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R Recensione

7,5/10

Cave

Threace

I Cave sembravano avere cucito addosso il ruolo di eterni gregari. Eppure da Psychic Psummer, colorato e ingenuo coagulo di jam chitarristiche e vibrazioni elettro-spaziali, al nuovo Threace la strada fatta è stata tanta, tantissima. Se il precedente Neverendless (2011) si concentrava maggiormente sull'estetica motorik, qui si allargano ulteriormente gli orizzonti: da un lato si consolida il processo compositivo (ogni brano è finalmente rigoroso nello svolgimento), dall'altro si screzia il suono con nuove componenti.

Basti ascoltare la prima Sweaty Fingers, un tripudio di movenze funk che danno l'occasione a basso e chitarre di lanciarsi in fraseggi sinuosi e trasformisti, liberi di passare dai torpori afro agli ispessimenti psych, fino ai timbri sordi di una coda che torna ad imporre un rigore tipicamente teutonico. Le solidissime impalcature ritmiche di Silver Headband fanno da strutture portanti per partiture che erigono motivi circolari votati ad un lento processo di surriscaldamento, in un costante tramutarsi da motivo a riff, fino al solo di chiusura. Con Arrow's Myth ci troviamo ad assistere ad una sorta di ibrido tra i Causa Sui e i Gong di You (sensibilità jazz, dilatazioni cosmiche e profumi esotici), mentre con Shikaakwa si rivisitano i Can di Vitamine C e I'm So Green (con una chitarra più slanciata e sensuale che mai ed un corredo armonico -tra fiati e organetto- raffinatissimo).

Con le soffuse vibrazioni di Slow Bern (tutta una fragranza di pulsazioni elettroniche e trame d'organetto) si chiude quella che si chiama una maturazione coi fiocchi: i Cave hanno dato una svolta netta al loro sound lavorando di precisione, a tutto campo. Composizioni stratificate, ricche di trovate ritmiche (il batterista Rex McCurry deve aver venduto l'anima al diavolo o qualcosa del genere), timbriche (chitarre e basso dialogano che è una meraviglia mentre il variegato corredo strumentale aggiunge cromatismi indispensabili) e melodiche, capaci di integrare in un solo discorso più anime fatte convivere con grandissimo equilibrio. Una piccola lezione di eclettismo e genio. Sinceramente inaspettata.

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Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 5 voti.
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REBBY 6,5/10

C Commenti

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Marco_Biasio alle 12:20 del 15 novembre 2013 ha scritto:

L'ho ascoltato a spizzichi e bocconi da un amico e mi è parso un disco davvero degno di nota. Nei prossimi giorni lo riascolto meglio, promesso. Nel frattempo, super recensione!

Franz Bungaro (ha votato 8,5 questo disco) alle 11:45 del 16 novembre 2013 ha scritto:

Capolavoro.

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 11:21 del 8 dicembre 2013 ha scritto:

Psych rock altamente poroso, che nella sua ossessiva ripetitività abbraccia e armonizza influenze differenti tra loro. Non sono un cultore di questi suoni, ma qui ho apprezzato - il motorik funky dell'opener la vetta.

Perfetta analisi, Matteo

REBBY (ha votato 6,5 questo disco) alle 23:19 del 24 marzo 2014 ha scritto:

Disco d'effetto, ai primi ascolti. I singoli brani, messi in un mix-cd di proposte della stessa annata, perdono molta della loro incisività e mi fan perdere l'iniziale entusiasmo.