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R Recensione

7/10

Gang

La Rossa Primavera

Uscito non a caso il 26 aprile (non potendo uscire il 25, giustamente festa nazionale), questo disco è l’omaggio che i fratelli Severini porgono ad uno dei momenti fondanti della nostra Repubblica, la Resistenza, da sempre presente nel canzoniere della band marchigiana come parte integrante delle loro radici. E omaggiando la resistenza, omaggiano anche alcuni artisti di cui ripropongono le composizioni, essendo quello della Resistenza un tema molto frequentato dalla nostra canzone d’autore. Quindi una nutrita serie di cover compongono il cd, oltre ad alcuni brani tradizionali, e quattro brani del repertorio dei Gang, qui rivisitati con l’aiuto dei Ned Ludd.

 

Tra i brani tradizionali più noti, non potevano mancare il classico "Fischia il vento", posto in apertura del disco, in una versione tirata, rock, con un bel violino, anche se non perde il suo ritmo classico, e un ottimo assolo di chitarra nel finale, e l’altrettanto conosciuta "Festa d’aprile" qui riproposta in versione folk, come fosse quasi un valzer di paese, con violino e fisa a tenere il ritmo. Meno conosciute ma altrettanto significative le altre due composizioni riprese dai canti tradizionali della Resistenza, "La brigata Garibaldi", in un’ottima versione folk, quasi dotata di  un’allegria contagiosa , un tuffo nelle feste di paese, con violino, banjo a guidare le danze, e "Quei briganti neri", eseguita con solo voce e piano, cantata con la giusta intensità e partecipazione dalla sempre ottima voce di Marino Severini. Notevoli le scelte delle cover contemporanee, a partire da Pane, giustizia e libertà in cui i Gang fanno propria, trasformandola in una rock ballad a base di fisarmonica e mandolini,  una delle più belle composizioni di uno dei veri rockers italiani, Massimo Priviero, con il racconto della vita di Nuto Revelli, dalla diserzione dall’esercito, alla fuga in montagna con i ribelli partigiani, e infine la vita da scrittore; e autore tra l’altro di "Pietà l’è morta" (brano talmente classico da diventare un modo di dire entrato nel linguaggio comune),  qui con un andamento rock, in cui l’autore racconta in prima persona la sua vicenda, dalla guerra in Russia (che Dio maledica chi ci ha tradito, lasciandoci sul Don e poi è fuggito) alla lotta partigiana (tedeschi e fascisti fuori di Italia, gridiamo a tutta forza pietà l’è morta).

Altro colpo da maestri, la scelta di riproporre un brano famosissimo negli anni ’70, ma oggi forse meno conosciuto. Come "Dante di Nanni" degli Stormy Six, in una versione abbastanza rispettosa dell’originale, con un bel solo di chitarra e un tocco di anni ’70 nei suoni. Autore all’epoca altrettanto famoso degli Stormy Six, Claudio Lolli è l’autore di "Poco di buono", una slow ballad alla Gang. Esponenti del rock di oggi sono invece gli Yo Yo Mundi, dei quali riprendono il brano "Tredici" in una versione rock, dura, molto simile a quella degli autori, con cui gli stessi Gang l’avevano già eseguita.

 

Tra i cantautori ripresi, non mancano due dei pesi massimi della nostra canzone d’autore, Guccini e De Gregori. Del primo riprendono un brano recente ma tuttora inedito, "Su in collina", canzone che Guccini ha ricavato da una poesia dialettale bolognese, molto bella e emotivamente coinvolgente, che racconta un episodio della Resistenza. Più coraggiosa la scelta di riproporre "Le storie di ieri" scritta da Francesco de Gregori, (e uno dei capolavori del suo canzoniere), per chiudere un disco pieno di musica,  con sole voce e tastiere, un brano lirico, poetico, non certo immediato come gli altri del disco, dove si raccontano le storie di questo grande Umanesimo che è stata la Resistenza. Dal proprio repertorio, i Gang ripescano infine "La pianura dei sette fratelli", molto simile all’originale, ma più folk grazie ai trattamento dei Ned Ludd,  "4 maggio 1944" brano teso, scuro, che si  apre lentamente e cresce nel finale con l’ingresso dei Ned Ludd, "Eurialo e Niso", scritta all’epoca con Massimo Bubola in quello che resta uno dei capolavori della ventennale carriera dei fratelli Severini, qui sostenuta da flauto e fisarmonica che la rendono più folk, e "Aprile", classica rock song alla Gang per una versione splendida, dove testo e musica si sposano alla perfezione.

 

Un disco splendido, un atto d’amore che i Gang rivolgono a tutti quei ragazzi che hanno dato la vita per dare a noi la possibilità di vivere in un paese libero. Ragazzi normali, non eroi. Qui non si racconta la vita dei Grandi della Storia, ma delle persone comuni, dei piccoli uomini, normali, che con il loro grande sacrificio hanno salvato il nostro paese e dato l’esempio alle future generazioni.

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