R Recensione

7/10

Smashing Pumpkins

Zeitgeist

Zeitgeist. Un nome altisonante derivato dalla filosofia hegeliana, una grossolana rappresentazione delle contraddizioni sociali, le crisi dell’artista di fronte all’atroce stanchezza dell’occidente: lo “spirito del tempo” concentrato in 52 minuti di puro hard-rock quasi equamente divisi in 12 assalti sonori.

Si parte con il macigno “Doomsday clock” e le acide sferzate di “7 shades of black”, si svolta con i cori destabilizzanti di “Bleeding the orchid”, si riprende la strada iniziale con l’ultrasonica semplicità di “Tarantula” e le scosse improvvise di “Starz”, si tentano altre direzioni nel distacco esistenziale di “Neverlost” e lasciando chiudere con l’agrodolce elettronica di “Pomp and circumstances”; non mancano scivoloni verso l’evitabile (“That’s the way”), la ripetitività (“Bring the light”, “Come on let’s go”, rimasugli Zwan) e il cattivo gusto (“For God and country”).

La lettura del disco ruota intorno alla chiave “United States”: terremoto possente, fuoco inestinguibile, invocazione alla rivoluzione, cavalcata cinica ed epica in continua evoluzione. Il musicista di Chicago può ancora dare tanto al rock ma solo quando si fomenta dà la polvere a tutti i gruppetti “alternativi” odierni; preferisce farlo con voce sprezzante e il nome più congeniale: Smashing Pumpkins.

Spazzata via ogni briciola del passato (alcuni ex-membri, la pomposità barocca, il gusto dark), il gruppo di Chicago riparte da due (Jimmy Chamberlin: drums/ Billy Corgan: all the rest”) e con l’aiuto di Terry Date (Pantera, Deftones) e Roy Thomas Baker (Queen, Bowie, Cars) confeziona un album dall’energia e dalla potenza genuina, se tralasciamo alcuni arrangiamenti al cellophane e qualche coretto eccessivo.

La strada verso la piena maturità forse è ancora lunga, ma il leader sta dimostrando una scrittura robusta e semplice che si concretizza in gemme di insperata efficacia chitarristica e lirica e che scorre liscia finché non si tentano azzardate contaminazioni. Menzione speciale va al leggendario batterista che con la tipica raffinatezza timbrica costruisce i poderosi binari su cui l’elettrica esplode in riff minacciosi e solidi.

Senza parlare di meglio e peggio e c’era una volta (concetti relativi ed infantili se riferiti ad un rocker quarantenne e ad un pubblico più sui trenta che sui venti), considerando che tutto è cambiato rispetto all’estetica e alle vibrazioni della precedente incarnazione, non possiamo che porgere l’altra guancia (e chiudere qualche occhio) allo spiazzante pugno sonoro di Billy “all the rest” Corgan e del compagno Jimmy.

Tired eyes closed for days

there's no regret 'cause there's no place

i don’t know what i believe

but if i feel safe what do i need?

Revolution! revolution blues

what will they do

revolution! revolution blues

what will they do to me?

Dulcet tongues whisper fast

the future yearns right now’s the past

rouse me soon the end draws nigh

who's side are you on

your blood you cannot buy

(…)

we’re alive i feel alright

so tonight i got to ask you why?

why tonight? It's no surprise

i've got to survive

freedom shines the light ahead

i'll lead the last charge from bed

they said my last rites

i don’t have to run scared no more

fight, i wanna fight

i wanna fight a revolution

tonight i wanna fight

i wanna fight a revolution

tonight

acolyte acolyte

do you wanna watch me die?

let me do something good

let me prove something real like I should

let me embrace every single living thing

let me be every single moment I ever misunderstood ”

(da “ United States ”)

V Voti

Voto degli utenti: 5/10 in media su 19 voti.
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8,5
8
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7
6,5
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5
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4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
marcus 7/10
Vikk 6/10
REBBY 6/10
rael 5/10
demyan 8/10

C Commenti

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simone coacci (ha votato 5 questo disco) alle 19:00 del 10 luglio 2007 ha scritto:

La bruttezza di questo testo è roba da gelare il sangue nelle vene a Lucifero in persona. Indegno della penna di un (ex) poeta di talento come Billy. Per il resto il disco non l'ho ancora ascoltato e,sono sincero,ho una paura fottuta di farlo. Allora sarò più preciso,per ora apprezzo il piglio agile e divulgativo della recensione.

Bravo ragazzo.

