per citare la band neo psichedelica inglese più in vista, mi sembrano di un livello decisamente superiore. Non mi convince per nulla questo revival Sixties

doopcircus (ha votato 8 questo disco) alle 15:53 del 18 febbraio 2014 ha scritto:

Revivalisti e scolastici finchè volete, ma che pezzi !

Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:00 del 18 febbraio 2014 ha scritto:

se lo dice doop, allora corro ad ascoltarli

nebraska82 (ha votato 7,5 questo disco) alle 21:35 del 18 febbraio 2014 ha scritto:

Un ottimo disco, melodie sixties e dinamismo indie. Ricordano un po' i Kula Shaker, come debutto direi che puo' bastare.

Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:04 del 20 febbraio 2014 ha scritto:

Beatles--->>>Kinks--->>>Kula Shaker(soprattutto)---->>>>Tame Impala---->>>Tamples: la prima cosa bella del 2014.

ThirdEye (ha votato 5 questo disco) alle 21:06 del 21 febbraio 2014 ha scritto:

Davvero banalotto, per me. Non mi ha lasciato davvero niente. Psichedelia omogeneizzata

Sor90 (ha votato 7,5 questo disco) alle 20:10 del 22 febbraio 2014 ha scritto:

Un disco divertente, scorre che è un piacere. Mi viene sempre voglia di ascoltarlo per intero (quest'anno non è che ci siano riusciti in molti ancora)... Certo sarà da vedere quanto potrà lasciare il segno, essendo la ricetta ultraconsumata, ma loro la fanno tornare appetibile, che non è sempre facile. Qualche tratto in comune ai Kula Shaker più psych e tradizionalisti si, senza quella componente madchester che li elevava dal rango di meri revivalisti e senza quella pazzia orientaleggiante però (cioè i Kula Shaker meno interessanti per me)

Dr.Paul alle 14:18 del 23 febbraio 2014 ha scritto:

i tame impala hanno già una cover band?

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:14 del 19 gennaio 2015 ha scritto:

Credo che siano ancora più "filologici" rispetto ai Tame Impala, ma nello stesso tempo mi sembrano, sorprendentemente, più freschi e soprattutto dotati di un migliore songwriting. Accattivante ed appiccicoso, buon esordio indubbiamente.

Dr.Paul alle 19:37 del 20 gennaio 2015 ha scritto:

sisi è piaciuto anche a me!

Lepo (ha votato 7,5 questo disco) alle 21:22 del 19 agosto 2014 ha scritto:

Mi rimangio quello che ho detto: w il revival, w i Temples! Ascoltando l'album nella sua interezza mi son piaciuti molto anche i singoli (il migliore è Mesmerise per me). Ottimo debutto.