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R Recensione

8/10

Amaury Cambuzat

The Sorcerer

Sarà pure stato concepito come un’opera di sonorizzazione del film muto “Tabù (A story of the south-seas)” (1931) del grande regista Friedrich Wilhelm Murnau, ma ad ascoltarlo senza il supporto delle immagini, questo “The Sorcerer” pare identificabile come un album compiutamente definibile solo attraverso la musica che lo compone. Non archiviabile dunque come una semplice colonna sonora o un compendio ad una suggestione visiva, il lavoro si dipana fra atmosfere dilatate scandite da ritmiche a metà strada fra turbamenti tribali e inquietudini industriali.

Amaury Cambuzat prende le distanze dall’eredità dei suoi Ulan Bator per immergersi in un mare assolato eppure offuscato dal lato oscuro dell’umana esistenza: poche filtrate chitarre e tante esuberanze sintetiche di cui vengono accuratamente scelte le timbriche. Sicuramente “The Sorcerer” si prefigura come un viaggio nell’inconscio e nelle sottotrame delle rituali consuetudini umane, cercando di dare voce in musica a ciò che sfugge al controllo metodico delle regole sociali, siano esse appartenenti ad una tribù dei mari del sud (la pellicola ha qui la sua location), siano esse proprie delle “evolute” dinamiche dei nostri costumi occidentali (verso i quali i due protagonisti di “Tabù” cercano asilo, fuggendo da un destino costruito da vincoli religiosi).

I suoni prescelti da una parte ammaliano, dall’altro evocano paure ancestrali eppure modernissime, saltando senza soluzione di continuità da passaggi immaginifici e romantici reminiscenti di una realtà senza apparenti contraddizioni interne, a fredde incursioni sonore elettroniche, in grado di inaugurare tutto ciò che si cela dietro all’esotismo, sia questo visto come l’occidentale “fascino dei mari dl sud”, sia questo interpretabile come quel senso di attrazione e repulsione che le popolazioni indigene hanno provato verso il “mondo dei bianchi”.

The Sorcerer”, naturalmente integralmente strumentale, non è solo un album pieno di intuizioni sonore acutissime, ma un lavoro in cui queste intuizioni vengono portate a piena evoluzione, costituito com'é da composizioni e non da transitorie jam, ognuna da scoprire lentamente. Nel mio nuotare in queste acque, in più di una occasione mi è tornato in mente ciò che Trent Reznor ha fatto con l’immane “Ghosts I-IV”. Ecco, chiunque si sia ritrovato in quelle ipnotiche melodie minimali troverà anche in “The Sourcerer” materiale per conturbare la propria anima.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 2 voti.
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Teo 8/10

C Commenti

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ozzy(d) alle 18:20 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Amaury? Ma che succede, Brenda ha finalmente appeso le scarpette al chiodo e si dà al post rock????

simone coacci alle 19:32 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Ero sicuro che avresti detto una cosa del genere prima o poi. ghghg Sicuro. Stavo giusto facendo il countdown ghgh

ozzy(d) alle 22:14 del 15 novembre 2010 ha scritto:

beh con un assist così in homepage pure brenda avrebbe fatto gol ghghgh