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R Recensione

6,5/10

The Orange Revival

Futurecent

Troppi gli elementi per non cogliere il messaggio: la banana sbucciata, il “revival” nel nome e, come se non bastasse, il signor Pete Kember (Spacemen 3, Sonic Boom) al mastering. Gli svedesi The Orange Revival ripercorrono e raggrumano nei sette brani di “Futurecent” una storia che va dai Velvet Underground ai Darkside, passando per gli obbligatori Spacemen 3 (“All I Need”), per una psichedelia revivalista fatta passare con stile attraverso i vari processi digestivi del genere (con radici negli anni Sessanta -vedi la strumentazione vintage e l’approccio garage- ma il cervello sintonizzato sulle frequenze di inizio anni Novanta). Droni di tastiere, ritmiche kraute, chitarre sfrigolanti e incedere cupo, minaccioso, ipnotico: queste le coordinate di brani che, rimescolando per bene gli ingredienti base, tengono però anche conto dei più recenti sviluppi neo-psych (e quindi gente come Moon Duo e Wooden Shjips).

I brani si muovono tutti nella direzione sopra accennata: si prenda una “Lying in the Sand”, rutilante ed ipnotico ciclo ritmico che procede inflessibile lungo la linea di organetto e il riff ostinato di chitarra; o una “Setting Sun”, cupa e monolitica, segnata dalle pennate gravi della sei corde e dall'andamento circolare; o ancora lo stomp di “1999”, vicino alle prime, sporche, produzioni a firma Crystal Stilts.

In una cornice piuttosto omogenea, “Carolyn” rappresenta la perla capace di far fare a questo “Futurecent” il necessario salto di qualità. Questione di tempi, di respiro, di “insight”: il pezzo procede cupo reiterandosi in dense spire di chitarre sfrigolanti (l'interplay tra il tema principale in fuzz e i soffici ricami solisti) e seducenti melodie dark-psichedeliche, per una lunga nenia dal sound decadente e minaccioso.

Ben suonato, carico di elettricità e di iconico appeal, “Futurecent” sconta solo l'eccessivo aggrapparsi a strade già percorse, a linguaggi forse troppo conosciuti. Per qualcuno tutto questo potrebbe risultare ripetitivo. Gli amanti del genere, invece, troveranno negli Orange Revival l'ennesima occasione per riassaporare un suono vintage estremamente affascinante e, proprio per questo, duro a morire.

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Voto degli utenti: 5/10 in media su 4 voti.
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