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R Recensione

10/10

U2

The Joshua Tree

È sempre un'impresa ardua scrivere di dischi storici che conoscono pure i sassi, si rischia ogni volta di cadere nel banale e nello scontato. Un lavoro del genere diventa ancor più ostico se gli artisti interpellati sono una delle band più famose e controverse del pianeta - gli U2 - e l'opera si intitola The Joshua Tree.

Siamo a metà degli anni ottanta e gli U2 hanno voglia di esplorare nuovi orizzonti. Si lasciano così alle spalle una grigia e polverosa Dublino per intraprendere un viaggio attraverso i deserti dell'America. Qui riscoprono il blues, il country, il rock'n'roll e Bob Dylan, per poi unire queste sonorità in un sublime amalgama con le loro radici post-punk intrise di folk irlandese che prenderà il nome di The Joshua Tree.

Uscito nel marzo 1987 e prodotto da Brian Eno e Daniel Lanois, con i quali gli U2 avevano dato il via ad un sodalizio nel 1984 con l'album The Unforgettable Fire, sarà il best-seller della band ed il disco più memorabile; avrà inoltre il merito (o la colpa) di fare loro delle star cosmopolite.

L'ispirazione è allo zenit, sia dal punto di vista musicale che lirico. I testi di Bono, che fanno della critica sociopolitica la tematica principale (qui ancora sentita e sincera, priva dell'ipocrisia che il nostro ha dimostrato nell'ultimo ventennio), sono fra i più belli e passionali che egli abbia mai scritto e la sua voce è al massimo della forma, supportata dalle intuizioni chitarristiche di The Edge, che si rivelano a tratti geniali.

L'album, che conta in totale undici brani, non presenta cadute di stile ed il livello si mantiene costantemente alto.

Le prime tre tracce, nonché singoli trainanti del disco, sono dei veri e propri inni intergenerazionali che, dopo 28 anni, possiamo considerare pezzi di storia.

La prima di esse è Where the Streets Have No Name, la lunga cavalcata introduttiva ispirata, pare, ad una storia che Bono aveva sentito raccontare riguardo a Belfast. Lì, in base al nome della strada nella quale una persona risiedesse, sarebbe stato possibile risalire alla sua condizione economica, alla religione professata e molto altro. Questo aneddoto gli fece immaginare un posto ideale in cui le vie, per l'appunto, non avessero nome. La sua uscita su singolo fu accompagnata dall'ormai celeberrimo videoclip in cui gli U2, seguendo l'esempio dei Beatles, suonano sopra ad un tetto di Los Angeles creando non poco scompiglio nella città. A seguire, si ha il gospel-rock di I Still Haven't Found What I'm Looking For e With or Without You, quest'ultima la canzone di maggior successo del gruppo assieme a One di cinque anni dopo. Struggente ed anticonvenzionale ballata, che secondo Adam Clayton “ti aspetteresti di sentire in chiesa, più che in radio”, è peculiare per via dell'utilizzo da parte di Edge di un particolare prototipo di chitarra.

Fra i brani che seguono si possono annoverare Bullet the Blue Sky, dura invettiva contro l'imperialiso reaganiano, e la splendida Running to Stand Still, dedicata agli eroinomani dublinesi.

Nel ritornello di Red Hill Mining Town, Bono lascia esplodere la propria voce in tutta la sua potenza, mentre Trip Through Your Wires è la canzone dell'album in cui si percepisce maggiormente l'influenza americana. Se In God's Country è l'episodio più trascurabile della tracklist, al contrario One Tree Hill, dedicata al roadie Greg Carroll, morto un anno prima per incidente, rappresenta uno dei momenti più intensi, anche qui nel finale Bono può dare libero sfogo alle corde vocali.

Il meglio arriva, tuttavia, sul finale. Exit, narrata dal punto di vista di un assassino, è, a parere di chi scrive, il miglior pezzo dell'intera carriera degli U2, un claustrofobico climax joydivisioniano guidato dal basso di Clayton che ripete ossessivamente le stesse note per tutta la durata del brano. Conclude l'opera la tenebrosa ed angosciante Mothers of the Disappeared, rivolta alle madri dei “desaparecidos” sudamericani, che lascia nell'ascoltatore un senso di vuoto e di smarrimento.

