Moonface
Organ Music Not Vibraphone Like I'd Hoped
Indie rock canadese gets electronic parte seconda: l’involuzione. Moonface è Spencer Krug, la mente dietro i Sunset Rubdown, e una delle menti dietro Wolf Parade e Swan Lake. Non uno qualsiasi della canadian scene, insomma. Dopo aver pubblicato lo scorso anno un Ep che era in realtà un unico pezzo di 20 minuti chiamato in modo comodamente autodescrittivo (“Marimba and Shit-drums”), Krug torna con un disco che, allo stesso modo, spiega tutto nel titolo. Forse anche il suo fallimento.
Perché a Krug sarebbe piaciuto fare un disco col solo vibrafono, appunto, ma dopo un po' deve essersi accorto che ne sarebbe uscita una porcheria tremebonda. E allora ha acquistato un vecchio organo a due tastiere, con l’intenzione – parole sue – di farci «un lungo, lussureggiante e rumoroso album a volume pompato e pieno di bordoni, bellezza e poesia». Ma Krug, si sa, è uno che ha il pop nelle vene, anche se mescolato all’alcol per farlo giusto un po’ delirare, e quindi dall’organo eighties ha subito iniziato a far uscire melodie schizoidi e spiritate invece di droni catatonici. Meglio, no? Sì, senz’altro. Ma in realtà l’esito è qualcosa a metà: 5 canzoni in 37 minuti (la più breve dice 6’39’’), e una messe – sempre parole sue – di «organ beats, beeps and bloops»; insomma, diavolerie sonore vintage vomitate dall’organo e ovunque messe in fila da una robotica batteria digitale.
Non è una schifezza, eh, la musica-da-organo-che-si-sperava-fosse-da-vibrafono, ma l’effetto stile Kraftwerk-posseduti-da-un-predicatore finisce per essere noioso. Non si sente l’urgenza genialoide delle cose migliori di Krug, né un grande feeling col suddetto organo, e i pezzi spesso si incagliano nella stessa frase ripetuta allo stremo (“Fast Peter”), con Krug che fa la fine del bimbo iper-eccitato e ipnotizzato dalla straordinarietà del suo nuovo giocattolo. Meglio “Whale Song (Song Instead of a Kiss)” e “Shit-Hawk in the Snow”, costruite su accordi torvi da guerre interstellari su sfondi sci-fi sgranati (hypna-Moonface?), con la seconda che spesso scoda verso la psichedelia sessanta, toccando gli unici momenti davvero meritevoli del disco. Non male pure “Return to the Violence of the Ocean Floor”, che però fa troppo giostra, con tutti quei beeps sfarfallanti (si salva il finale).
L’esplorazione fa comunque bene. E Krug è un asso. L’organo lo rivenderà su ebay e lui tornerà. Senza limiti, si spera, come ci piaceva.
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