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R Recensione

8/10

Litfiba

Desaparecido

La grande nevicata del 1985 fu uno degli eventi fondamentali della mia infanzia. Era gennaio e ricordo un freddo cane, il bianco che copriva tutto e noi ragazzini a sgattaiolare sul bob di plastica rossa in una discesa ghiacciata. Il grosso pupazzo di neve nel parco giochi innevato è sempre lì, sepolto fra venticinque anni di fotografie abbandonate. Gli occhi di un bambino sono facilmente impressionabili e il fascino che esercitava il nevischio alto dieci centimetri non temeva confronti nell’anno dell’Hellas Verona campione d’Italia, del “volemose bene” for Africa di “We Are The World”, del servitore di Stato Kossiga ottavo presidente della Repubblica e dell’Achille Lauro sequestrata dal commando palestinese.

Beata gioventù che non può farti cantare consapevole “…E' la noia che scava dentro me. Non sarò eroe, non sarei stato mai…Sono sempre fuggito, senza più traccia di me…”, ma forse già intuivo che i Ricchi E Poveri di “Se M’Innamoro” non erano la verità. No, c’era ben altra musica nell’aria che non fosse solo scenografia televisiva di cartapesta, un urgente e reale urlo sotterraneo che aveva voglia di emergere in questo mummificato paese per vecchi. Erano i semi cattivi del punk-filosovietico dei CCCP e della vivace scena rock fiorentina, che nella post new-wave di “Siberia” dei Diaframma aveva trovato un pregevole punto di partenza.

I Litfiba nascono a Firenze nel 1980 su iniziativa del chitarrista Federico ”Ghigo” Renzulli e di Gianni Maroccolo, bassista, due tizi appassionati di punk, Led Zeppelin e Ultravox (quelli foxxiani). Il nucleo originario della band, completato da Antonio Aiazzi alle tastiere, Francesco Calamai alla batteria e dall’estroverso frontman Piero Pelù, forse il miglior esemplare di animale da palco mai apparso sulla penisola, prende il nome dall’indirizzo telex di Via Dei Bardi 32 (Renzulli era stato un operatore telegrafico e conosceva bene il sistema Iricon), la vecchia cantina sala-prove sede dei loro esordi. Nell’ottantadue incidono l’omonimo esordio (che conteneva una precedente versione di “Guerra”), intanto esce Calamai, entra Renzo Franchi e un anno dopo pubblicano il 45 giri “Luna/La Preda”. Un nuovo ep (“Yassassin”, con la cover di Bowie ripresa da “Lodger”), un nuovo definitivo batterista (il bravo Ringo De Palma) ed i tempi diventavano finalmente maturi per il primo ellepì ufficiale.

“Desaparecido”, prodotto da Alberto Pirelli e Carlo U. Rossi per l’indipendente IRA Records, inizia nel marzo ’85 la cosiddetta “trilogia del potere” (proseguita con l’importante “17 Re” e il compatto assalto med-rock di “Litfiba 3”) e segna una svolta innegabile sul calendario del deprimente deserto musicale italico. Dopo la breve e intensa stagione prog degli anni Settanta, la parola “rock” sembrava appunto desaparecida, scomparsa, non era più tempo di eroi, proclami e sfide senza alcun complesso d’inferiorità verso gli angloamericani, che giocavano spesso e volentieri in casa, almeno fino a quella sorta di rinascita nella wave-tricolore dei Litfiba. Che non sono mai stati dei precursori, anzi: riuscivano comunque a contaminare le tipiche atmosfere dark d’Albione con un mix di suggestioni etniche e mediterranee, usando un contenitore di suoni fuori tempo-massimo ma perfetto per esprimere le proprie oniriche suggestioni. E pazienza se il riff circolare della conosciuta “Eroi Nel Vento” è figlio dei ghirigori ritmici del The Edge di “I Will Follow”, se il post-punk dell’aggressiva “La Preda” sembra rielaborato su “The Wait” dei grandiosi Killing Joke e “Istambul” ha quell’incipit arioso di synth asportato direttamente dall'India duraniana di “Save A Prayer” (suvvia, non fate gli spiritosi: anche Simon Le Bon ha diritto d’asilo).

Però i ragazzi avevano la stoffa dei puledri di razza al Palio, e non lasciano indifferenti il basso stringente di Maroccolo intorno a spirali noir di synth-pop dedicate a Louise Brooks (“Lulù E Marlene”), un folk zingaresco di picari e chiari di luna (“Tziganata”) e l’istrionica voce di Pelù a creare un mondo di utopie mai sconfitte su luminosi fiocchi di tastiera e coatta elettricità renzulliana (la notturna “Pioggia Di Luce”, con l'ospite Hanno Rinne alla chitarra). L’antimilitarismo delle liriche, tema centrale dell’album, trova il giusto climax nell’epicità di “Guerra” e un Pelù forsennato contro la violenza cieca degli “…Uomini neri! GUERRA. Aria vuota nelle strade…Si muovono le ombre di uomini neri!”, in un convulso finale di strumenti all’arma bianca. Lo spaghetti-rock quando scalciava ingenuo nella culla e la pasta non stava a indicare soltanto l’aumento della circonferenza dei fianchi di Ghigo, prima dell’esplosione mediatica nei meravigliosi anni Novanta dell’Iguana de noantri Pierone al grido maudit di “’O Terremoto!”

