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R Recensione

8/10

Verdena

Endkadenz Vol. 1

Confusi, distorti: labirintici come non mai, i Verdena. Registrano, in picco, un anno di sessioni jam in "saletta" (il pollaio/henhouse di Albino), selezionano e sporcano strutture di strati con un onnipresente effettaggio fuzz. Nell’attitudine ripristinando, prima di ogni altra cosa, il nero primordiale del loro sound.

Più della metà di “Endkadenz Vol. 1” (effetto scenico teatrale – per la sua realizzazione Kagel prescrive: “colpisci con tutta la forza possibile sulla membrana di carta del VI timpano, e nel frattempo, nella lacerazione prodotta, infilaci dentro tutto il tronco. Quindi resta immobile!) è, infatti, dedalo di abissi autistici, ed estetica pop escapista, impeciata di dissonanze tra lo stoner e lo shoegaze: un bel groviglio, più che in altri capitoli della loro carriera.

Ci si aspettava un accrescersi della forma psych pop sperimentata nel radioso “Wow” (2011): un album ancor più easy listening, nelle ipotesi. Dell’album precedente i Verdena forzano il metodo compositivo, alternando arrangiamenti piano (a muro: novità) driven a fughe progressive di chitarra elettrica; dal doppio sottraggono molte armonie vocali, le spinte cromatiche delle aperture melodiche, dilatando al contempo le parti chitarristiche in terre di cupezza psichedelica prossime a “Requiem” (“Non Prendere l’Acme, Eugenio”, “Isacco Nucleare”, “Sotto Prescrizione del Dott. Huxley”, "Il Gulliver"). E ancora: mantengono, nel taglio estetico, una certa vena dirompente propria del precedente disco, ad esempio nell’intera economia di brani come “Derek” e “Ho una fissa” (sulla falsa riga di “Mi coltivo”, “Sul ciglio”, “Lui gareggia” e “Attonito”; o, ancora in “Requiem”, “Don Callisto”), così come nei labirinti ("Rilievo") e nelle dilatazioni ("Inno del Perdersi", la coda di "Funeralus") di certe soluzioni - si senta, nel bridge, il pesantissimo groove di una “Puzzle” cangiante nella forma originaria di cantautorato italiano.

Le strutture sono diventate nettamente più stratificate, schizofreniche per il continuo debordare dal principio di realtà, sganciate da tutto (è arduo trovare riferimenti precisi): con il demone della scrittura di Alberto Ferrari, più bipolare e isterico che mai, a farle deviare nel caos di trame ossessive.

Ritroviamo, poi, la solita ritmica fisica, quella di Luca Ferrari, mossa da istintività primordiali, benché qui canalizzata su motorik e binari decisamente kraut: si prenda “Funeralus” e  il corpo centrale di beat incavati, oppure la girandola (tra Flaming Lips e progressioni ‘80s) di “Vivere di Conseguenza”. E c’è un basso (Roberta Sammarelli), lungo tutto il disco, a cui piace (più che altrove) ribellarsi all’intrico e ai moti instabili dei brani; un basso che si ristruttura continuamente nel riflesso degli schemi ritmici e nella gestalt di un sound sparato agli estremi.

Corrotto e certo più in ombra che in "Wow", non manca ad ogni modo il piglio pop in “Endkadenz Vol. 1”: entro le dinamiche del disco “Un po’ esageri” crea lo stesso effetto dissonante, sarà già stato notato, di “Muori Delay” in “Requiem”; l'orchestralità melodica, ariosa e lisergica (uno degli episodi più affini, per psichedelia e compattezza pop, al doppio), di "Diluvio" ("dormi un altro po' / sognerai che sei nel mio cuor"); e poi “Puzzle” (“sei fumo o hashish? / benzina o cenere? / mi includerai mai? / mi serve un sì”) e “Nevischio” (“senza un fine non ci riesco a stare”), coppia di ballate (l'influenza, dichiarata apertamente da Alberto Ferrari, del Battisti cromatico di "Anima Latina", confluita inoltre nel seno delle aperture di molte altre composizioni) storte ma immediatamente inquadrabili - specie la prima, con quel giro iniziale à la R.E.M.

Endkadenz Vol. 1” è un album che vive spessissimo di sfumature psichedeliche e insight compositivi, all’ascolto, abbaglianti - meno di compattezza delle singole composizioni: si prendano le aperture di synth e i vuoti accompagnati dal piano ritmico in “Vivere di Conseguenza”; il bagno melodico e, a ruota, la linea vocale di Ferrari (“su di noi non crescerà un mai”) nel drama “Diluvio”; l’espandersi delle bordate, nel riff in fiamme di “Inno del Perdersi”; l’intro sophisti nella circolarità psych pop di “Contro la Ragione”; di nuovo, il bridge corposissimo e dissonante di “Puzzle”; i muri ritmici e l'emotività nel giro acido di “Ho una fissa”; gli slanci di tetro blues rock (dalle saturazioni, rafforzate dai pattern ritmici in stile, ancora una volta, “Requiem”) e il finale beatlesiano di una “Alieni fra noi” dal taglio verdeniano pre 2007 ("Il Suicidio Dei Samurai", "Solo Un Grande Sasso"); le scintille stridenti gettate sulla pece math della roboante “Rilievo” – apice assoluto del disco.