Marco_Biasio (ha votato 4 questo disco) alle 10:33 del 12 luglio 2007 ha scritto:

Posso dirlo?

Non sono un fan degli Smashing Pumpkins, non me ne intendo della loro carriera, ho ascoltato poco, pochissimo dei loro dischi precedenti, e nulla di completo. Ma questo Zeitgeist mi sembra, francamente, una grossa, grossissima puttanata...

ozzy(d) (ha votato 5 questo disco) alle 11:19 del 12 luglio 2007 ha scritto:

tarantolato

album senza infamia e senza lode, corgan ha perso la bussola ormai da tempo immemorabile.....

rael (ha votato 5 questo disco) alle 14:32 del 12 luglio 2007 ha scritto:

corgan ma ancora con i distorsori? baaaasta sei cresciuto!

simone coacci (ha votato 5 questo disco) alle 16:00 del 23 luglio 2007 ha scritto:

Ok,finalmente l'ho sentito. United States è l'unica fetta di zucca succosa e saporita,degna deo banchetti luculliani del passato. Il resto è vuoto spinto riempito solo dal fragore dei decibel e dalla produzione tamarro tronitruante del malefico duo Baker/Date. Del passato c'è poco o niente,questi sono solo degli Zwan con un batterista della Madonna. E spiace sopratutto per lui.

Giuseppe Pontoriere (ha votato 4 questo disco) alle 14:42 del 29 luglio 2007 ha scritto:

Appena ho ascoltato la prima canzone...

Ho chiuso Windows Media Player.

Vikk (ha votato 6 questo disco) alle 14:01 del 27 agosto 2007 ha scritto:

poteva essere molto peggio

posto che senza il tocco di classe di James Iha il gruppo di Corgan e' quasi zoppo (soprattutto in sede live), il disco dimostra come il caro vecchio Billy sia andato in tilt ultimamente; il disco solista non era una schifezza ed in alcuni casi anzi molto convincente, il progetto Zwan, criticato da molti, una piacevolissima parentesi pop, qui invece ci troviamo con un disco si potente, ma dalla produzione pessima dove Jimmy Chamberlin si dimostra bravo, ma pare contratto e non e' esplosivo come ce lo si aspetterebbe. Non mancano i brani convincenti "Tarantula", "United States", "Starz" e "Bring the light" (semplice, ma efficace); Billy gioca a fare il predicatore, ma se una volta indossava i panni di un profeta dark-esistenzialista (aka "Ava Adore") ora di bianco vestito ci vuole parlare dei mali del mondo e dell'America, coinvolgendo Dio, la Vergine Maria, Gesu' Cristo e Paris Hilton...meglio sorvolare!

Disco mediocre che si salva a tratti, ma manca di genio.

PS le ultime due tracce sono vomitevoli

ThirdEye (ha votato 2 questo disco) alle 19:54 del 20 luglio 2008 ha scritto:

Terribile

tramblogy alle 17:06 del 27 febbraio 2009 ha scritto:

a me piace.

il finale non è un gran chè!!

ma su 13 canzoni 8 pezzi veramente belli, questo mi basta e quindi recuperato il mito.

imo.

ciao

DizionarioRock (ha votato 4 questo disco) alle 20:59 del primo gennaio 2010 ha scritto:

tremendo

davvero pessimo. sotto tutti i punti di vista. è inutile aggiungere altro

demyan (ha votato 8 questo disco) alle 12:10 del 14 aprile 2010 ha scritto:

Piace anche a me

Devo dire che invece a me non è dispiaciuto affatto ...l'ho trovato nel complesso più potente degli ultimi machina e con un ritrovato componente grezzo che mi piace....

DucaViola (ha votato 6 questo disco) alle 14:52 del 9 giugno 2010 ha scritto:

boh... l'ho ascoltato 3 volte... la prima ho pensato "non si può sempre comprendere un album alla prima botta", la seconda "due ascolti sono comunque pochi", la terza "boh". Ma perché si sono riuniti? Per batter cassa? La sufficienza... ma non di più... magari col tempo cambierò idea, ma non credo.

NathanAdler77 (ha votato 2 questo disco) alle 0:12 del 8 gennaio 2012 ha scritto:

When we were starz

Un disastro. Musicalmente siamo dalle parti dell'autoparodia che non fa ridere (onore a Chamberlin, che prova a reggere un po' la baracca), ma forse è nei testi che il Pelatone raschia davvero il fondo: come se Ammaniti si risvegliasse nella penna di Moccia.