R Classifica 2011 dei recensori (pagina 1 di 5)

Rojo

50. Giorgio Canali e Rossofuoco
Rojo (La Tempesta 2011)

Un anno strano il 2011, poco fecondo. Eppure Giorgio Canali è tornato con grande veemenza, confezionando il disco giusto al momento giusto nel posto giusto. L'Italia crolla, la rabbia sale e, come al solito, il disordine delle idee giovanili non fa che aumentare il caos. Quindi rock vecchia scuola e testi infiammati e sudici in "Rojo", un disco che ci ricorda che la rivoluzione, quando ce ne sarà una, non andrà in diretta TV.
Slave Ambient

49. The War on Drugs
Slave Ambient (Secretly Canadian 2011)

La grande tradizione cantautoriale americana unita al krautrock e all'ambient. Una delle ibridazioni più entusiasmanti degli ultimi anni, in grado di generare una godibilissima sintesi di decenni di musica, fornendo l'anello di congiunzione tra Bruce Springsteen, Cluster e Arcade Fire. Impossibile? Slave Ambient ci dimostra l'esatto contrario.
We're New Here

48. Gil Scott-Heron & Jamie XX
We're New Here (XL / Young Turks 2011)

Affascinante disco di remix di una rivelazione dubstep, presa in prestito dagli XX, che si cimenta nel terreno soul del senior Scott-Heron. Il risultato è un mix esplosivo tra passato e futuro, tra soul, blues e funky, e dubstep e uk bass.
Open Flames

47. Bruce Peninsula
Open Flames (Hand Drawn Dracula 2011)

L'art pop che non ti aspetti (mai). Se vi aspettate un pugno di canzonette con più strumentazione e cori che ogni tanto se ne vanno per i fatti loro, resterete davvero scioccati. La forma melodica del nuovo millennio parla per intarsi. I Bruce Peninsula ne sono i giovani, illuminati adepti.
Cotonou Club

46. Orchestre Poly-Rythmo
Cotonou Club (Strut Records 2011)

L'Orchestra onnipotente e poliritmica di Cotonou torna dopo vent'anni e sbarca in Europa per insegnare all'uomo bianco il significato della parola "ritmo".
Arabia Mountain

45. Black Lips
Arabia Mountain (Vice 2011)

L album che, a meno clamorosi ripensamenti, sara' ricordato come quello della svolta pop dei Black Lips, qualunque cosa significhi.
Night Dress

44. butcher mind collapse
Night Dress (Bloody Sound Fucktory 2011)

Night Dress e' un continuo rimescolare di noise, free-acid-jazz, elettronica, post-punk, nel gran calderone del sacro blues che risorgendo dagli inferi tiene viva la scena freak show in una dimensione al quanto grottesca quanto irreale. In questo album i Butcher Mind Collapse rasentano all eccellenza. Quello che colpisce di questo lavoro sono le atmosfere che si respirano e le diverse dinamiche che si sviluppano nell ascolto dei brani
S/T II: The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT

43. Akron-Family
S/T II: The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT (Dead Oceans 2011)

Dopo (le luci e ombre di) “Set ‘Em Wild, Set ‘Em Free” la “famiglia” torna con un album splendido dalla prima all’ultima nota, dall’inno indie-rock di “Silly Bears” alla liquida “Creator”. Il disco che doveva/poteva fare Panda Bear, ma non ha fatto/voluto fare.
Deep Politics

42. Grails
Deep Politics (Temporary Residence 2011)

Non c’è storia per me: quest’anno senza alcun dubbio “Deep Politics” è l’album da cui mi sento rappresentato di più… Definito ironicamente “spaghetti post-rock” in realtà contiene musica “seriosa” attigua alla proposta dei Crippled Black Phoenix, piena di riferimenti “alti”, anche se tirati in ballo con estrema naturalezza. Un brano fra tutti: Deep Politics
Humbling Tides

41. Stranded Horse
Humbling Tides (Talitres 2011)

Per quanto Yann Tambour abbia arricchito la formula rispetto all’esordio, i suoi dischi rimangono fatti di pochissimo: kora, violino, violoncello, e una voce che risucchia, sopra arpeggi labirintici ma nudi, disposti a farsi vedere in tutti i loro meandri. Sopra linee emotive che oscillano in continuazione, tra ondate e riflussi, capita di perdersi sempre in modo diverso, e magari di ritrovarsi diversi, in un’intimità quasi urtante che poca altra musica può regalare.