R Recensione

10/10

Hawkwind

Doremi Fasol Latido

Se l’esordio omonimo degli Hawkwind, poteva essere ancora catalogato come psichedelia convenzionale ancora fortemente influenzata dai Pink Floyd. Il secondo album In Search Of Space era già il disco della maturità e delineava le strutture dello space-rock. Doremi Fasol Latido è qualcosa di più: l’apice dello space rock, uno dei più bei dischi degli anni ‘70, semplicemente uno dei massimi capolavori del rock. E per fare affermazioni del genere basta sentire l’apripista Brainstorm, oltre undici minuti da ascoltare al massimo volume che andrebbero raccontati per filo e per segno: riff hard-rock metallico e oscuro (si sente molto l’influenza dei primi Blue Cheer) da annali accompagnato da una batteria sostenutissima e da una sincronizzazione perfetta di loop e effetti psichedelici di ogni tipo.

Il ritmo parte così e resiste, si espande, penetra nelle ossa.

L’andatura non cala di un millimetro, anzi. Si rimane sospesi in un oceano di suoni tirati e lisergici in cui una base strumentale stratosferica non concede nulla. Sospesi in un caos sonoro cosmicamente ordinato che lungi dall’assordare mette in pace con sé stessi. Musica circolare, quasi aliena, che necessita di menti ricettive aperte a viaggiare versi mondi sconosciuti e con astronavi poco convenzionali (lsd su tutte). Ogni membro del gruppo diventa essenziale in questo eterno ritorno sonoro. Ascoltando Brainstorm si può capire molto della futura storia del rock e rivediamo l’origine di gruppi odierni come Oneida, Comets on Fire e Warlocks

Poi il circolo si chiude e parte Space is deep con i suoi dolci e commoventi arpeggi di chitarra che aprono a una suggestiva e calda voce, la quale non potrà non farvi provare un brivido di piacere durante il suadente ritornello (“Is this the reason Deep in our minds”). Stavolta il sabba orgiastico strumentale non è istantaneo ma viene aperto da una struttura folk-pop a sfondo psichedelico. Manifesto ideale della generazione hippies uscita da Jefferson Airplaine e Grateful Dead, la musica di Doremi Fasol Latido richiama alla natura interiore e incita forse inconsapevolmente alla pace dei sensi.

Dopo la breve e bizzarra parentesi di One change arriva Lord of light, che si modella sulle forme di Brainstorm con il riff di nuovo violento e il cantato emozionante di Robert Calvert che si perde nello spazio. Poi però compare il sax inebriante di Nik Turner e soprattutto si fa sentire un’eccezionale linea di basso. La chitarra di Brock qui viene subordinata a diventare un semplice sfondo umoristico, utile a rendere il sound più corposo e pieno. A trionfare sono il sax impazzito di Turner, la batteria metronoma di Simon King e soprattutto il giovane Lemmy Kilmister, che si inventa un vero e proprio assolo di basso straripante. Un evento paradossale l’inversione di ruoli tra Kilmister e Brock in questo caso, ma neanche troppo se si considera il futuro che attende il futuro Motorhead.

Down through the night è un altro splendido giro di chitarra che in binomio con un cantato semplice ma passionale crea un effetto devastante.

Time we left this world today è un’altra maratona impetuosa di nove minuti: l’inizio è il ritorno in grande stile di batteria e chitarra di nuovo rudi e aggressive. Il cantato volutamente ripetitivo non deve affermare ma evocare sensazioni e per questo si dilata nello spazio oltre che nel tempo. Il ritmo psichedelico-tribale che pervade la parte centrale viene spezzato da una vera e propria esplosione che sfocia in un sabba ossessivo e ridondante in bilico perenne tra ascese epiche e stalli lisergici. Si chiude con The watcher, folk ipnotico vagamente inquietante ed etereo dall’andatura ebbra.

Nelle ristampe successive dell’album verranno inclusi quattro brani presi da singoli successivi all’uscita discografica: Urban guerilla, Brainbox pollution e Ejection ( oltre ad una single version edit di Lord of light ossia un brano uguale all’originale ma tagliato di un paio di minuti per le radio). Tre brani che nel complesso spaziano tra un hard-rock più convenzionale ma comunque trascinante e un grezzo e diretto garage-punk che rivisita Stooges e Mc5. Brani che stonano un po’ con l’atmosfera più astratta del resto del disco e che in effetti potevano rimanere in soffitta. Nel caso la pensiate come me prima di rimettere il disco nello scaffale basta tornare a quella incredibile prima traccia che è Brainstorm.

E tornare alla vita con l’anima un pelo più sconvolta.

V Voti

Voto degli utenti: 8,5/10 in media su 19 voti.
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Cas 8/10
bart 7/10
REBBY 7,5/10
gramsci 10/10
B-B-B 9/10
zagor 10/10
ThirdEye 8,5/10

C Commenti

Ci sono 8 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 16:50 del 27 giugno 2007 ha scritto:

grandi....

.....ma il mio preferito in studio rimane In Search Of Space, dove magari non ci sono pezzi che liquefanno il cervello come Brainstorm (che conobbi con la cover fatta dai Monster Magnet di Superjudge), ma è + espanso e freak di questo, che oltretutto si perde alla fine, soprattutto urban guerrilla che fa cagare. Capiamoci: disco favoloso cmq ma preferisco le atmosfere di in search of. Il migliore in assoluto degli Hawkwind rimane quel mostro pachidermico di Space Ritual, un live con un tasso di acidità da ricovero per gastrite

Nucifeno (ha votato 9 questo disco) alle 13:50 del 9 dicembre 2007 ha scritto:

Siano lodati in eterno

Enormi.

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 0:14 del 15 giugno 2008 ha scritto:

eh beh...

gran discone davvero!seminale nel suo genere...

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 14:46 del 10 settembre 2008 ha scritto:

Ma questo è da undici!

galassiagon alle 17:34 del 19 gennaio 2010 ha scritto:

Urban

Anche io preferisco In Search of Space e direi che Brainstorm è parente stretta e comunque non superiore a Master of the Universe di In Search...

Urban Guerilla caro Ivor è uno dei verici del gruppo

Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 17:50 del 19 gennaio 2010 ha scritto:

caro galassiaecc purtroppo l'oggettivo in musica non esiste, quindi a me Urban Guerrilla continua a far cagare, non tanto in sè per sè, quanto perchè al confronto del resto del disco (ma anche dei dischi porecedenti) nun je la fà.

bart (ha votato 7 questo disco) alle 14:50 del primo maggio 2010 ha scritto:

Disco da trip acido.

zagor (ha votato 10 questo disco) alle 13:40 del 29 dicembre 2015 ha scritto:

Lemmy R.I.P.