Che The Joshua Tree rappresenti l'apice creativo (quasi eguagliato nel 1991 da Achtung Baby) della band lo dimostra il fatto che persino la maggior parte delle b-sides di allora, udibili tutte assieme nel secondo disco dell'edizione deluxe del 2007, sono valide quanto i “lati A”. Fra di esse si ricordano Spanish Eyes, di cui esiste anche un videoclip, Walk to the Water, canzone quasi al livello di Exit e chissà per quale motivo non considerata dagli autori, e Sweetest Thing, che verrà nuovamente registrata nel '98 per promuovere la raccolta The Best of 1980-1990.

The Joshua Tree è il disco che è riuscito ad elevare gli U2 nell'olimpo delle rockstar mondiali. Reduci da un trionfale tour passato attraverso l'intero globo, lanceranno sul mercato solamente un anno dopo il tronfio, autocelebrativo e sfortunato Rattle and Hum. Registrato per metà live e per metà studio, lascerà abbastanza perplessa la critica e creerà, nel pubblico, una folta e agguerrita schiera di detrattori, che si intensificherà negli anni seguenti.

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Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 24 voti.
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zagor 7/10
B-B-B 8/10
NDP88 7/10
krikka 7/10
ThirdEye 4,5/10
loson 7/10
luca.r 6/10
Muten 3/10
Dreamer 0,5/10

C Commenti

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Paolo Nuzzi (ha votato 10 questo disco) alle 15:04 del 12 maggio 2015 ha scritto:

Bravo, ottima disanima, critica centrata. Disco oltre le stelle, l'apice di Bono e soci, sia liricamente, sia musicalmente. La voce di Bono mai più a questi livelli, ricordo ancora la pelle d'oca sui vocalizzi finali di "One Tree Hill" e la sensazione paradisiaca datami da quell'organo in dissolvenza, quell'arpeggio favoloso e quella batteria tribale del più grande capolavoro degli U2, ovvero "where the streets have no name". Su "Exit" non sono d'accordo, perchè esiste una versione che supera quella studio ed è quella di "Rattle and Hum", con tanto di citazione di "Gloria" dei Them, Bono sciamano, più di Jim Morrison e Ian Curtis messi insieme. Riusciranno a replicare tale splendore solo con "Acthung Baby", ma già sono un altro gruppo e persone diverse, meno autentiche, almeno ai miei occhi.

PehTer, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 19:06 del 12 maggio 2015 ha scritto:

Ti ringrazio del complimento, ma anche il tuo commento non scherza Su Exit invece la pensiamo in maniera diversa. Intendiamoci, adoro anche la versione di Rattle and Hum (film ovviamente), ma a mio parere non riesce a trasmettere l'inquietudine esistenziale dell'originale qui presente. Sarà forse che per me l'adattamento più muscoloso e stage-oriented di R&H snatura il mood tenebroso che invece nella versione studio mi fa impazzire

Paolo Nuzzi (ha votato 10 questo disco) alle 22:25 del 12 maggio 2015 ha scritto:

Eheh grazie! In effetti hai ragione anche tu, e' solo che ho scoperto exit con rattle and hum, the joshua tree l'ho ascoltato dopo e quindi sono più legato alla versione live, tutto qui. Grazie per aver ricordato un disco così meraviglioso, devo molto agli U2. Buona serata

PehTer, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 22:31 del 12 maggio 2015 ha scritto:

Buona serata anche a te!

OlioCuoreNero (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:49 del 14 maggio 2015 ha scritto:

"Bono sciamano, più di Jim Morrison e Ian Curtis messi insieme" non si può scrivere. E' proprio illegale, credimi.

zagor (ha votato 7 questo disco) alle 14:44 del 19 maggio 2015 ha scritto:

il vero idolo di Bono è sempre stato Sinatra, fece pure il duetto "i got you under my skin" con Frank Blue Eyes LOL.....

