V Video

R Recensione

6,5/10

Toy

Clear Shot

In quello che, personalmente, ricorderò come l’anno delle conferme mancate, i Toy si mettono in fila senza fare eccezione. Sì lo so, un giudizio piazzato così a bruciapelo è un po' come svelare il finale della barzelletta che ci si appresta a raccontare, ma perché perdere tempo? Dopo un esordio fulminante come quello del 2012, che regalava agli anni Dieci un rock energico ed urbano, scintillante di cromature neo-psichedeliche e scariche noise alla Sonic Youth, con in più quel tocco sci-fi di stampo space-kraut, e dopo un secondo lavoro che, seppur minore, seguiva la stessa fortunata china, ecco che ascoltare il ripiego indie-garage di “Clear Shot” non può che lasciare spiazzati.

Come avere a che fare con un’altra band (eppure è solo la tastierista Alejandra Diez ad essersene andata!): invece che allargarsi, il sound si restringe, relegando sullo sfondo quella spazialità che era marchio di fabbrica della band di Londra. Per quanto un pezzo come “Fast Silver” mostri un evidente tentativo di lavorare su andature più screziate e “oblique” (in questo caso l’incedere è tagliente e jazzato, le sfumature sono curatissime, dalle chitarre che baluginano sullo sfondo alla non immediatezza con cui il ritornello prende forma dalla strofa), lo stesso pezzo mostra i segni di una scelta stilistica piuttosto conservatrice, tutta incentrata su un vistoso ripiegamento revivalista.

Non parliamo, e qui vi tranquillizzo, di un vero flop. I Toy sanno ancora catturare l’attenzione con le loro accelerate repentine (“A Clear Shot”) e la loro mistura di psichedelia irraggiante e chitarrismo abrasivo (“Jungle Games”, “Dream Orchestrator”), ma pezzi anche buoni e votati ad una più lineare ricerca melodica come “I’m Still Believing” e “Clouds That Cover the Sun”, sospesi tra il piglio jangle pop dei Felt e uno sbarazzino mood indiepop-psichedelico, (in “We Will Disperse” spuntano, in quel motivetto di tastiera, i Flaming Lips) risultano decisamente meno coinvolti nelle ibridazioni e nelle epiche espansioni di pochi anni fa, e proprio per questo meno interessanti ed appaganti.

Il terzo album dei Toy è da leggere all’insegna della riduzione e dell’alleggerimento: il suono è meno bombastico, tutto si presenta come depotenziato, dall’abbandono del compatto metro motorik al basso relegato in secondo piano, fino ai consistenti smussamenti dei droni noise e delle incursioni space-sintetiche. Buono, ma non abbastanza -almeno per chi scrive- per la band di Tom Dougall, che può sicuramente alzare un po’ di più il tiro.

V Voti

Voto degli utenti: 5,3/10 in media su 3 voti.
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ThirdEye 4,5/10
hiperwlt 5,5/10
zebra 6/10

C Commenti

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FrancescoB alle 9:43 del 7 ottobre 2016 ha scritto:

Mai apprezzati (per me tanto fumo), e il giudizio del sempre bravissimo Cas non mi invoglia a dare loro un'altra chance..Ma forse ci proverò lo stesso.

Cas, autore, alle 9:27 del 11 ottobre 2016 ha scritto:

dai almeno il primo recuperalo, è una bomba!

FrancescoB alle 9:56 del 11 ottobre 2016 ha scritto:

Non mi dispiaceva, ma nulla di che dal mio punto di vista, specie dal punto di vista della scrittura. Limite mio naturalmente

woodjack alle 14:08 del 8 novembre 2016 ha scritto:

ascoltato. Io non penso ci sia un grosso stacco coi precedenti, la "scrittura" (pop) felicissima non ce l'hanno mai avuta, e anche qui ci sono belle canzoni ma nessun pezzo clamoroso dal punto di vista melodico. La peculiarità dei TOY era ovviamente il sound e il lavoro su certe contaminazioni/straficazioni. Dovevamo pure aspettarci che al terzo disco cambiassero formula, cos'altro avrebbero dovuto fare? riempire ancora? naaaaah. E allora va bene che giochino per sottrazione, vanno bene i Felt, i ricordi Pasley, "la tastierina", qualche tocco cinematico (Fast silver è improbabile incontro tra i VU e i Pulp di This is hardcore).

hiperwlt (ha votato 5,5 questo disco) alle 17:03 del 11 ottobre 2016 ha scritto:

Curioso di ascoltare questo "alleggerimento", potenzialmente suona interessante. Il primo splendido in blocco (vogliamo parlare, poi, di "My Heart Skips A Beat"?), il secondo decisamente meno.

hiperwlt (ha votato 5,5 questo disco) alle 11:54 del 4 dicembre 2016 ha scritto:

Scrittura e sound involuto, secondo me. Unico momento degno, ed è un gran pezzo, "Another Dimension".