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R Recensione

7/10

Neil Young

Le Noise

 A differenza di altri padri nobili che ormai hanno preferito far calare il sipario come Bowie o di chi soltanto raramente spedisce cartoline, alla Cohen, Neil Young continua imperterrito a timbrare il cartellino, anche nella fase crepuscolare di una carriera infinita. Ossessionato dalla perfezione formale con cui intarsiare il suo canone artistico (si pensi al maniacale e controverso disegno degli Archivi, finalmente inaugurato), egli ha altresì realizzato nell’ultimo lustro progetti “pronti e via” in base all’umore del momento come i dispensabili “Living with War” o “Fork in the road”. Capitoli cui hanno fatto da contraltare per fortuna i discreti “Prairie Wind” e “Chrome Dreams II”, nei quali Re Luna ha trovato lo slancio per scrollarsi di dosso parte di quella ruggine che per anni gli ha dilaniato l’anima. E chi ama e segue l’uomo dell’Ontario preferisce in fondo saperlo così schizofrenico e intento a sfornare le sue istantanee sul mondo; qualsiasi ulteriore inciampo non farebbe che confermare quella fragilità insita pure in tutte le mille canzoni che ci hanno cambiato la vita.  

Inevitabile dunque che anche il nuovo decennio venga bagnato con l’ennesimo manufatto del Loner, “Le Noise”. Titolo pleonastico per chi ha fatto del rumore chitarristico – gli amplificatori giganti nella copertina di “Rust Never Sleeps” ne fanno fede –  uno dei cardini del proprio suono, sviscerato anche in sfumature sperimentali e contraddittorie negli anni (dallo smargiasso “Re-ac-ctor” al collage sonico di “Arc” fino alle visioni di frontiera contenute in “Dead Man”) . E francesismo omaggio alla novità di tappa, ovvero la presenza in cabina di regia del québécois Daniel Lanois: per anni membro de facto degli U2, brillante socio di Peter Gabriel e soprattutto colui che ha disseminato magiche iridescenze sulla terza età dell’altro totem mister Z, con magistrali produzioni su “Oh Mercy” e “Time out of mind”.    

Su otto composizioni per sola voce e chitarra (elettrica tranne un paio di episodi con la spina staccata), Lanois attua tra questi solchi un certosino e brillante lavoro di effetti e sfumature, tra riverberi e delay imbizzarriti. Ciò conferisce una spazialità inconsueta ai riff sanguigni e alle tipiche melodie del suo illustre connazionale, il quale le rimodella con veementi colpi di scalpello (si ascolti “Sign of Love”, una “Cinnamon Girl” riveduta e in moviola). Già la rocciosa apertura di “Walk with me”, con il suo intricato reticolo garage, restituisce un Cavallo Pazzo tirato a lucido, nonostante la sua Les Paul corra stavolta in solitaria, slittante e nervosa come in “Someone's gonna rescue me”. E non ci si annoia neppure quando un velo di retorica senile avvolge la tirata “Angry world” o gli strazianti accordi di “Love and War”.  

Semplicemente senza sbavature è invece il terzetto che chiude l’album. Si parte con “Hitchhiker”, rivisitazione di un inedito dimenticato nel limbo di metà anni 70, un autobiografico abisso di paranoie e droghe, sullo sfondo dei mutamenti dell’immenso continente nordamericano. Si tratta di uno dei sermoni più brutali e apocalittici nell’intero repertorio del Loner, vibrante di tensione vitale e ombre minacciose, nostalgico ma con lo sguardo al presente; la probabile chiusura a fil di gola di un cerchio aperto più di 40 anni fa dalle allucinazioni di  “Last trip to Tulsa”. Quindi lo struggente requiem acustico di “Peaceful Valley Boulevard”, in cui un topos tipicamente youngiano (quadretto arcadico sconvolto dal cieco e insensato delirio umano) viene dipinto lambendo vette poetiche che Mr. Soul non toccava da tempo, con i piacevolissimi spettri di “Pocahontas” e “Powderfinger” a vivacizzare la scena. E infine “Rumblin’”, un sibilo pulsante scosso da fulminee cabrate distorte e versi come “When will I learn how to heal?” che sintetizzano l’umore di un reduce – Ben Keith l’ultimo caduto nella sua comunità, RIP – indomabile.

Il miglior congedo possibile e un buon viatico al prossimo viaggio, che in base alla regola dei sei-sette anni sarà presumibilmente in direzione Nashville. La ruggine non dormirà mai, ma con queste mani di vernice la si maschera bene.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 12 voti.
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sarah 7/10
lev 9/10
REBBY 6/10

C Commenti

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Stipe alle 10:25 del 7 ottobre 2010 ha scritto:

probabilmente il miglior disco di Neil degli ultimi 10-15 anni con Prairie Wind.

Recensione eccezionale.

Totalblamblam alle 12:18 del 7 ottobre 2010 ha scritto:

a me ha convinto poco ma devo risentirlo su uno stereo decente e non su pc come ho fatto da spotify...di certo sleep with angels resta tra gli "ultimi" il mio favorito ...dylan è più consistent devo dire con le sue ultime uscite in studio, non sono capolavori ma dischi davvero dignitosi ...e cohen con quella voce da varano potrebbe cantare anche sermoni tibetani per deliziarmi

bill_carson alle 21:06 del 7 ottobre 2010 ha scritto:

le noise

credo che il titolo parafrasi(se così si può dire) il nome dle produttore

sarah (ha votato 7 questo disco) alle 21:23 del 7 ottobre 2010 ha scritto:

A me era piaciuto molto "Prairie Wind", spero faccia davvero un altro disco in quella vena prima che sia troppo tardi

NathanAdler77 (ha votato 7 questo disco) alle 23:24 del 7 ottobre 2010 ha scritto:

Yeah, It's An Angry World...

