R Classifica 2011 di Mauro Molinaro

Within And Without

10. Washed Out
Within And Without (Sub Pop 2011)

Chillwave segnata da un approccio sì triste ed 'eccessivamente' melanconico, ma che lascia inalterato lo spessore artistico di Ernest Greene.
Strange Mercy

9. St .Vincent
Strange Mercy (4AD 2011)

L'affascinante Annie Clark confeziona un disco avant pop/rock splendido. In piena e ispirata maturità artistica.
936

8. Peaking Lights
936 (Not Not Fun 2011)

Hypna Dub vibrante, che non rivive, nella sua totalità, una certa melanconia psichedelica di derivazione '80s, ma che anzi si ancora perfettamente all'oggi.
Days

7. Real Estate
Days (Domino 2011)

Se quest'anno il surf/rock lisergico ha trovato, insieme, ampio riscontro e nuova linfa qualitativa, lo deve in buona parte a questo splendido secondo disco dei Real Estate. E Mondanile si conferma figura di spicco nel genere.
Wow

6. Verdena
Wow (Universal 2011)

I Verdena si svegliano, più solari e propositivi, da quel meraviglioso incubo chiamato "Requiem". Cambia l'impostazione nella scrittura (il pianoforte come ossatura e guida per gli arrangiamenti), non la qualità delle idee melodiche. Miglior disco italiano, che porta innovazione nelle idiosincrasie dei tre bergamaschi.
Parallax

5. Atlas Sound
Parallax (4AD 2011)

il miglior Brandon Cox - anche per interpretazione canora -, che condensa ottimamente la sua indole iper-creativa entro i limiti imposti da un pop trasognato e fluttuante.
Space Is Only Noise

4. Nicolas Jaar
Space Is Only Noise (Circus Company 2011)

Il capolavoro "Super Slow Techno" del produttore e giovane musicista americano.
The English Riviera

3. Metronomy
The English Riviera (Because Music 2011)

Lasciarsi alle spalle gli influssi new rave di "Nights Out", mutandoli per buona parte in un(electro)soft-pop tanto elegante quanto creativo. C'è tutto in "English Riviera": compattezza pop, miscele di generi, ed una serie incredibile di - potenziali - singoli (vedere il grandissimo successo d'oltremanica per "The Look"). Sorpresa dell'anno
Bon Iver

2. Bon Iver
Bon Iver (Jagjaguwar 2011)

Calibrata un'urgenza espressiva rimasta qui inalterata, Bon Iver incanala il tutto in arrangiamenti più complessi rispetto all'esordio - ma mai artificiosi -, fatti di strutture dinamiche e insieme precarie, cangianti nella forma - mai nella qualità. Ed è bello, intenso, vagheggiare in un brodo emotivo vastissimo: in cui puoi sentire e vedere tutto. Conferma sui suoi, straordinari, livelli.
Smother

1. Wild Beasts
Smother (Domino 2011)

L'art pop lussuoso e libertino dei quattro di Kendal trova una nuova evoluzione - più sobria, limata -, non perdendo in carnalità del suono e spinta istrionica: ne esce il loro disco migliore, ed il migliore dell'annata. chapeau!