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R Recensione

7/10

Piano Magic

Ovations

Non ha mai avuto difficoltà a canalizzare gli stimoli esterni e metabolizzarli in fretta, sempre indaffarato in mille progetti discografici. Glen Johnson è l'ideologo continuamente in bilico fra tradizione e modernità; la sua principale creatura (Piano Magic) è un ippogrifo a quattro teste dalla carriera ultradecennale e con una discografia priva di cadute di tono (ok forse Writers Without Homes del 2002 è l'unico disco manchevole).

Nelle note divulgative del promo per il loro decimo lavoro in studio i Piano Magic mettono nero su bianco le influenze che caratterizzano l'album: The Chameleons, Joy Division, Cure e la fascinazione per le percussioni eurasiatiche, quest'ultima dovuta in gran parte alla devozione per uno dei gruppi più significativi della wave anni '80, i Dead Can Dance.

Non è certo un caso quindi che proprio in questo lavoro compaiano due membri dei Dead Can Dance: il percussionista Peter Ulrich e il fondatore della band angloaustraliana, Brendan Perry. Il disco si apre con The Nightmare Goes On, gelida litania funestata dal movimento circolare della sezione ritmica e dalle cupe note di archi, l'ipnotica voce di Perry conferisce lustro a una delle migliori tracce della raccolta.

I sentieri mediorientali perlustrati dai Dead Can Dance di Spiritchaser prendono forma in March Of The Atheists, alla quale Peter Ulrich, co-autore del brano, regala un prezioso lavoro di hammered dulcimer mentre la linea vocale di Glen Johnson si muove sinuosa tra archi e synth che ondeggiano come cobra agli ordini di un incantatore di serpenti.

Lo spiritual di A Fond Farewell, coinvolge nuovamente Ulrich in uno spinoso passaggio percussivo di darabuka e claves sul tempo scandito da timpani primordiali; di tutt’altro respiro On Edge, rimasugli di frenesie post- industrial e un’ossessiva cassa sintetizzata a riempire ogni spazio dello spettro sonoro.

Angèle David-Guillou (aka Klima), più volte special guest nei dischi dei Piano Magic, qui figura come membro effettivo della band e mette la sua firma in quattro tracce del disco, la prima in ordine di apparizione è The Blue Hour, un oscuro refrain dalla sezione ritmica fortemente debitrice di The Figurehead dei Cure; intendiamoci subito, i ragazzi sono troppo intelligenti per limitarsi a scimmiottare le idee altrui e niente altro, eppure anche ne La Cobardìa De Los Toreros emergono assonanze con i Cure di Pornography (vedi titletrack del disco del 1982) e quelli di The Top, la traccia -griffata Johnson/Ulrich- è uno strumentale etno goth molto equilibrato e apre la strada alle meditabonde atmosfere di You Never Loved This City, l'ideale tapis roulant per riportare in auge la splendida voce di Perry; la conclusiva Exit (la female voice è quella della Guillou) è una dichiarazione di intenti modulata secondo le formule rituali della tradizione indiana...quasi un mantra su un atrofico tappetto sonoro elettro.

Una band di indiscusso talento anche quando non sfodera capolavori, i fan dei Piano Magic possono dormire sonni tranquilli. A breve in tour nel nostro paese, da non perdere.

V Voti

Voto degli utenti: 8,4/10 in media su 16 voti.
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target 7/10
giank 8/10
REBBY 9/10
motek 8,5/10

C Commenti

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tramblogy alle 0:16 del 15 ottobre 2009 ha scritto:

mi prende solo perchè cè perry.

amo perry.

w

perry

love perry.

target (ha votato 7 questo disco) alle 20:05 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

Una sorta di 'antologia' secondo Glen Johnson della wave Ottanta inglese aggiornata al 2009 (quel piglio etno ora così tornato in auge...). Se l'avesse 'curata' chiunque altro ne sarebbe uscita una porcheria (come peraltro ne escono assai in questi dintorni), ma l'ha curata lui. Belle le tracce cantate da Perry, eccellente l'accoppiata antitetica "On the edge" - "A fond farewell" (industria pesante contro riti sciamanici), e a me non dispiacciono neanche le cose in stile New Order (del "Low life" chitarristico) che il buon Paolo non cita, forse perché più 'mediane' ("Recovery position", "The faint horizon"). Buon concerto, paul!

