R Classifica 2010 di Paolo Gazzola

Cosmogramma

10. Flying Lotus
Cosmogramma (Warp Records 2010)

Puzzle erroneamente composto, dai tanti pezzi mancanti, di fascino assoluto. La bellezza dell’incompiuto e dell’imperfetto in un lavoro che, al di là del gusto personale, considero fra i più importanti dell’anno.
Cattive Abitudini

9. Massimo Volume
Cattive Abitudini (La Tempesta 2010)

Si sente spesso dire che la top ten dovrebbe indicare le uscite più significative dell’anno. Bene, il ritorno in grande stile dei Massimo Volume è una delle più gradite e preziose “novità” dell’anno.
BKO

8. Dirtmusic
BKO (Glitterhouse 2010)

Ecco, io di roba così ne ho bisogno come dell’aria. Peccato per lo scorrere a vuoto di alcuni episodi, perché il potenziale sarebbe enorme anche al di là dei musicisti coinvolti, praticamente tutti fra i miei preferiti. Musica che origina e riporta agli elementi, ruvida, sporca e grezza come una gemma preziosa o una pietra che non vale niente. Ma che è bella uguale.
Sisterworld

7. Liars
Sisterworld (Mute 2010)

vd. Gonjasufi
High Violet

6. The National
High Violet (4AD 2010)

I National sono, fra le “grandi” del circuito indie, la band che più si merita il grande successo riscosso. Lo dimostrano semplicemente mantenendo, all’interno di uno stile ormai consolidato ma sempre ben lontano da qualsiasi staticità, un livello eccelso di scrittura e spontanea ispirazione. E questo High Violet, ancora una volta, è un grande disco “normale”.
A Sufi and a Killer

5. Gonjasufi
A Sufi and a Killer (Warp Records 2010)

Sarà l’affinità elettiva fra cervelli bruciati, ma io qua dentro ci sguazzo come fosse casa mia.
Hidden

4. These New Puritans
Hidden (Angular Recordings 2010)

Il ritorno dei These New Puritans stupisce per coraggio e stordisce per densità. Uno dei lavoro più affascinanti dell’anno, fra intenzioni gelidamente (ed apparentemente) estetiche e reale, scura potenza espressiva.
Admiral Fell Promises

3. Sun Kil Moon
Admiral Fell Promises (Caldo Verde 2010)

Il mio è un podio di “dinosauri” in un anno in effetti un po’ povero di rivelazioni ma, devo ammettere, anche di ascolti. Admiral Fell Promises, per quanto mi riguarda, aggiunge ben più che qualcosa alla carriera di Kozelek. Eppure, in fin dei conti, non posso raccontarmela: dal 1992 ad oggi, ogni disco a nome Red House Painters o Sun Kil Moon che è stato pubblicato è regolarmente finito sul mio podio personale.
Have One On Me

2. Joanna Newsom
Have One On Me (Drag City 2010)

Medaglia d’argento al triplo della Newsom. Un album senza mezze misure, tronfio, pretenzioso ed eccessivo in tutto. Perfino nell’apparente, timida fragilità con cui questa sicumera viene presentata. Il miracolo sta nel come da tutto ciò nasca qualcosa di splendido. Non capita mai, capita qui: già un classico, per me.
The Threshingfloor

1. wovenhand
The Threshingfloor (Glitterhouse 2010)

Il disco dell’anno arriva alle mie orecchie per ultimo ma vola in testa con un sorpasso azzardato quanto inevitabile. Se infatti è vero che l’ascolto è giovane è non suffragato dalla prova “tempo”, è altresì innegabile che null’altro in questo anno solare mi abbia entusiasmato tanto e così immediatamente. Sarà il songwriting di Edwards, qui ai massimi livelli, sarà il connubio tra trascendenza orientale e buona parte della “mia” musica (folk, country e new wave), fatto sta che la bellezza di questo lavoro è per il mio gusto, quest’anno, ineguagliabile.