R Recensione

8/10

Mark Lanegan

Field Songs

Ci sono alcuni artisti che sono bravi, nulla da dire. Belle canzoni; belle parole. Poi ci sono quelli che invece ti prendono allo stomaco. Che anche se parlate due lingue diverse, che anche se non sei capace di tradurre perfettamente i loro testi, lo senti che vanno oltre. Parlano alla tua anima, fragile e meravigliosa. Mark Lanegan fa parte di quest’ultima categoria. Soprattutto in questo disco, intitolato Field Songs e datato 2001.

Certe volte nella vita succede che stai male e non sai neanche perché. Però scopri che non sei solo, scopri che ci sono dei personaggi che sanno dare forma alle tue emozioni. Un po’ li maledici, un po’ li ami, non puoi farne a meno. Ti fa male ascoltare alcuni dischi, ti fa dannatamente male, a cominciare dalla prima traccia, da quella maledetta prima traccia, One Way Street, che potrebbe parlare di tutto e niente, ma lo senti che in realtà sta parlando proprio a te e alla tua anima così sensibile e infelice; e ti chiedi se non sarebbe meglio essere insensibili e vuoti, piuttosto che farsi prendere senza difese da quella voce un po’ così, consumata dalle sigarette e dall’alcol, un po’ declamatoria e straordinariamente avvolgente. Ma forse non possiamo farne a meno di soffrire, dobbiamo solamente accettare la nostra condizione di esseri infelici e imperfetti. Allora prosegui nell’ascolto e capisci chi è e cosa vuol dire essere un cantautore, capisci che non c’è bisogno di fare granchè per parlare di emozioni e per riuscire a cogliere quell’universale nel particolare di cui parlava Goethe.

Prosegui. No Easy Action, Miracle, Pill Hill Seranade, la voce si ammorbidisce, si fa più suadente, quasi non te l’aspetti, ma è sempre cavernosa, profonda, e riesce costantemente a fare scaturire un diluvio di suggestioni. Arrivi a Don’t Forget Me, si torna su impostazioni tanto care ad un certo tipo di folk rock americano, cose già sentite, ma non per questo incapaci di toccarti nella tua parte più profonda: I Know You Got Somebody New/Much Better Than Me. Vai avanti e non cambia granchè; una spolverata di chitarra, qualche percussione, dei bellissimi versi; barlumi di luce e ritorno all’oscurità. Attenzione a Resurrection Song e a Field Songs, la title-track, da lacrime agli occhi. Cominci a domandarti da dove sia uscito questo personaggio dall’aspetto mefistofelico e musone, che ai concerti sta quasi immobile con microfono e sigaretta tra le mani: ti sembra improbabile, giudicando il suo aspetto, che sia capace di cotanta grazia. Arrivi quasi incredulo alla fine. Sei un po’ provato; ma non vedi l’ora di ricominciare daccapo. E poi è un bellissimo nome, Mark Lanegan.

V Voti

Voto degli utenti: 8,3/10 in media su 14 voti.
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Vikk 8/10
george 9/10
REBBY 9/10
GioCheru 10/10
luca.r 6,5/10

C Commenti

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enjolras (ha votato 8 questo disco) alle 19:24 del 13 marzo 2007 ha scritto:

Certe volte nella vita succede che stai male e non sai neanche perché...

bellissima pagina claudio!!Non sai che sforzo ogni volta per non piangere davanti a quest'uomo e alla sua musica..

Vikk (ha votato 8 questo disco) alle 14:53 del 2 novembre 2007 ha scritto:

nessuna sorpresa, le solite emozioni, il solito ottimo disco

manca un po' l'effeto sorpresa e non ci sono novita' sostanziali nel sound rispetto ai dischi precedenti, comunque disco emozionante.

PS la copertina e' troppo waitsiana!

NisiDominus alle 13:44 del 5 giugno 2011 ha scritto:

Bel disco.