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 19:55 del 18 ottobre 2009 ha scritto:

Ennesimo strike della discografia di Glen Johnson, questa volta affiancato laboriosamente da Brendan Perry e Peter Ulrich dei Dead Can Dance. ''Ovations'' è un'affascinante indagine sonora, sulle più oscure, fosche e tetre sonorità, che incisero il periodo d'oro della musica dark, tra gli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta. Le maestosità sinistre etno-gotiche di ''The Nightmare Goes On'', ''March Of The Atheists'' e ''La Cobardìa De Los Toreros'', l'indietronica bizzarra di ''On Edge'', le suggestioni arcaico-decadenti di ''A Fond Farewell'', le trepidazioni eighties di ''The Blue Hour'', ''The Faint Horizon'' e ''Recovery Position'', la crepuscolare ''You Never Loved This City", ed infine la straniante ''Exit'' chiudono meravigliosamente il cerchio di una delle esperienze musicali più coinvolgenti di questo 2009.

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 12:19 del 19 ottobre 2009 ha scritto:

p.s.: Artwork davvero sublime *.*

tramblogy alle 13:24 del 19 ottobre 2009 ha scritto:

si...assomiglia ad un quadro di magritte..hai presente??

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 13:27 del 19 ottobre 2009 ha scritto:

RE: si...assomiglia ad un quadro di magritte..hai presente??

Hai ragione. Una certa correlazione o un nesso intrinseco con ''Gli Amanti” del 1928 di Magritte

Mell Of A Hess (ha votato 8 questo disco) alle 0:16 del 20 ottobre 2009 ha scritto:

Un mosaico di alcuni tra i miei artisti preferiti riuniti in un disco!

Forse è per questo che mi ha conquistata sin dall'inizio (ed è in loop durante la giornata);al primo ascolto avrei dato un 8, ragionandoci e riascoltando capisco che si tratta di suoni a cui il mio orecchio è incline/fortemente legato, restano sempre in bilico però sulla linea della riproposizione pedissequa (v. anche Red Lorry Yellow Lorry), cercando di esser oggettivi (???) più di un 7.5 non è.

Tra le mie preferite "The blue hour", " A fond farewell" e la morriseyiana "You never loved this city".

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 13:21 del 23 ottobre 2009 ha scritto:

Questo disco è davvero una bella scoperta, uscita interessante e molto affascinante per chi come me è malato di wave e dark. Bella recensione, essenziale e lucida nel descrivere il disco.

luca.r alle 15:50 del 27 ottobre 2009 ha scritto:

premesso che non li conoscevo affatto, questo mi sembra un disco davvero molto interessante... devo procurarmelo (e magari andare a ritroso alla ricerca dei lavori precedenti)

Roberto (ha votato 9 questo disco) alle 13:41 del 7 novembre 2009 ha scritto:

Superare "Disaffected" sembrava impossibile. Così non è stato. Valutare questo disco è come trovare un difetto nella persona che ami. Nessuna pecca. Nessun cedimento nel giudizio. Un sublime compendio di ciò che conta per me musicalmente. Ammetto la mia faziosità. Ed in casi come questo persisterà.

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 17:57 del 9 novembre 2009 ha scritto:

PREMESSE: 1)i Piano magic, con i 3 lp precedenti

a questo, si sono già guadagnati la palma di una

delle mie band preferite di questi anni zero(eheh)

2)gli altri innumerevoli progetti cui Johnson ha

partecipato attivamente, pur interessanti, non sono per i miei gusti dello stesso livello.

3)i Dead can dance sono tra gli "dei" della "mia

storia della musica".

ANTEFATTO: Beh, con queste premesse è chiaro che,

quando ho infilato il nuovo cd per la prima volta

nel lettore, il mio stato d'animo era alquanto

emozionato. Non è stato amore a prima vista, anzi

ero deluso al punto da lasciar passare vari giorni

prima di riascoltarlo.

FATTO: da quando ho ripreso a riascoltarlo non

riesco più a farne a meno. Vabbè è solo una settimana d'accordo, ma ad ogni ascolto faccio una

"nuova scoperta". Non è un album così immediato

come il precedente, richiede (almeno per metà

abbondante dei brani) dedizione ed amore. Non è un

mero esercizio calligrafico, ma un'opera piena di

passione.

CONCLUSIONE: è uguale alla premessa, i Piano magic

sono uno dei gruppi preferiti di questo nuovo millenio.

RIFLESSIONE: ma perchè ero deluso quando l'ho

ascoltato per la prima volta? Forse ho capito,

non me ne vogliano le altre donne (dei Piano

magic), non c'è Lisa Gerrard! (eheh)

bill_carson (ha votato 8,5 questo disco) alle 14:13 del 28 agosto 2013 ha scritto:

cercando sul web ho trovato pochissime recensioni di questo disco. la stampa inglese sta dietro a qualsiasi scoreggia di Alex Turner e non si fila un disco di questo livello? il mondo è un posto brutto.