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R Recensione

7/10

Bocephus King

Amarcord

Chi frequenta abitualmente i locali dove ancora si suona musica live, si sarà di certo imbattuto almeno una volta in un nome alquanto particolare, Bocephus King. Da anni infatti James Perry, questo il vero nome del cantautore canadese nativo di Tsawwassen, una piccola cittadina affacciata sull’Oceano Pacifico vicino a  Vancouver, calca con una certa assiduità i palchi italiani, ottenendo un consenso crescente, grazie alla qualità delle composizioni e soprattutto alla sua capacità comunicativa e di performer. A ridosso del suo nuovo, esteso (oltre venti date) tour nella nostra penisola, esce questa antologia pubblicata dalla italiana Appaloosa, in cui ritroviamo materiale preso dai cinque dischi finora pubblicati dal nostro, ed alcuni inediti. Il titolo scelto (preso da un film di Fellini) pare quindi essere un omaggio al nostro paese, ma ancora di più un omaggio al cinema, i cui riferimenti sono ben presenti nella visione poetica di Bocephus King. In Nowhere At All, ballad tra Elliott Murphy e DeVille con un testo molto dylaniano, quasi una talk ballad, cita Un tram chiamato desiderio, in Ballad Of The Barbarous Nights cita Da Qui all’Eternità. Che dire poi di un brano dal titolo Goodnight Forever Montgomery Clift, costruito con stratificazioni di suoni e strumenti, un brano denso e pieno, sia di musica che di contenuti? E Eight And A Half, rock dai toni blues e un po’ psichedelici (sarà l’effetto del sitar?) non sarà un altro omaggio al nostro Federico Fellini?

Come in ogni raccolta retrospettiva, si passano in rassegna brani estratti da dischi diversi, mancando forse di omogeneità, ma riuscendo nell’intento di illustrare le molte facce dell’artista, dalla ballata rock dylaniana, al blues sporco alla Tom Waits, dal rock zingaro di Willy DeVille a quello più carico di soul di John Hiatt. L’apertura con On The Hallelujiah Side ci porta subito in una folk ballad alla Willy DeVille, con la linea melodica segnata da un bellissimo violino, e Blues For Buddy Bolden è una splendida rock ballad con ancora nel cuore lo zingaro del village. Come non pensare a Tom Waits quando la voce di Bocephus si arrochisce in Juanita, un brano splendido in cui mandolino e dobro danno un suono ispanico, o nello splendido psycho blues Jesus The Bookie, brano che gode di un testo (a suo modo molto dylaniano) pieno zeppo di citazioni.

Ma i semplici paragoni sono limitanti per il canadese, che in realtà riesce a metabolizzare le innegabili influenze creando un sound personale e convincente, a supporto di testi sempre molto profondi. Se Ruby è una murder ballad dove a finire incastrato è l’innocente protagonista anziché il colpevole del delitto, The Way The Story Goes è uno swing blues sul senso della vita, in cui il protagonista va a spasso con il fantasma della grande Ma Rainey, mentre in Willie Dixon God Damn! è il gigante del blues che viene chiamato a protezione, in una ballad dai toni blues e scuri alla Nick Cave.

In Amarcord ci sono oltre cinquant’anni di storia della musica americana, dalla California dell’epopea beat omaggiata in Cowboy Neal (con tabla, djembe e pedal steel), al Bob Dylan dell’unica cover del disco, Senor (rivisitata con percussioni e indian slide guitar), dal country folk dal soul, dal blues alla rock ballad, fino al sorprendente inedito What We Talk About When We Talk About Love, pop dal gran tiro, ipotetico hit single. Ad impreziosire la confezione, un libretto con i testi con traduzione italiana a fronte e un breve commento per ogni canzone ad opera dello stesso autore. Se ancora non avete avuto l’occasione di entrare in contatto con la musica di Bocephus King, questa potrebbe essere l’occasione giusta.

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