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R Recensione

7/10

The Vickers

Ghosts

I Vickers, che con i due precedenti lavori ci avevano abituati ad una scanzonata formula indie pop/post-punk, con questo Ghosts mostrano di sapersi muovere con grande dimestichezza entro i canoni di sonorità più complesse e articolate: la terza prova della band fiorentina pesca a piene mani dalla scena neo-psichedelica britannica, appropriandosi però del suddetto linguaggio senza dare mai l'impressione di un'emulazione macchiettistica.

Un album dal sound ricchissimo e variegato, dove alla spigliatezza pop della scrittura si unisce un sound saturo, espanso, imprevedibile. She's Lost, ad esempio, è una filastrocca acida sorretta da una impeccabile sessione ritmica kraut, che però, facendosi strada tra moduli chitarristici liquidi, si addensa e si trasforma, concedendosi aperture squisitamente pop e arroventamenti rumoristi. Tra Temples, Tame Impala e Younghusband, con tanto di spiccato estro Barrettiano (basti ascoltare una Walking On a Rope), i pezzi del quartetto si ramificano articolando una varietà di soluzioni quasi caleidoscopica: Senseless Life acquisisce pienezza lentamente, strutturando il crescendo melodico con una dosata sapienza nel gestire le intelaiature chitarristiche (grazie al lavoro del vocalist Andrea Mastropietro e di Francesco Marchi), mentre It Keeps Going On And On, col suo twang riverberato, si avviluppa attorno ad una linea di organetto facendosi presto solidissima, sempre lavorando per accumulo, in un continuo infittirsi delle trame (ottimo qui il lavoro del bassista Federico Sereni). La chitarra in phaser di All I Need gioca subito le sue carte, sfoderando un riff destinato a imprimere il passo ad uno dei pezzi più efferati del lotto (tra contaminazioni shoegaze ed echi Sonic Youth), Hear Me Now si crogiola compiaciuta in un nugolo di chitarre distorte (scuola Toy), mentre Inside a Dream si prende il suo tempo, inanellando magistralmente i diversi passaggi che conducono alla conflagrazione finale.

I Vickers dimostrano di sapere esattamente quello che vogliono, innescando dinamiche mai fuori controllo: dalle massicce scenografie dipinte dalle due chitarre, ai trattamenti vocali (la voce di Mastropietro è quasi sempre effettata, riverberata, immersa negli eco), fino ad una sessione ritmica mai sotto tono (il già citato Sereni e il drummer Marco Biagiotti). Un album che segna una nuova fase per la band fiorentina, che imbocca nel migliore dei modi una strada impegnativa ma capace (anche grazie alla distribuzione Rough Trade) di dare grandi soddisfazioni. La partecipazione al Primavera Sound è un primo importante riconoscimento: avanti tutta!

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