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R Recensione

8/10

A.A. V.V.

The Bridge School Concerts 25th Anniversary Edition

La Bridge School è l’istituzione creata in California da Neil Young 25 anni orsono per la cura e l’educazione di bambini con handicap psico-fisici. Un problema che il cantautore canadese vive sulla sua pelle in quanto due dei suoi tre figli soffrono di gravi problemi in tal senso. Aspetto ben noto ai fan di Nello, dato che il Loner attraversò una delle fasi più instabili e critiche della carriera negli anni 80 proprio in concomitanza con la nascita del secondo figlio malato. Il famigerato “Trans” in particolare fu un’opera influenzata dal deficit comunicativo del figlio (indimenticabile “Transformer Man”, poi resa in una toccante versione acustica nell’Unplugged del 1993, spogliata di vocoder e effetti elettronici e rivelandosi nella sua natura di gemma folk). Young e la moglie Pegi hanno sostenuto la scuola in diversi modi, segnatamente organizzando il “Bridge School Benefit”, una serie di concerti annuale ai quali, richiamati dal carisma di Nello, in questi anni hanno partecipato fior fiori di artisti, interpretando in versione rigorosamente acustica classici del loro repertorio o di quello di Young stesso. Per celebrare il venticinquesimo anniversario della Fondazione arriva sul mercato un lavoro celebrativo, i cui proventi ne finanzieranno ovviamente le attività.  

Difficile dunque compilare un sunto sufficientemente esaustivo di questi 25 anni visti i nomi che si sono alternati sul palco: The Who, Springsteen, Sonic Youth, Paul McCartney, Dylan e Brian Wilson tra i più rinomati. Abbondano dunque le chicche: anzitutto la “Country Feedback” suonata con Peter Buck e Young alle chitarre, lugubre e marziale nell’incedere e caratterizzata dall’interpretazione come sempre magistrale di Stipe (nello stesso show venne suonata pure la leggendaria “Ambulance Blues”, finita poi nel singolo natalizio per il fanclub della band di Athens). Poi una “Born in the Usa” da accendini accesi da parte del Boss, una vibrante “Get Back” di Sir Paul e i vecchi leoni CSN e Crazy Horse tirati a lucido nelle nervose “Déjà Vu” e “Love and Only Love”  rivisitate assieme all'uomo dell'Ontario, mentre Nils Lofgren (notorio membro della E Street band ma anche uomo chiave in tanti lavori di Nello, “Tonight’s the night” su tutti),  regala una “Cry on more time” da brividi. Persino i Metallica spogliano la belluina “Disposable heroes” dagli orpelli thrash calandosi perfettamente nel contesto. E se i Pearl Jam in una versione intensa benché pacata di “Better Man” offrono uno dei loro migliori episodi di epica americana affine a quella youngiana, si trovano pure nuove leve del folk-rock odierno quali Band of Horses e Fleet Foxes, a testimonianza di come non ci siano solo cariatidi nel progetto.

Tra le interpretazioni più convincenti del repertorio di Zio Neil svetta la vaporosa e sentita versione solo piano e voce della classicissima “After The Gold Rush” da parte di Thom Yorke, sicuramente fonte di ispirazione per tante delle ballate pianistiche dei Radiohead (si pensi a “Pyramid song”). Il lavoro è disponibile in due cd e tre DVD: questi con una offerta ovviamente maggiore, su tutti un David Bowie d’annata alle prese con una “Heroes” da lacrimoni e Simon & Garfunkel con la quintessenziale “America”, oltre a ruggenti prove di Tom Petty e Devendra Banhart. Insomma, nonostante nella scaletta abbiano trovato posto No Doubt e Dave Matthews invece dei ben più meritevoli Beck e Bert Jansch, per il Natale appena trascorso pochi regali avrebbero essere più succulenti e per una giusta causa allo stesso tempo.  

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Dr.Paul alle 14:49 del 5 gennaio 2012 ha scritto:

il famoso bridge school...25 anni accipicchia!