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R Recensione

7/10

Fargas

Galera

Li avevamo lasciati un paio d'anni fa con la loro seconda fatica, In balia di un dio principiante. Accantonata l'idea di proseguire l'opera con tre ulteriori ep stagionali, Luca Spaggiari e i suoi Fargas ritornano col nuovo lp Galera.

Un disco intenso figlio di un parto travagliato, con cui si chiude un'epoca importante per Spaggiari & co.: la fine di Private Stanze, non un semplice studio di registrazione ma anche una casa, storico tempio che per dieci anni ha ospitato e cullato la band traghettandola, canzone su canzone, dagli esordi alla maturità. Private Stanze rimane comunque in piedi come collettivo ed etichetta discografica.

Un disco nato da decisioni importanti, scelte repentine e radicali, passaggi obbligati e in parte dolorosi ma che hanno condotto senza dubbio a qualcosa di genuino ed essenziale. E se questi sono i risultati allora forse il gioco è valso la candela. Rispetto al suo predecessore Galera è un'opera più scarna e intimista, a tratti sussurrata, votata all'introspezione. Intimo ed essenziale è il leitmotiv al piano che apre e chiude all'inverso l'opera (Chiusura e Apertura, rispettivamente la prima e ultima traccia), pochi e delicati tocchi in minore che rimandano a nostalgie d'autunno, sogni perduti, distanze siderali. Lo stesso tema si sviluppa dilatandosi nella successiva titletrack, intensa ballata noir trapuntata da amare riflessioni figlie di tempi quanto mai attuali (La verità ti porta in galera, la giustizia ti porta in galera). Con Pubblica nudità si torna invece alla psichedelia seventies che tanto aveva caratterizzato la precedente opera, tra Janis Joplin, Love e Jefferson Airplane. La voce roca di Spaggiari muove tra sussurri e grida, profetica, carismatica, palesando scenari contorti e visionari che sgorgano da una poetica densa e ispirata. Stelle rotte è la potenziale ballata di un ipotetico quanto improbabile Vasco Rossi che abbia finalmente imparato a scrivere una canzone, mentre Tu qui si tuffa nuovamente in una psichedelia rock genuinamente vintage. La chiusa, affidata a Mille nodi, è una ballata notturna per piano rhodes su cui s'innesta il bel contrasto chiaroscurale reso dalla voce di Spaggiari, sussurrata e roca, affiancata dalla vocalità eterea di Francesca Bono (Ofeliadorme). Concludono le due ghost track, Mentre io entravo nelle tue ossa, altra chicca in odor di psichedelia, e la versione demo di Pubblica nudità impreziosita dalla lap steel di Matteo Toni.

A raccogliere la preziosa eredità ancora una volta la coraggiosa Snowdonia, impavida etichetta che sfida titanicamente i tempi della musica digitale a colpi di vinile e amore per la produzione e la cura dell'artista.

A rispondere infine alle solite annose questioni ci pensa Spaggiari stesso: “Porto la barba dal 1966, tranne piccole parentesi intermedie. Non sono un “emergente”, pubblico album dal 2002, lavorando con major comprese. Non ho fatto nemmeno un giorno di galera... per ora. Ho molti conoscenti e pochi amici. Amo il nero. Considero le cover band controproducenti per la musica ed un ostacolo a chi pubblica album di musica originale. Non faccio uso di droghe”.

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