R Recensione

8/10

Ian Hunter

Short Back n' Sides

Avrei deciso di deliziarvi, se vorrete, con una nuova storia legata ad un vecchio ma prezioso vinile targato New York City 1981 .

Questo disco pur non essendo un capolavoro assoluto ha rivestito per chi vi scrive un grande significato e oggi, che lo riascolto per scriverne, ancora mi sorprende per le scelte coraggiose e i suoni attuali e pulsanti ; nello sfilarlo dallo scaffale stracolmo che lo contiene ho ricordato con chiarezza che il giorno che lo portai a casa per suonarlo ero veramente eccitato dal fatto che Ian Hunter, cantautore rock scozzese d’origine ma, trapiantato a NYC e Topper Headon insieme a Mick Jones dei Clash , avevano fatto un disco insieme !

Short Back'n Sides, questo è il titolo dell’album, ci risucchia dentro il nucleo rock’n’roll della Grande Mela ma, alla luce degli echi lontani dell’esplosione punk udita dall’altra parte dell’oceano dal 1978 in poi.

È difficile immaginare come il vecchio Ian dal carattere scontroso e irrascibile nato in un paesino di provincia del sud della Scozia sia riuscito a collaborare con due tipetti come Headon e Jones , (niente male anche loro come carattere) e farsi coprodurre l’intero disco consentendogli di  caratterizzarne i suoni in maniera evidente.

Forse la risposta è nascosta nelle pieghe più intime della personalità di Ian strenuamente determinato nel voler diventare ad ogni costo un musicista rock’n’roll, pronto ad ogni sacrificio e a superare le innumerevoli difficoltà che ,durante la lunghissima gavetta fatta con il suo primo gruppo ( i Moot the Hoople) incontrerà lungo la strada, fino ad arrivare, infine, alla meritata notorietà internazionale.

Pronto a combattere e a osare per realizzare il suo sogno di ragazzo unendo con sapienza e con talento le proprie radici musicali con i suoni nuovi che provenivano dal neo terzomondismo che un disco epocale come Sandinista aveva diffuso anche sul nord america Reganiano di quegli anni.

Al fianco dei due Clash in trasferta si avvale anche della collaborazione artistica di illustri ospiti provenienti dal dorato mondo mainstream come Tod Rundgreen e Roger Powel oltre che dell’amico di sempre Mick Ronson; così da questo strano miscuglio di caratteri e di approcci musicali, la forza di sperimentare, di andare oltre i soliti schemi, il desiderio positivo di far incontrare e far conoscere musiche diverse ci consente oggi di ascoltare questo disco con la consapevolezza dell’importanza dello spirito di fondo da cui è nato.

Siamo di fronte ad un lavoro molto vario in alcuni passaggi quasi “strampalato” ma capace di contenere perle di assoluto valore nelle quali i due Clash appena usciti dagli studi per la registrazione di Sandinista, vengono presi per mano da Ian Hunter e accompagnati dentro le nevrosi di NYC così che i due mondi rappresentati rispettivamente dalla grande tradizione americana ( Dylan, Springsteen, Newman) e dalla esplosione Punk rock inglese ( Clash) si incontrano per fare un tratto di strada insieme e approfittarne per dare vita ad alcune canzoni memorabili.

Short back’n sides si articola in 10 brani, 5 per ogni lato, e vi troviamo; innovazione, tradizione ,passione per il rock anni 50, testi che coniugano poesie di strada che raccontano storie vere e testi che parlano di love story romantiche, struggenti e cantate nel tipico stile appassionato di Ian.

Si parte con “Central Park West “ed è subito grande atmosfera con un pezzo dai suoni rock ‘n’roll “old style” dall’incidere travolgente tra chitarre originalissime un drumming potente e vario e perfetti inserimenti di tastiere che compongono un’atmosfera sognante e sospesa tanto da fare di questo pezzo un classico assoluto del Nostro.