Paolo Nuzzi (ha votato 10 questo disco) alle 15:01 del 19 maggio 2015 ha scritto:

Contestualizzato in quella canzone, certo che si può scrivere, non esistono assolutismi, credimi. Sinatra è uno dei suoi idoli, che tra l'altro disse, a proposito di quella collaborazione, che Bono era un cantante dalla voce unica, una delle più belle che avesse mai ascoltato. Difatti quella perfomance è da brividi. *talebano mode off*

nebraska82 (ha votato 7 questo disco) alle 20:17 del 13 maggio 2015 ha scritto:

Un classico e il loro disco più famoso, ma onestamente gli preferisco "War" e "Achtung Baby", e forse anche "Unforgettable fire" all'interno del loro periodo "americano". Comunque sia, "Where the streets have no name" è uno dei loro apici, splendida sia l'introduzione, sia la prosecuzione ( e anche il leggendario video menzionato nella bella recensione).

PehTer, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 22:46 del 13 maggio 2015 ha scritto:

Grazie! Ti dico la verità, scegliere quale sia il migliore fra Joshua, War, The Unforgettable Fire e Achtung Baby per me è un'impresa quasi impossibile, dato che rappresentano tutti e quattro la vetta. Credo che Joshua ne esca vincitore solamente perchè manca delle piccole imperfezioni ed ingenuità di War e Unforgettable Fire ed è più spontaneo e sincero di Achtung Baby. Poi però ripeto, le differenze sono minime.

OlioCuoreNero (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:55 del 14 maggio 2015 ha scritto:

War, The Unforgettable Fire e Achtung Baby i loro dischi migliori, anche secondo me.

PetoMan 2.0 evolution alle 12:07 del 15 maggio 2015 ha scritto:

E' da tantissimo tempo che non lo ascolto. Lo ricordo bello nella prima parte e un po' meno nella seconda. Però dovrei riascoltarlo. Il mio preferito loro direi che è Boy

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 2:18 del 29 maggio 2015 ha scritto:

Sì è un gran bel disco, ma proprio quel suo aprirsi eccessivamente alle sonorità (e ancor più alle atmosfere) USA lo mette a mio avviso un gradino al di sotto di Unforgettable fire che reputo il vero apice di Bono e compagni (e poi a ruota Achtung baby, War - ma non sempre omogeneo - e l'acerbo ma affascinante Boy). Alcuni brani di JT sono sicuramente diventati simbolo della band, in primis With or without you, ma talvolta danno l'impressione di essere eccessivamente piacioni, già pronti per lo satdio (o per la facile parodia di M'è morto il gatto!!); trovo UF da questo punto di vista più teso, nuovo, lancinante (basti pensare a quel capolavoro assoluto che è Bad) e alla fine i brani che preferisco sono proprio quelli meno USA e più vicini alla sensibilità del precedente: su tutti One tree hill e Mothers of the disappeared

ThirdEye (ha votato 4,5 questo disco) alle 20:59 del 10 luglio 2015 ha scritto:

Il mio voto sarà eresia pura per molti, ma questo disco non mi è mai piaciuto. Gli U2 stessi li trovo assai prescindibili. Nonostante adoro quel fresco debutto che fu "Boy"...e mi piacque molto il sottovalutato "October". Per il resto...nasa. Son gusti..

