V Video

R Recensione

7/10

Thurston Moore

The Best Day

Il mio Beatles preferito? Non lo so e non me ne frega niente, forse George Harrison per esclusione. Perché Lennon era troppo “alieno”, McCartney mi sta sul culo e Ringo Starr suona di merda. E poi io negli anni ’60 non ero nemmeno uno spermatozoo. Posso dirvi però che il mio Sonic Youth preferito è sempre stato Lee Ranaldo. Per come suona, per come scrive e soprattutto per come canta. Ho vacillato un po’ solo durante la parentesi Jim O’Rourke. Ma Lee Ranaldo è Lee Ranaldo. Anzi, vado oltre: nonostante la mia smodata passione per i Sonic Youth non ho mai apprezzato il cantato di Kim Gordon, e neanche quello di Thurston Moore. Questo è, ammesso che la cosa sia minimamente interessante. Lee Ranaldo è il mio George Harrison, e le sue pubblicazioni da solista hanno sempre rafforzato la mia predilezione. Troppo estemporanee quelle di Thurstoon Moore e quasi indecifrabili quelle di Kim Gordon, sempre affette da eccessivo “sperimentalismo”.

Adesso però c’è un problema: per il suo quinto disco solista Thurston Moore ha cooptato Steve Shelley, ha preso in prestito Deb Googe dai My Bloody Valentine e ha confezionato un disco che sembra “più Sonic Youth dei Sonic Youth”. Ascoltando “The Best Day” si ha l’impressione, infatti, che il ritorno alle origini dei Sonic Youth più recenti nascesse da una esigenza di Moore che, questo bisogna ammetterlo, è sempre stato il motore principale della band. Libero dalla presenza ingombrante dell’ex-moglie e del genietto-Ranaldo, questo Thurston Moore solista supera anche quella sensazione di “forzatura” che alcuni rilevarono tra i solchi di “The Eternal”. E questo senso di compiutezza, di spontaneità viene fuori in quasi tutti gli episodi di “The Best Day”, dagli armonici di “Speak to the the wild” che si trasformano in un riff bello compatto alla “Washing Machine”, alla cavalcata di “Forevermore” che sfiora il quarto d’ora tra dissonanze e una linea vocale che è un vero marchio di fabbrica, fino alle asperità conclusive di “Germs Burn” (nuovi “Experimental Jet Set”?). Nel mezzo, accenni blues (“The best day”), ritorni acustici (“Tape” rimanda al precedente album “Demolished Thoughts”) e velocità da “Daydream Nation” (“Detonator”). Insomma, tutto quello che si possa desiderare dal nuovo disco dei Sonic Youth. Ehm, volevo dire, dal nuovo disco di Thurston Moore. Che lascia in testa due desideri: 1) Vedere questa formazione dal vivo (potrebbe succedere). 2) Poter ascoltare la risposta a distanza di Kim Gordon e Lee Ranaldo (non credo possa succedere).

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

C'è un commento. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

zagor alle 14:36 del 8 dicembre 2014 ha scritto:

Concordo, meglio decisamente lee ranaldo da solista...il suo disco dell'anno scorso era veramente bello, questo di Thurtson dal poco che ho sentito non mi ha detto nulla.