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R Recensione

7/10

Prefab Sprout

The Gunman & Other Stories

Dietro una faccia da uomo qualunque e non esattamente disponibile Patrick “Paddy” McAloon cela un talento tutto speciale di songwriter e di artigiano della musica. La dignità della pop music passa anche attraverso i gioiellini di raffinatezza, attenzione e sensibilità realizzati dal gruppo che si identifica con quest’uomo, capace di pescare a piene mani da soul, jazz, country e altro con assoluta attenzione e competenza, ma anche un certo manieristico e anticomunicativo distacco.

L’effetto è un po’ quello reso (con le dovute, notevoli differenze di stile) dagli americani Steely Dan: perfezione, meticoloso e prezioso cesello, originale e ammaliante tessuto melodico e armonico, ma a ben vedere anche una sottile sensazione di…spocchia e di snobismo, di incapacità di comunicativa diretta. Rispetto al sunnominato gruppo newyorkese gli inglesi Prefab Sprout sostituiscono l’ironia con la malinconia, il cinismo con un’opposta ingenuità, ma insomma danno anch’essi l’idea di un mondo a parte, squisito ed inavvicinabile, la loro musica resta perfetta eppur lontana, freddamente affascinante come un’indossatrice in passerella.

Superate dunque le faccione (ultimamente un po’ imbolsite) e le orecchie a sventola di Paddy e di suo fratello Martin, i superstiti di quello che fu per molti anni un quartetto, questo dischetto uscito nel 2001 si dimostra essere il migliore dai tempi di “Jordan, The Comeback”, ambizioso lavoro sulla lunga distanza risalente al lontano 1989. In esso vi suonano session men di classe sopraffina come Jordan Rudess (si, quello dei Dream Theater, utilizzato esclusivamente come pianista), Jeff Pevar e Carlos Alomar entrambi chitarristi pulitissimi e precisi, ed altri. Toni Visconti, il produttore, è della vecchia guardia ma ampiamente aggiornatosi e condisce il suono con spezie leggere e squisite togliendo qualsiasi potenziale freddezza alla porzione dei suoni di origine computerizzata..

Al centro di tutto, la voce personalissima, spesso sospirata, sempre terribilmente intonata di McAloon, uno che sa cantare e ci tiene a farlo al meglio, ad esempio non omettendo nemmeno una consonante nella sua perfetta dizione, alla maniera che era cara al buon vecchio Frank Sinatra. C’è un passaggio esemplificativo della indubbia perizia vocale di Paddy nella traccia numero nove, “Blue Roses”, quando nel ritornello fa sprofondare la voce per più di un’ottava fino a un Sol basso intonando un “before” di devastante e difficile espressività.

Tutta l’opera, nel titolo, nei testi, perfino negli abbigliamenti e negli scenari di posa per le foto del libretto, vuole celebrare il grande amore del leader per il country americano. Epperò, malgrado lo sfoggio di camperos, scoppiettii di legna che arde, cappellacci ed altro, la musica suona inevitabilmente più solenne, più “pesante”, meno easy del giusto country. Europea, in definitiva!

Cose come il virtuoso banjo del brano di apertura “Cowboy Dreams” (con tanto di Hyppy ya yee, hippy ya yoo nel testo!) suonano quindi come esercizi di stile, omaggi a mondi ispirativi comunque filtrati attraverso la propria, più profonda, genie. Il risultato rischierebbe anche il ridicolo, il kitsch, ma gli è che Paddy sia grande compositore e allora questo pugno di canzoni vale ampiamente lo scenario, se si vuole artefatto, per esse creato.

Particolare bellezza esprimono la “Blue Roses” già menzionata, dotata di ritornello veramente magnifico non per caso posto direttamente in apertura del brano, e poi “Cornfield Ablaze” quella con gli scoppietti della legna che arde nel fuoco da campo, ed anche “Wild Card In The Pack”, ma ciascuno può trovare a suo gusto le sue preferite. Magari l’ultima del lotto, “Farmyard Cat”, la contenuta ma simpatica magnificazione di un gatto di campagna, con tanto di “Miaow Miaow” nel testo.

I fasti degli anni ’80 sono lontani ma anche questo è un album dei Prefab Sprout da conoscere e da possedere, per affiancarlo ai due loro capolavori, “Steve McQueen” (1985) e “Jordan, The Comeback” (1989).

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Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 6 voti.
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alcol2 9/10
Wonderful 8,5/10

C Commenti

Ci sono 4 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Lewis Tollani alle 14:36 del 15 febbraio 2007 ha scritto:

Wow...

...i Prefab Sprout. Ero giovane e li ascoltavo con molta attenzione. Ho ancora Steve mcQueen in vinile... mi sa che devo procurmelo questo "nuovo"... Grazie per la dritta.

DonJunio alle 9:48 del 16 febbraio 2007 ha scritto:

memories...

classici ascolti di mia sorella maggiore negli anni 80...solo un vago ricordo, dovrei approfondire. bella recensione pierpaolo!

alcol2 (ha votato 9 questo disco) alle 14:34 del 16 febbraio 2007 ha scritto:

PaddyJoe

Bravissimo Pierpaolo, perfettamente concorde con tutto quello che scrivi e su come lo scrivi. Paddy, ancora oggi, rimane. Saluti da Blackcrow

Utente non più registrato alle 10:02 del 5 luglio 2012 ha scritto:

Beh! Steve McQueen era sicuramente un bell'album