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7/10

The Spyrals

The Spyrals

Da dove, se non da Frisco? E lasciamo anche perdere il passato, che tanto se ne sta lì con la sua stazza imponente senza che occorra tirarlo direttamente in ballo. Pensiamo al presente. A San Francisco si respira aria di psichedelia dietro ogni angolo. Non ci sono mai stato ma lo posso dedurre setacciando un vivaio di nomi quali Wooden Shjips, Wildildlife, Moon Duo, Fresh & Onlys, Kelley Stoltz. Insomma, che questi (e molti altri) nomi tutelari della westcoast fricchettona contemporanea siano destinati a ispirarne altri è cosa scontata, tanto è il fascino di un sound che da 40 anni non smette di generare figli, figliastri e nipoti.

Ed eccoci agli Spyrals, trio dedito ad un irresistibile garage rock dalle tinte acide che, dopo diversi ep e singoli, tenta il colpaccio con l'omonimo album uscito nel gennaio di quest'anno. In questo caso la componente garage rock è quella dominante, per un ibrido che mischia Black Angels, Crystal Stilts, Velvet Underground e 13th Floor Elevators. Un patrimonio non da poco, che però si dipana senza timore reverenziale lungo nove brani freschissimi che lasciano da parte aperture space e pose kraute per dedicarsi interamente ad un rock elettrico abrasivo, desertico, essenziale. Un disco bastardo e fiero di esserlo.

 Chitarre riverberate impegnate a costruire scottanti riff anni sessanta, sessione ritmica imponente ed ossessiva, fughe strumentali dove si intrecciano solo ipnotici gustosissimi. E' il caso di Lonely Eyes, o della splendida Disguise, dove i fraseggi chitarristici si arricchiscono e approfondiscono, o ancora dell'acidissima Trying to Please, trascorsa da vocals alienati, da un incedere circolare che esplode in una coda strumentale -fuzzata e polverosa ovviamente- da far perdere la testa. E ancora Calling Out Your Name (splendido il motivetto di chitarra), Long Road Out (che vanta un'altra meravigliosa espansione psych sul finale), o la spietata Save Yourself.

 Roba schietta, che scivola via come una golata di buon liquore, grazie a nove brani che, nella loro estetica grezza, risultano tutti pressoché perfetti. Parlando dell'ultimo dei Pond il nostro Pascale diceva “è un'altra bella giornata che affonda le sue radici negli anni '60. Ci accontentiamo”. Io vedo. E rilancio con gli Spyrals.

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