V Voti

Voto degli utenti: 8,1/10 in media su 30 voti.
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Cas 8/10
Teo 8/10
bart 8/10
David 8/10
leax 8/10
zagor 8/10
ThirdEye 7,5/10
PehTer 9/10
loson 8/10
Robio 9/10
Vatar 9/10
luca.r 7/10

C Commenti

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Norvegese (ha votato 9 questo disco) alle 9:19 del primo febbraio 2011 ha scritto:

ottima recensione per uno degli album fondamentali del rock italiano. 8 perle di new wave, contaminate anche da suggestioni latine (Desaparecido), rom (Tziganata) o orientali (Istanbul). Certo, la voce di Pelù non è ancora matura al 100% e suona un po' metallica. Il successivo 17 Re sarà comunque l'apice per questi primi Litfiba. Infine, l'unico appunto che mi sento di fare è che è un album fin troppo corto: lasciare fuori capolavori come Onda Araba, Versante Est, Transea è un vero delitto

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 9:22 del primo febbraio 2011 ha scritto:

bravi bravi i primi Litfiba, questo disco è affascinante ma ancora un po' acerbo, anche per me l'apice si raggiunge con 17 Re (splendido), ma anche Litfiba3 lo preferisco. In questo però ci sono due tre brani veramente belli, La preda, Lulù, Eroi nel vento, anche la stessa Guerra mi è sempre piaciuta.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 10:08 del primo febbraio 2011 ha scritto:

Grande disco e bella recensione. L'unico rammarico e non averli visti dal vivo in quel periodo.

Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 11:08 del primo febbraio 2011 ha scritto:

complimenti a Daniele per lo scritto esaustivo. Il disco è una pietra miliare della wave italiana. Assieme a 17 Re il punto più alto della produzione dei Litfiba. Piccolo grande capolavoro.

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 11:52 del primo febbraio 2011 ha scritto:

Ottima recensione per un disco bellissimo, frutto maturo di un'affascinantissima attività pre '85 (che vede gioielli come lo strumentale Eneide di Krypton, ma anche i singoli sparsi qua e là). Insomma, una pietra miliare del rock italiano!

Hexenductionhour (ha votato 9 questo disco) alle 19:30 del primo febbraio 2011 ha scritto:

Finalmente,era da tempo che aspettavo la recensione di questo grande gruppo nostrano...Desaparecido per me rappresenta un gran capolavoro (certo non all'altezza del successivo 17 RE) con delle canzoni uniche e originali e dalle atmosfere multiformi Istanbul,Lulu e Marlene,Tziganata sono dei capolavori a se stanti difficilmente qualsiasi altra band del nostro paese avrebbe saputo fare di meglio,un album che può essere paragonato tranquillamente anche con gruppi stranieri senza sfigurare minimamente (forse la lingua rimane l'unica pecca,ma sarebbe stato impossibile scrivere questi capolavori in una lingua diversa dalla nostra) per me un album intoccabile...nonostante qualche brano un pò minore rimane uno dei punti saldi di tutta la discografia italiana...DESAPARECIDOOOO....

bart (ha votato 8 questo disco) alle 16:57 del 27 giugno 2011 ha scritto:

Non amo particolarmente i Litfiba, ma questo disco è veramente ottimo. Sembrano un'altra band rispetto a quella degli anni '90.

Totalblamblam (ha votato 6 questo disco) alle 18:46 del 27 giugno 2011 ha scritto:

certo vedere pelù che scimmiotta bono ( la canzone un out take da war) è da antologia...disco carino per una band carina

apapaia (ha votato 8 questo disco) alle 1:38 del 4 gennaio 2012 ha scritto:

Che dire, per chi come me é cresciuto negli anni '80, e ne porta ancora i segni "sulla pelle" non c'é bisogno di tante parole per descrivere le sensazioni che riporta l'ascolto di questo pezzo di storia musicale italiana. Probabilmente un po' acerbo in vari aspetti, rimane un documento imprescindibile per cogliere il "clima" di quei tempi....Possibile che nessuno osi misurarsi con la recensione di 17Re? Io non valgo per "scrivere di musica", soprattutto per dischi che mi toccano cosí profondamente nell'anima, che fanno riaffiorare in me i ricordi, le emozioni di quei tempi vissuti con intensitá e passione tra le strade e i solchi di dischi indimenticabili che se non hanno cambiato il mondo (perché siamo ancora una volta qui incazzati per le stesse ragioni di allora), quanto meno hanno cambiato le nostre coscienze

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 9:40 del 4 gennaio 2012 ha scritto:

RE: ??

Non abbiamo una recensione di 17re???

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 23:06 del 7 agosto 2013 ha scritto:

il miglior disco della wave italiana. "eroi nel vento" è ispirata agli U2, ma per la legge del contrappasso sarebbe stata a sua volta semiplagiata dagli Heroes del Silencio ( noti anche come i Litfiba spagnoli).

Vatar (ha votato 9 questo disco) alle 17:32 del 25 luglio 2016 ha scritto:

Che ricordi, era il lontano 1985, andammo al teatro tenda di Lampugnano a Milano per vedere gli Style Council ma era tutto esurito, proprio lì vicino alla festa dell'Unità suonava gratuitamene un gruppo semisconosciuto, il suo cantante armeggiava un teschio e calzava una gonna, si chiamavano Litfiba e presentavano questo disco.

Sicuramente non sarà un capolavoro ma uno dei dischi più significativi della New Wave italiana in quel periodo d'oro.