I versi di Ferrari rimangono altamente idiosincratici, ermetismo introspettivo parecchio ingenuo. C’è, però, un tentativo (abbozzato) di essere più descrittivi e chiari ("e mi vedrai come affondare / nel terreno che circonda il tuo viale" da "Nevischio"), lasciando "meno" al caso (lo si prenda con le pinze) il significato. Senso il quale, paradossalmente, non fa la differenza, e che corre in qualche occasione il rischio di rendere troppo cantautoriale ciò che dovrebbe rimanere, nel nucleo, indecifrato. Piuttosto, ed è primario concentrarsi su questo, sono gli umori delle sue linee vocali, davvero trattate, a potenziare la resa estetica dei brani; e a farsi, al solito, strumento aggiunto.

Al netto di qualche isolato calo (“Sci Desertico”, per chi scrive) e di una produzione spiazzante (seppur esteticamente coraggiosa e convincente nell’insieme) la quale, sotto un certo rispetto (il più critico), non sembra valorizzare sempre la nitidezza di una moltitudine di screziature e di dettagli presenti nel disco, “Endkadenz Vol. 1” si mostra solido e, cosa più importante, certifica l’instancabile creatività di una band in continua moratoria (vent’anni esatti) e cambiamento del proprio sé artistico.

Lavoro rischioso, ma edificante per la stagnante scena italiana: lo si dice senza aspettare maggio - mese in cui sarà rilasciato il Vol. II., nato dalle stesse sessioni di registrazione ma non confluito, come successe per "Wow", in un doppio.

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 12 voti.
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fgodzilla 7,5/10
creep 8/10
Tiaspark 6,5/10
ThirdEye 6,5/10
Cas 6,5/10
NDP88 5/10
elisa14 8,5/10

C Commenti

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FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 8:44 del 31 gennaio 2015 ha scritto:

Mi associo alla prospettiva sposata da Mauro nella recensione, e anche al giudizio più che positivo (sono solo un filo meno entusiasta, ma è questione di dettagli).

Cas (ha votato 6,5 questo disco) alle 10:29 del 31 gennaio 2015 ha scritto:

recensione sontuosa. mi metto all'ascolto

The musical box alle 10:33 del primo febbraio 2015 ha scritto:

Meraviglioso...forse superiore anche a wow in attesa del secondo volume...mai un attimo di cedimento è un ritorno consapevole a sonorità più distorte e se vogliamo romantiche...rilievo capolavoro assoluto

fgodzilla (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:53 del 2 febbraio 2015 ha scritto:

mauro cavolo scrivi che manco umberto eco e' cosi difficile...........anyway copla mia che sono ingnorante ma per quello che sono riuscito a capire a sprazzi condivido su TUTTO

hiperwlt, autore, alle 18:59 del 8 febbraio 2015 ha scritto:

Ghghg, addirittura?

"Rilievo", comunque, apice anche per me (e seconda parte del disco superiore: "Vivere di Conseguenza", "Funeralus", "Inno del Perdersi" magnetiche). Disco sempre più solido, col passare degli ascolti: contento sia piaciuto un po' ovunque

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 19:06 del 8 febbraio 2015 ha scritto:

Non riesco ancora a individuare la mia "preferita"...diciamo che sono indeciso fra "Rilievo" e la para-battistiana "Nevischio" (domani potrei cambiare idea, in ogni caso). "Un po' esageri" all'inizio mi pareva una roba dozzinale, e invece con gli ascolti sta crescendo mica male: nel complesso, confermo che questo è un disco solido e notevole, l'ennesimo balzo in avanti pienamente riuscito. Il mio preferito dei bergamaschi, in ogni caso, a oggi rimane "Wow".

hiperwlt, autore, alle 19:31 del 8 febbraio 2015 ha scritto:

Tra l'altro, Fra, la 'para-battistiana' "Nevischio" (come poteva non piacerti? ) è l'unico pezzo dell'album non totalmente in mano ad Alberto Ferrari - registrato e mixato da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle. Nel taglio estetico del disco, questa eccezione si sente parecchio.

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 20:45 del 8 febbraio 2015 ha scritto:

E' vero, è un brano particolare anche in questa direzione. Peraltro, concordo pienamente con la tua descrizione dei testi, anche se io li trovo spesso interessanti e comunque "significativi" in questo contesto, anche solo dal punto di vista sonoro, o del peso immaginifico. Poi beh, come ci eravamo detti, non è che uno si mette ad analizzarne in profondità strutture, dinamiche, o possibili significati...vanno presi per quello che sono: in alcuni casi per me rendono alla perfezione quell'idea del "nessun significato, ma anche 3 o 4 o mille significati diversi" spesso rimarcata dallo stesso Ferrari, che confessa da sempre di dedicare un sacco di tempo alla scelta del singolo vocabolo, al di là del suo significato specifico.

