Toro Y Moi
Underneath The Pine
“It's therapeutic, in a way, to go from electronic music to just recording. We're doing it the old traditional way. It's a good way to remember how to do things.”
Eccola la filosofia del nuovo Toro Y Moi: farlo alla buona vecchia maniera (maliziosi che non siete altro...). Riscoprire l'analogico rinunciando alle comodità oramai acquisite del digitale, riaffermare il primato del “suonato” rispetto al “campionato”. Che se vogliamo è paradossale: chillwave, genere elettronico dai tratti spudoratamente artificiali e plasticosi (il sample come corrispettivo del jingle jangle degli indie kids degli '80s), che rinnega se stesso aderendo all'idea un po' reazionaria del “disco sucks”. Sembra quasi che la creatura generata pochi anni fa da Neon Indian e Memory Tapes si stia confrontando con i presupposti che essa stessa ha liberato da un metaforico vaso di Pandora.
Se in parte questa analisi può essere attinente per un artista come Chaz Bundick, che già con lo scorso Causers of This aveva dato prova di sapersi muovere agilmente entro una maggiore ampiezza dello spettro sonoro, è anche vero che con il nuovo Underneath the Pine si va addirittura oltre. Lo testimoniano i riferimenti pomposi ed altisonanti che traspaiono da interviste e recensioni, ma soprattutto il vistoso cambiamento del sound del giovane Bundick, tutto intento da una parte a rifuggire (raffinandosi di screziature più complesse e variegate) dai riflettori appiattenti che gli si erano rivolti contro, dall'altra a tentare di non deludere le aspettative di chi lo aveva consacrato come grande promessa di un vero e proprio movimento (i glofiers del South Carolina).
Non ci affidiamo troppo al primo singolo licenziato dalla Carpark Records, Still Sound, ancora troppo ancorato alle tonalità dello scorso lavoro, quasi fosse una b-side sfuggita alla scaletta. Dopo l'enigmatica matassa sonora di Intro/Chi Chi, ecco che arriva New Beat a scansare ogni dubbio. Si, la novità c'è, si sente e sa di funk e disco fine anni '70. Più suonato meno campionato, come si era detto prima. Le congas si sparpagliano sopra un tappeto di fragranze rilasciate da un piano elettrico e da un synth liquido, mentre un basso corposo sollazza un incedere spigliato e groovy. Very chill, con tanto di aperture soul sul finale... Ok, la cosa si fa interessante, andiamo avanti. Go With You è un'altra sorpresa: uno sgargiante fiorire di elementi (marimbas, piano elettrico, synth, percussioni etno ed ogni sorta di riverbero) a tratteggiare uno sviluppo lounge dai toni esotici, affinati maggiormente dalla splendida Divina, vero e proprio gioiellino strumentale centrato su delicatissimi e profumati tocchi di piano, dove le concessioni ad un soul morbido e ad un elegante french touch (Air) si fanno supreme e pregnanti.
Ma non abbiamo ancora finito di stupirci: l'arpeggio di chitarra acustica di Before I'm Done compie leggere ariee capaci di osare fugaci flessioni bossa nova (nell'intro) per poi lanciarsi in espansioni esotico-spaziali in grado di richiamare alla mente il Piero Umiliani di Today's Sound (Open Space, Lady Magnolia...). Il caleidoscopico chill-out altamente riverberato di Got Blinded non fa che ribadire il concetto dando vita ad una specie di Adult-oriented chillwave, così come fanno brani quali How I Know, con i suoi coretti e i suoi ricami pianistici, Light Black, con le sue espansioni cosmiche (ancora l'eco di Umiliani che impregna il pezzo) e le sfaccettature cromatiche di Elise, dagli inserti armonici ricercati e raffinati, dall'anima sperimentale e psichedelica. Se dobbiamo però trovare un portabandiera per questa new wave personale del giovane Chaz Bundick, ecco che senza esitare citiamo la spiazzante Good Hold, con i suoi rintocchi gravi di pianoforte, i suoi delay fluttuanti, i giochi stereofonici (con quel suono ovattato che a metà brano passa da un canale all'altro), il tremolare di una linea di synth sullo sfondo, una melodiosità vocale tanto démodée quanto appagante.
Il glo-fi sorpassa il suo fascino rétro per scoprirsi modernamente chic, e lo fa nel modo più kitsch possibile. La domanda è: si può dare una parvenza “indie” al lounge e alla library music? Si, Underneath the Pine è lì a dimostrarcelo. Chaz Bundick ha portato nel suo home studio (il disco è interamente autoprodotto) tutto un mondo che mai avremmo detto sarebbe stato filtrato in questa maniera, spogliato dei suoi riferimenti altisonanti, decodificato e rimodellato sulla base delle sensibilità easy listening (indie) moderne. Roba non da poco, avevamo fatto bene a scommettere su Toro Y Moi.
Tweet.jpg)
Toro Y Moi Causers of This
Toro Y Moi Anything in Return
Die! Die! Die! Promises, Promises
Wolf Parade - Report Live
S.C.U.M Again Into Eyes
Can Tago Mago
Gli Illuminati Prendi la Chitarra e Prega
Our Brother The Native Make Amends For We Are Merely Vessels
Deerhunter Halcyon Digest
Flying Lotus Until the Quiet Comes
Shannon and the Clams Sleep Talk
Cccp Affinità-Divergenze Fra Il Compagno Togliatti e Noi
Toro Y Moi Causers of This
MillionYoung Sunndreamm EP
Small Black New Chain
Toro Y Moi Anything in Return
Washed Out Within And Without
In The Basement - 2
AA. VV. F*>k Dance, Lets Art Sounds From a New American Underground
Rangers Suburban Tours
Small Black Small Black
Dog Bite Velvet Changes
Chocolate Collective Tonite?
Slow Magic ▲
Ducktails The Flower Lane
Bibio Mind Bokeh
Memory Tapes Seek Magic
Ford & Lopatin Channel Pressure
Delorean Subiza
Glo-fi o ci sei?
synth_charmer
scompiglio
crisas (voto invalidato)
target
hisnameisalive
Filippo Maradei
andy capp
Brien Lynch
Claudia Cattrocci
hiperwlt
ponyboy (voto invalidato)
combatrockit
TitusAndronicus