R Classifica 2013 di Marco Biasio

Berserk

10. Berserk
Berserk (RareNoise Records 2013)

Il parto più luciferino della Rare Noise targata 2013 è un blob noir di taglientissimo avant rock virato free jazz, firmato da alcuni dei nomi migliori dell'avanguardia italiana ed internazionale. Un disco libero e, come tale, pericoloso.
Niger

9. Mombu
Niger (Subsound 2013)

C'è chi di Africa si bea per sembrare migliore. C'è chi l'Africa la studia, senza mai riuscire a penetrarla. C'è chi l'Africa la ripudia. C'è chi, infine, da non africano, arriva ad essere posseduto interamente da uno spirito, una prospettiva, un modo di vedere ed intendere la musica assolutamente non occidentale. Uno sforzo sovrumano, che i Mombu coronano al meglio con un sophomore devastante - nel suono - ed annichilente - nel concetto -. La cosa che spaventa ancora di più è che questi ragazzi hanno ulteriori margini di miglioramento.
In Film Sound

8. Shannon Wright
In Film Sound (Vicious Circle 2013)

Shannon si ispessisce e si contorce, costruendo grumi di riff neri e schizofrenici attorno ad una voce, magnifica, sempre più spezzata e sussultante. Dove poi il sorriso filtra tra i muri di suono, e la chanteuse imbellettata di Let In The Light torna a cantare di amori infranti, si raggiunge lo zenith. In Film Sound, compattissimo, non lascia via di fuga.
...Like Clockwork

7. Queens of the Stone Age
...Like Clockwork (Matador 2013)

Un ritorno sorprendente. Josh Homme si prende sei anni per ricostruire un edificio sontuoso, sulle macerie del precedente Era Vulgaris, abbandona certa tradizione stoner ormai percepita come gratuità di fabbrica e si dedica, anima e corpo, a lussuosi arrangiamenti copartecipati da un vero e proprio stuolo di amici e musicisti. Ne nasce un disco meno potente ed impattante, ma studiato in ogni minimo dettaglio e ricchissimo di influenze. La migliore formazione di sempre dei QOTSA firma una resurrezione data ormai per insperata.
Slow Focus

6. Fuck Buttons
Slow Focus (ATP 2013)

Questi bottoni si ricordano, improvvisamente, di come si spinge. E spingono. Dopo le velleità celestiali di Tarot Sport, la nuova fisicità del duo Hung-Power esplode in un tracciante techno-tribalistico dalle mille sfaccettature. Prog per sintetizzatori. Il Vangelo secondo il Beat.
Traditori Di Tutti

5. Calibro 35
Traditori Di Tutti (Record Kicks 2013)

Giorgio Scerbanenco è la molla, il carburante è tutto loro. I Calibro 35 si calano compiutamente nei panni dei criminali seriali ed appongono la firma su un disco (il quarto in cinque anni, EP e soundtracks escluse) che è il loro capitolo più crudo, noir, violento, stratificato. Capacità tecniche sopraffine al servizio di un immaginario ormai solo e voluttuosamente loro. Raise your fists.
New History Warfare Vol. 3: To See More Light

4. Colin Stetson
New History Warfare Vol. 3: To See More Light (Constellation 2013)

Il sassofono di Colin Stetson sintetizza i tormenti di Albert Ayler e i demoni di Anthony Braxton, catturandoli in una gabbia fonoassorbente di ventiquattro microfoni. Una colata di dolore e redenzione. L'anima trasfigurata dal fuoco della libertà espressiva. Il Rock Bottom dei tempi moderni.
Hubardo

3. Kayo Dot
Hubardo (Autoproduzione 2013)

Se avete voglia di provare una vera esperienza, il doppio disco che celebra il primo decennale di attività dei Kayo Dot fa per voi. Tutto e il contrario di tutto, forme metal aliene ed evolutissime che si riallacciano all'empireo intoccabile ed irraggiungibile dei maudlin of the Well, una scrittura irregolare e sinestetica ancora senza pari, né rivali. Una verbosa testimonianza dello strepitoso stato di forma mentale di Toby Driver.
Fonderie Jazzcore

2. AA. VV.
Fonderie Jazzcore (Impatto Sonoro 2013)

Non sentitevi in colpa, se non avete mai ascoltato jazzcore prima d'oggi. Potete farlo ora: in Italia, perdipiù, che il verbo sacro lo ha masticato e tutt'ora lo mastica da mane e sera. Scoprirete verità sconvolgenti: che si possono egualmente definire jazzcore band come demeb e Nevroshockingiochi, che non serve un fiato per giustificare l'afflato "jazz", che forse jazzcore è proprio quel termine che calza a pennello per quel gruppo che avete sentito in quell'occasione e aveva suonato quella canzone con quel ritmo strano... Il tentativo di regolamentare e fotografare qualcosa per sua natura non addomesticabile e semovente, sia in studio che dal vivo. Superlativo.
Once I Was An Eagle

1. Laura Marling
Once I Was An Eagle (Virgin 2013)

Laura, ventitré anni, è la folksinger ufficiale d'Albione, neo-adottata americana, biondo angelo petrarchesco che invoca suicidi e rusalki e implora perdono. Once I Was An Eagle è il suo quarto disco in cinque anni. Altre parole, ridondanti, non servono. La meraviglia della più dotata cantautrice della sua generazione (e chissà di quante altre generazioni prima di lei) è racchiusa in un concept album di struttura e composizione vertiginose. Un capolavoro che sarà consegnato alla memoria.