Marco_Biasio (ha votato 6,5 questo disco) alle 19:44 del 8 febbraio 2015 ha scritto:

Secondo i dati FIMI, nella prima settimana d'uscita si è piazzato al terzo posto fra i dischi più venduti, dietro a J-Ax e Mengoni. Complimenti! Lo sto ascoltando pian piano, a pezzi. Non mi spiego come possa piacere commercialmente un disco così caotico a livello sonoro se non grazie allo specchietto per le allodole che è il singolo, e il fatto che la loro reputazione è in crescita verticale ormai da molti anni. Wow, seppure un po' dispersivo, era il loro primo disco ad essermi piaciuto. Vediamo con questo! P.S. Gran scelta quella di citare Kagel, artista fondamentale per l'avanguardia della seconda metà del XX secolo. Recuperate Heterophonie, Improvisations Ajoutèe per capire il personaggio! Si tratta, fra parentesi, di uno dei dischi chiave per la crescita e la formazione musicale di John Zorn ^^

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 20:42 del 8 febbraio 2015 ha scritto:

Marco secondo me, come giustamente osservi, pesa molto il singolo. Ma pesa soprattutto il nome: i Verdena sono un'istituzione del rock italiano, un po' come degli Afterhours tagliati su un pubblico tendenzialmente più giovane (almeno, nella mia personale esperienza). E rappresentano uno di quei casi rari (ma forse non rarissimi) in cui le istanze del mondo underground affiorano in superficie, sfruttando proprio la fama e la bravura di questi campioni della "terra di mezzo" (con le dovute proporzioni e con tutte le differenze del caso, i Verdena sono un po' i nostri Nirvana, Blur o Radiohead: artisti molto noti al grande pubblico che portano sotto i suoi occhi alcune verità nascoste, ammorbidendole e rendendole più commestibili, senza per questo ridurne la qualità). Almeno, io la vedo così, e credo che anche il riferimento a Kagel possa essere letto in questo senso

nebraska82 alle 15:18 del 12 febbraio 2015 ha scritto:

A un primo ascolto, mi sembra un passo indietro rispetto all'eclettismo e all'ispirazione di Wow.

Lepo alle 15:24 del 12 febbraio 2015 ha scritto:

Non volevo fare la figura del guastafeste, ma anch' io la penso così... Ghghgh

Comunque è anche questo un album di buon livello

ThirdEye (ha votato 6,5 questo disco) alle 22:35 del 18 maggio 2015 ha scritto:

Finalmente hanno tirato fuori un album che mi è piaciuto.

hiperwlt, autore, alle 16:13 del 28 maggio 2015 ha scritto:

Nuovo video: "Contro La Ragione"

Cas (ha votato 6,5 questo disco) alle 12:34 del 9 giugno 2015 ha scritto:

ho notato anche io, come scriveva qualcuno, un arretramento rispetto a WOW. ho notato anche un pò di stanchezza complessiva, oltre ad un tantino di autoreferenzialità (mi pare che alcune soluzioni presenti su Wow siano diventate già archetipe, sebbene qui siano riproposte in formato sporco e fuzzoso). insomma, una discreta ibridazione tra Requiem -di cui si conserva la vena heavy- e Wow -il piano, le stranezze in arrangiamento, le svisate prog-.

rimangono comunque su livelli più che degni (e il fatto che anche questa volta siano riusciti ad imporsi -un altro doppio cd- e a vendere dimostra che ormai loro possono permettersi qualsiasi cosa...)

tramblogy alle 18:00 del 14 luglio 2015 ha scritto:

nessuno domani a ferrara?....

tramblogy alle 18:38 del 14 luglio 2015 ha scritto:

inno del perdersi è qualcosa di perfetto, cavolo, come gli è venuto di scrivere una roba del genere??....

hiperwlt, autore, alle 20:59 del 14 luglio 2015 ha scritto:

Io andrò il 23 luglio al Musical Zoo Festival, dopo averli visti in Latteria Molloy - sempre a Brescia, in compagnia del Buffoli. "Inno del Perdersi" monolitica, ma live le vere bombe sono "Rilievo" (psichedelica e trascinata nei tribalismi fino all'inverosimile) e "Ho una Fissa": amplificatori sparati al massimo e tutti (letteralmente) senza respiro! Intanto hanno annunciato il Vol. II, per il 28 agosto. Titoli sconclusionati ("Natale con Ozzy"? "Walz del Bounty"? ghghg), al solito d'altra parte

tramblogy alle 21:32 del 14 luglio 2015 ha scritto:

grazie hiper!!...che emozione....(spero di riuscire ad andarci, problemini di stanchezza fisica, ops)...li conosco pochissimo, poi sto pezzone di inno...panico, non so se conosci l' atmosfera del castello di ferrara,....devo riuscire...pant pant...

tramblogy alle 17:10 del 16 luglio 2015 ha scritto:

vabbhè , sono contentissimo, anche se inno non l 'hanno fatta (sob)....troppo divertito!!!....ora mi ascolto tutto con calma..che bravi.