R Recensione

8/10

Plaid

Spokes

Chi odia la musica elettronica moderna, spesso la accusa di essere "inascoltabile", artificiosa, stancante. La critica è rivolta a suoni troppo metallici, troppo distanti da quelli che siamo abituati ad ascoltare (tipicamente, quelli del rock). Chi la pensa così, dovrebbe ascoltare i Plaid. Può darsi che riveda le proprie opinioni.

 

Attivi da oltre 20 anni, i Plaid sono i londinesi Andy Turner e Ed Handley. Furono tra i primi attori che contribuirono all'evoluzione della ambient music arricchendola dell'apporto dell'elettronica. Anche loro, insieme ad Aphex Twin e Boards Of Canada, esordiscono all'inizio degli anni '90 sotto l'ala dell'etichetta specializzata Warp, ma probabilmente sono i meno conosciuti dei tre. Ingiusta anomalia, perchè i Plaid rappresentano più che gli altri la corrente "calda" dell'elettronica. La loro musica si distingue per atmosfere più melodiche, e per una continua ricerca di combinazioni atte a trasmettere emozione.

 

Spokes è probabilmente il risultato migliore da loro ottenuti in questo intento. Un disco piacevole, rilassante, etereo. Quasi il perfezionamento conclusivo di una progressione di qualità definita dai precedenti album Rest Proof Clockwork e Double Figure. Un disco che ipnotizza fin dal primo brano, Even Spring, un pezzo di rara e rarefatta bellezza, che riprende l'atmosfera di Eyen, a sua volta traccia di apertura del precedente Double Figure. L'ammaliante voce dell'italiano Luca Santucci dipinge circonvoluzioni astratte, come il fumo di una sigaretta nell'aria calma. E nel loro personale stile, la soavità dell'intervento vocale è subito riequilibrata da un ritmo sintetico forte, cerebrale, surreale.

E' una musica che vuole raggiungere i nostri strati emozionali. Bassi misteriosi e effetti sonori vellutati creano a volte atmosfere da chill-out, come in B Born Droid o in Zeal, estratto come singolo, in cui sembra di essere immersi nella colonna sonora perfetta di un viaggio nell'iper-spazio. O addirittura nel tempo. Ma anche battiti marcati a tratti inquietanti, come in Cedar City, che a volte trascendono in ritmiche psichedeliche e caotiche, ad esempio in Buns.

In realtà i pezzi migliori sono quelli in cui le due anime si armonizzano rispettosamente: riuscitissima Marry, che è anche la traccia dalle sonorità più semplici e di facile ascolto. In chiusura, Quick Emix ci lascia in uno scenario onirico, quasi persi dentro noi stessi.

 

Il grande valore di questo disco sta nella sua sofisticata delicatezza, che genera una musica più vicina e diretta, merce molto rara nel mondo musicale elettronico che il presente ci riserva. Non sappiamo ancora cosa prevederà l'evoluzione musicale nel futuro, ma di una cosa siamo certi: è grazie ad una alta capacità di assorbimento introiettivo che la musica può elevarsi al ruolo delle grandi forme d'arte, la catarsi. E di questo avremo sempre bisogno.

V Voti

Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 4 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
tttt 8/10

C Commenti

C'è un commento. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Rockpoet (ha votato 8 questo disco) alle 16:24 del 25 febbraio 2012 ha scritto:

una nuova fantastica prospettiva nel fare elettronica!

d'accordissimo riguardo al voto assegnato e soprattutto la tua definizione sofisticata delicatezza ci stà proprio a penello , anche se ammetto che certi brani sembrano un pò troppo "rumoristici", buona recensione ,