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R Recensione

7/10

Samuel Katarro & His Tragic Band

Live At The Place

Era necessario, quasi fisiologico, un live di Samuel Katarro (al secolo Alberto Mariotti) e la forma di un “official bootleg” è perfetta per testimoniare gli esiti della sua intensa attività concertistica. La sua sferragliante Tragic Band rimescola le carte con le quali giocarono Dream Syndicate, Willard Grant Conspiracy, Syd Barrett, Tim Buckley, Julian Cope, Jon Spencer Blues Explosion proponendo un rock alterato, sudato, stralunato, pieno di inclinazioni combat-folk, punk-blues, garage-psichedeliche e noise. Il live in questione (registrato al The Place di Roma, il 18 Novembre 2010) e contenuto in una confezione cartonata che omaggia, nella grafica, il leggendario “Live At Leeds” degli Who, pesca dai due eccellenti album dell'autore pistoiese, ossia “Beach Party” (2008) e “The Halfduck Mystery” (2010), dei quali abbiamo ampiamente trattato su SdM, ponendo in risalto l’estro istrionico del loro artefice. Scorrono con irruenza e urgenza i titoli che ci hanno fatto amare Samuel Katarro, da “Headache” a “Pop Skull”, da “You’re An Animal” ad “I Was The Musonator”, da “Three Minutes In California” a “From Texarkana To Texarkana” (stratosferica, lisergica catarsi, anzi katarsi, oltre le alte sfere del cosmo), da “Pink Clouds Over Semipapero” a “The First Years Of Bob Bunny”, da “Com-Passion” (in una versione che lascia senza fiato) a “Beach Party”. Tutti brani attraverso i quali si rivela un’anima inquieta che non si può far entrare in un contenitore dalla forma definita. Spesso a rendersi protagonista è il violino di Wassilij Kropotkin, ma anche la batteria febbricitante di Simone Vassallo ha un ruolo centrale nella caratterizzazione delle esecuzioni. Una tempesta elettro-acustica scatenata da un leader sospinto da una pulsione innata per non perseguire nella musica, sempre e a tutti i costi, l’equilibrio.

L’ironia a cui il nome potrebbe indurre non tragga in inganno: Katarro è un talento analogico fuori da ogni schema, una scheggia impazzita dell’underground italiano (?) o di qualunque ambito musicale battuto nella nostra penisola.

Fra il serio e il faceto, fra compunto cazzeggio e divertito impegno, fra melodia e sperimentazione, senza andare mai a parare dove più ci si aspetterebbe: fra queste coordinate sfugge la personalità di Samuel. Ma non importa: è un piacere sapere che, lontano dai soliti nascondigli, si aggiri lì fuori una entità incarnata in tal guisa.

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Marco_Biasio alle 12:36 del 19 gennaio 2012 ha scritto:

Di quest'uscita nulla sapevo. Ho avuto la fortuna, l'anno scorso, di avere Alberto ospite in persona nella trasmissione che co-conduco. Per l'occasione ha suonato qualche brano in acustico, dal vivo, e confermo che è un grandissimo talento. "Beach Party" e "The Halfduck Mystery" necessari per chiunque voglia esplorare il cantautorato tricolore più "deviato" e psichedelico.

Voltaire alle 16:40 del 20 gennaio 2012 ha scritto:

Minchia come sono messo male. Non ne sapevo neanche l'esistenza. Provvedo all'ascolto. Cia

bargeld alle 17:25 del 20 gennaio 2012 ha scritto:

Adoro (forse si era capito) Alberto Mariotti e la sua fenomenale Tragic Band, una realtà totalmente avulsa dal panorama indie italiano, e lo si legga come un pregio non di poco conto. Musicisti formidabili davvero (chi ha avuto la fortuna di ascoltarli dal vivo è rimasto a bocca aperta) e persone umili e appassionate. Una rarità. Non ho ancora ascoltato questo lavoro dal vivo, ma la tua recensione, Stefano, mi fa venire l'acquolina in bocca (come già, per fortuna, mi aspettavo!).