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R Recensione

7/10

Massimo Zamboni & Angela Baraldi

Solo una terapia: dai CCCP all’estinzione

Difficilissimo parlare ancora di queste canzoni. Canzoni che hanno entusiasmato più di una generazione, create da due delle band italiane tra le poche per le quali si può dire a ragion veduta che siano state davvero originali, senza paragoni in Italia e all’estero, i C.C.C.P. e i C.S.I., e soprattutto da due delle menti più acute di quello che venne definito all’epoca il nuovo rock italiano, Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni.

Coraggiosa quindi l’idea di Zamboni oggi, non solo di riprendere quel materiale, ma di riproporlo con la voce di Angela Baraldi, che all’apparenza potrebbe sembrare quanto di più distante possibile dal mondo di quelle due band. E invece quelle canzoni sembra le calzino a pennello, e lei si dimostra bravissima nel farle proprie senza però snaturarle, e soprattutto senza dare l’impressione di voler mettersi nei panni di Ferretti.Questa fortunata collaborazione artistica nasce nel 2009, quando a Zamboni viene commissionata la scrittura della colonna sonora di un documentario, e sceglie di far cantare alla Baraldi il brano Nove ore, un brano lento e intenso, guidato dalla voce di Angela e la chitarra di Massimo, con una batteria delicata. Da qui parte l’idea prima di un concerto a gennaio per una rassegna teatrale e, vista la risposta del pubblico, di un intero tour estivo, di cui questo cd live è il resoconto.

Si parte con Emilia paranoica, dura, guidata da una chitarra ossessiva e dalla voce della Baraldi, quasi salmodiante, molto vicina per intensità a quella di Ferretti. Qui siamo nella storia del rock italiano. A distanza di ventisette anni, ancora colpisce la descrizione lucida di una società in decadenza. Esecuzione impeccabile.

Seguono due composizioni dal repertorio solista di Zamboni: Da solo, dall’andatura vagamente blues, con una grande chitarra, e la voce della Baraldi che interpreta ottimamente questo brano già cantato in precedenza da Lalli e da Nada, e Quando se non ora, un brano lento e riflessivo.

Le prove del nove a cui deve sottomettersi la coppia Zamboni / Baraldi arrivano prima con Allarme (dal repertorio dei C.C.C.P. – 1986) in cui la Baraldi si difende bene, ma è ottima soprattutto la resa sonora, un simil valzer punk quasi meglio dell’originale, e poi con Del mondo, uno dei vertici compositivi dei C.S.I., rivista con una bella chitarra bluesata e cantata in coppia. Una gran bella versione, per uno dei classici del rock italiano degli anni ’90. 

A ritroso è il brano più nuovo del lotto (2010), una composizione molto bella e intensa, in cui i richiami alle esperienze passate sono sfumati, quasi assenti, pur essendo la firma di Zamboni evidente, a dimostrazione della maturità raggiunta come autore e come musicista. In scaletta segue un altro classico, Mi ami?. Dall’intro quasi non si direbbe, ma è lei. Dopo 28 anni, è ancora un brano freschissimo, presentato in una veste leggermente meno punk, con suoni più attuali, e la Baraldi dà prova di grande interprete. E dopo Mi ami? Non può che seguire Io sto bene, e la mente torna ai nostri 20 anni e quel disco in vinile rosso che ci sconvolse (Affinità – Divergenze 1986).

Quel disco che Alberto Campo definì un fulmine a ciel sereno che sconvolse le coordinate del rock nazionale. Qui Io sto bene mantiene il suo impatto punk originario, la chitarra graffia, la batteria e il basso trascinano, e la Baraldi lotta e vince. Sempre da quel disco viene ripresa anche Curami, in cui la Baraldi sembra quasi il Ferretti degli esordi, in una versione molto simile all’originale, che mantiene intatta la sua carica dirompente.

 

Cupe vampe è un altro dei vertici della storia dei C.S.I., qui presentata in una versione rivista nei suoni, con una chitarra che spazia, e un’altra grande prova della cantante bolognese, che fa di questo brano un  vero capolavoro. Anche con Annarella le emozioni scorrono a fiumi. È il brano che chiudeva l’ultimo capitolo della vicenda C.C.C.P., uscito quando la band aveva già dato l’addio, una sorta di lettera di commiato. Una bella versione, cadenzata, lenta. Chiude il disco M'importa 'na sega, brano che porta la firma dei cinque C.S.I., Le due chitarre girano a mille, e ancora una volta la voce della Baraldi spicca sulla musica. Casualmente, è la stessa canzone con cui quest’estate Ferretti chiudeva i suoi concerti.

L’impressione che si ha dall’ascolto di questo cd live, è che la Baraldi dia il meglio di se nelle composizioni più punk, più gridate, forse meno vicine al suo repertorio abituale, e questo è sicuramente un segnale di quale grande interprete sia, e che Zamboni sia non solo un grande autore ma anche un grande musicista, con una chitarra che sa essere aspra, urticante e abrasiva quanto anche dolce e delicata.

Il cd, dopo una prima stampa di sole 500 copie numerate e firmate, distribuite durante i concerti, è ora in tutti i negozi di dischi, e la coppia è ancora in tour fino alla fine dell'anno. Non perdete questo doppio appuntamento.

   

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cesare 7/10

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