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R Recensione

7,5/10

Gidge

Autumn Bells

Arriva dalla Svezia uno dei dischi elettronici più solidi dell’anno, ed è il debutto dei Gidge, duo formato da Ludvig Stolterman e Jonatan Nilsson che del proprio habitat nordico, schiaffato in copertina in una versione in realtà ben poco autunnale, fa una specie di cassa di risonanza, con la quale arricchire di suoni organici e arrangiamenti iper-dettagliati (in alcuni pezzi i due arrivano a utilizzare cento diversi canali) una techno di fondo che diventa dunque ambient techno volentieri.

Sin dall’intro (“Fauna Pt 1”), d’altronde, si sentono echi del più recente Nicolas Jaar, quello del prisma e delle varie filiazioni adottate dalle sue etichette (Valentin Stip, ad esempio, quest’anno), per cui il beat può sparire dietro una cortina fitta intrecciata da bleeps e micro-incursioni boschive, con i synth sporchi che mimano le folate di vento: bio-electro. Anche se poi è dove picchia il battito che i Gidge danno il meglio, come in “You” (eccellente), dove il loop di un sample vocale un poco screziato da sfregature di vinile sfocia, dopo quattro minuti ipnotici, in un’esaltante metamorfosi acquatica costruita su un crescendo melodico killer, col beat che riemerge dagli abissi dopo un paio di minuti e porta ad altezze somme, nel moltiplicarsi delle stratificazioni di tastiere e dei richiami vocali in totale annegamento. Uno dei pezzi dell’anno.

Sono poi field recordings di piogge silvestri intarsiate a tocchi di piano a traghettare da un pezzo all’altro, in una successione mai monotona, nonostante lunghezze notevoli, mentre l’uso dei loop vocali serve sempre a dare una connotazione contemplativa, in stile mantra: i 9’27’’ di “Dusk”, ad esempio, sono uno degli altri apici, partendo da rumori di legni in tensione prima di inoltrarsi in un tunnel di tastiere spessissimo e notturno, dove le ulteriori decorazioni sonore, ultracompresse, diventano presenze spettrali, sopra un beat in rincorsa, che poi inizia a picchiare quando i colori dei suoni si aprono, in una fogliazione di un’evocatività straordinaria (chiude, così, un minuto di piano, che sembra preso da una prova di conservatorio per strada).

E la cosa magnifica è che non si butta nulla, dai bpm più alti di “Fauna Pt. 2” al trionfo di techno bandistica quasi barocca di “Norrland” (in cui possono stare dentro pure uccellini che trillano e trombe), passando per le patinature glo di “Growth” (Blondes e Ital).

Meditazione e dancefloor in un connubio da riascolto continuo.

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 7 voti.
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ciccio 8,5/10
hiperwlt 7,5/10
andy capp 5,5/10

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