ThirdEye (ha votato 4,5 questo disco) alle 20:59 del 10 luglio 2015 ha scritto:

Il mio voto sarà eresia pura per molti, ma questo disco non mi è mai piaciuto. Gli U2 stessi li trovo assai prescindibili. Nonostante adoro quel fresco debutto che fu "Boy"...e mi piacque molto il sottovalutato "October". Per il resto...nada. Son gusti..

luca.r (ha votato 6 questo disco) alle 14:47 del 12 settembre ha scritto:

probabilmente il gruppo più sopravvalutato nella storia della musica rok tutta. Usciti nel momento storico più propizio, hanno saputo sapientemente cavalcare la questione irlandese e farsene paladini (più o meno) consapevoli e convinti. Questo il loro merito principale. SUnday Bloody Sunday rimane il loro vertice assoluto, ineguagliato ed ineguagliabile. Detto ciò, questo è probabilmente il loro album migliore (da 7 imho, non di più); merito soprattutto dell'uno-due iniziale. With or without you insopportabile (almeno quanto la faccia da c.... di quel gran parac.... di Bono)

nebraska82 (ha votato 7 questo disco) alle 10:04 del 17 settembre ha scritto:

Esagerato dai! Non sono certo il mio gruppo preferito e non ci sono capolavori assoluti nella loro discografia, ma nei primi 15 anni di carriera hanno fatto grandi cose. "The Joshua Tree" è inferiore al precedente "The Unforgettable Fire", ma a conti fatti regala brillanti singoli e una manciata di altri pezzi notevoli ( "Exit" su tutti).

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 20:48 del 17 settembre ha scritto:

Preferisco Boy e War. Questo rimane un lavoro discreto. Credo anche io che gli U2 negli anni '80 fossero una band di tutto rispetto, fra gli esponenti più brillanti della cosiddetta Big Music, fra i più bravi nel districarsi fra pop enfatico, sonorità wave virate Irlanda, epos, rock'n'roll tradizionale. Su quanto accaduto dopo Achtung Baby stendo un velo pietoso, ma il valore delle prime pubblicazioni non ne viene intaccato.

woodjack alle 15:51 del 18 settembre ha scritto:

Io piuttosto non capisco perchè "Sunday Bloody Sunday rimane il loro vertice assoluto, ineguagliato ed ineguagliabile"... a me War sembra un disco solido dall'inizio alla fine, praticamente privo di cadute, sono quasi tutti potenziali singoli. Unforgettable Fire è, nel panorama dell'epoca, pure abbastanza originale. Io salvo persino il connubio con l'elettronica anni '90. Poi il rock è fatto anche di alchimie, inutile prendersela se alcune incontrano maggiore successo di pubblico e se altre (tipo Furs o Bunnyman, che amo beninteso) lo incontrano meno. Aggiungo che per me anche la capacità di scrivere canzoni che rimangono nell'immaginario collettivo è un merito non da poco, si parli di U2, Phil Collins, Nirvana, Madonna o chi vi pare... è musica che sopravvive alle mode per decenni, contrariamente a molti grossi ed effimeri successi che rimangono legati e relegati alla loro epoca; il complottismo dei media e delle major non basta a spiegare certi fenomeni.

zagor (ha votato 7 questo disco) alle 14:17 del 19 settembre ha scritto:

beh "sunday bloody sunday" è oggettivamente un gran pezzo, l'apice di tutto il rock epico da stadio degli anni 80. In generale il problema degli U2 è che la loro prosopopea, il loro presenzialismo mediatico (da Pavarotti a bill Gates, tutti grandi amici di Bono lol), l'attitudine messianica di Bono ( da salvatore dei popoli contro la guerra a filosofo dei media) ,il loro fiuto nel cambiare da un produttore/genere ad un altro, il loro essere un po' la band preferita di chi non ha mai apprpofondito piu' di tanto la scena musicale, gli hanno alienato le simpatie del popolo rock piu' ortodosso.

woodjack alle 17:17 del 19 settembre ha scritto:

eh si, ma non discutevo la bellezza di sbs, piuttosto il fatto che tutto il disco in cui è contenuto mi sembra altrettanto forte...

zagor (ha votato 7 questo disco) alle 14:19 del 21 settembre ha scritto:

beh è la punta di diamante di quel disco, già "new year's day" secondo me è molto meno efficace e la trovo assai piu' usurata. in generale con gli u2 faccio fatica ad ascoltare un disco intero tutto di fila, ho sempre trovato alcuni filler in ogni loro LP ( ma magari è solo un mio vezzo).