Anche per il sottoscritto è il lavoro + interessante di Nello negli ultimi 10 anni, e non è un caso la produzione dell'alchimista Lanois...Un "Dead Man" + atmosferico, forse un po' monotono soprattutto x il delay insistito sulla voce. Giù il cappello dinanzi al totem youngiano, uno che ha fatto la Storia e ancora si mette in gioco a 65 anni. Tracce preferite: il singolo "Hitchhiker", "Walk With Me" e l'oscura "Rumblin". Rece perfetta dello specialista Don, e non poteva essere altrimenti.

ozzy(d) alle 20:14 del 10 ottobre 2010 ha scritto:

oddio, "modern times" di dylan era di una bruttezza oscena stoke. il disco di natale invece come era ghghgh? ps ho sentito solo hitchhiker, veramente bella il resto non mi ha impressionato devo riascoltare lol.

Totalblamblam alle 22:26 del 10 ottobre 2010 ha scritto:

RE:

bruttezza oscena ? esagerato! magari ti confondi con saved o shot of love o dylan &the dead ... i dischi natalizi poi mi fanno tutti più o meno cacare da crosby a nat king cole a sinatra a elvis a spector non se salva uno ...bach ha fatto di meglio con le sei cantate dell''oratorio di natale l'unico capolavoro per celebrare il natale che io conosca anzi che si conosca ghhgh...figuriamoci se è quello il disco di dylan da prendere in considerazione, non l'ho neppure sentito e non lo voglio neppure sentire!

ma alla fine di tutto ciò neppure a te nello ha convinto, vediamo se cresce con gli ascolti

DonJunio, autore, alle 13:47 del 11 ottobre 2010 ha scritto:

Dylan è più parco e oculato nelle uscite, pubblica un disco solo quando ha materiale dignitoso in cascina (l'ultimo suo bel lavoro per me è stato "Love and Theft", gli ultimi mi sono sembrati per fan). Neil non ci pensa due volte a sfornare materiale anche mediocre, è semplicemente il suo modo di sentirsi vivo e curare le ferite da vecchio orso dell'Ontario, la differenza è tutta lì, gully. Dagli un'altra chance ghghgh. Un saluto a tutti i Neil-addicted accorsi qui.

sarah (ha votato 7 questo disco) alle 14:37 del 13 ottobre 2010 ha scritto:

Ascoltato, in effetti è abbastanza spiazzante come disco ( rumore senza basso e batteria, tanti effettini atmosferici etc)ma la filigrana del vecchio Neil c'è tutta e regala una manciata di grandi canzoni ( soprattutto "Peaceful Valley Boulevard"). Cosa chiedergli di più?

Foxtrot (ha votato 8 questo disco) alle 9:19 del 10 novembre 2010 ha scritto:

A me questo disco piace. I suoni sono a tratti ostici ma la classe di Neil straborda in ogni traccia. Ad ogni modo un mio commento su Neil Young non fa testo, per me da massimo dei voti anche quando canticchia sotto la doccia. Monumentale.

lev (ha votato 9 questo disco) alle 23:40 del 24 novembre 2010 ha scritto:

incredibile

mamma mia cosa ha tirato fuori dal cilindro il vecchio neil! disco dell'anno insieme a quello di john grant.

DonJunio, autore, alle 20:51 del 10 dicembre 2010 ha scritto:

S.m.a.c. santo subito!

lev (ha votato 9 questo disco) alle 23:54 del 15 dicembre 2010 ha scritto:

RE:

eh eh, grazie junio certo che anche tu, potevi pomparlo un pò di più sto disco! il vecchio neil da la cacca ancora a tanti gggiovani.

gull alle 15:07 del 13 dicembre 2010 ha scritto:

A me sta piacendo. Mi sembra un lavoro emotivamente molto carico e sincero. Ci sono almeno un paio di "pezzoni", e poi quel suo modo di cantare così, come dire, "vero"!

"Peaceful valley boulevard" è, al momento, la mia preferita.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 9:25 del 27 dicembre 2010 ha scritto:

Con solo chitarra elettrica e voce difficile trovar oggi chi fa meglio del vecchio Neil. La classe non è acqua e si sente. Si potrebbe dire che sia un album sorprendente, ma il suo autore ha notoriamente sette vite come un gatto e quindi tutto è nella norma. Immagino però che ora, esaurita la fase della scoperta di questo suo milionesimo album, sarà ai suoi vecchi capolavori che mi rivolgerò quando avrò voglia di riascoltare la sua inconfondibile voce. Votazione e rece davvero equilibrate, considerando quanto sia fan il Don di questo inossidabile eroe. Complimenti ad entrambi.

Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 18:19 del 6 gennaio 2011 ha scritto:

il buon vecchio neil colpisce ancora. Incredibile che alla sua età riesca ancora a tirare fuori dischi del genere!

thin man (ha votato 8 questo disco) alle 21:54 del 28 gennaio 2011 ha scritto:

Intramontabile Neil

Il miglior disco di Young da tanti anni a questa parte. “Hitchhiker” nella top list 2010

ThirdEye (ha votato 7 questo disco) alle 0:21 del 5 aprile 2012 ha scritto:

Non me l'aspettavo, ma mi è piaciuto! Il primo album di young che mi sia piaciuto dai tempi di Mirrorball!!