Subito a seguire troviamo “ Lisa Likes Rock n’Roll” un brano dove si sente con chiarezza il drumming elettronico e le sonorità sincopate e dall’accento terzomondista portate da Jones e Headon, sia pur mediate dalla voce “tradizionale” di Ian Hunter; divertente e freschissima ancora dopo 27 anni.

Il 3° brano è “I Need Your Love” e il salto di atmosfera è notevole; il sax di Gary Windo insieme alla voce scintillante di Ian pervadono, insieme ai cori, una lussureggiante pop song suonata e arrangiata alla perfezione da due talentuosi cone Ian Hunter e Todd Rundgren.

La scaletta prosegue con uno dei classici assoluti del disco; la stupenda ballata intitolata “Old Record Never Die” gemma incantevole e sincera nel suo romantico andamento circondata da un’atmosfera inevitabilmente triste mentre il testo tenta di spiegare perché spendiamo tanti soldi in vinile; classica.

Con “Noises” è come prendere un pugno nello stomaco mentre si chiude il lato A del disco nel segno marcato delle sonorità stile Clash dalla sezione ritmica sincopata inserimenti rumoristi di vario genere (trapani elettrici e martellate metalliche) senza dimenticare il cantato Rap (1981) del vecchio Ian. Innovativa e proiettata in avanti!

Rain” apre il lato B, proseguimento perfetto dell’ultima traccia del lato A, pur essendo più canzone rispetto alla sperimentazione assoluta di Noises tanto da sembrare uscita da uno scarto di “Sandinista” per le atmosfere e le sonorità piene di centroamerica. Il cantato è comunque bello e avvolgente con la voce riverberata di Ian sotto la pioggia sporca dei Contras in Salvador e Nicaragua.

Con “Gun Control”è ancora la coppia Clash Jones-Headon a dettare suoni e arrangiamenti e un testo contro l’uso spregiudicato delle armi a tutti i livelli dentro una fresca atmosfera reggae; belli i cori nella parte centrale del ritornello

The Teatre of the Absurd” è un reggae dub sincopato circondato da svariati effetti elettronici che creano sonorità che, dritte dritte, ci accompagnano a Brixton e ai tempi del suono Clash più influenzato dal reggae ; il suono nuovo della giamaica!.

Con “Leave me Alone” si torna alla pop song classica di Ian Hunter, ricca ma mai eccessiva perfetta nello svolgimento compositivo e negli arrangiamenti, staccando, forse un po’ troppo bruscamente dalla precedente canzone, ma questo lavoro, va preso così nel suo complesso fra alti e bassi e va apprezzato ,secondo il sottoscritto, proprio per la sua schietta sincerità e per la radicale onestà intellettuale che lo indirizza.

E così velocemente si arriva alla fine dei solchi non prima però di aver ascoltato il pezzo conclusivo “Keep on Burnin” altra gemma rock del vecchio Ian un vero classico e una grandissima canzone che credo anche Bruce Springsteen avrebbe volentieri voluto nel suo repertorio.Eleganza talento e un tocco di glam.

Il vinile è finito e il braccio lucente del piatto si alza subito dopo l’ultimo scricchiolio, il silenzio che sento tra la cuffia e le orecchie è troppo forte dopo queste note zampillanti energia passioni e ideali e allora decido di riascoltarlo ancora ma senza alcuna ansia perché “Old Record Never Die” .

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Voto degli utenti: 8/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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PierPaolo alle 14:26 del 7 aprile 2008 ha scritto:

Rece stuzzicante

Devo decidermi a cacciare con impegno qualche cd del grande Hunter. La sua voce mi emoziona, il suo senso melodico mi attrae. Mai provato interesse per i Clash, ma per Ian si, eccome.

Un saluto e buona scrittura

thin man (ha votato 8 questo disco) alle 4:08 del 9 febbraio 2009 ha scritto:

Ascoltato nei giorni scorsi, un gran bel disco davvero. Consigliati anche Welcome to the Club (Live) e il grande You're Never Alone With A Schizophrenic