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R Recensione

8/10

Disclosure

Caracal (Deluxe Edition)

Come quando fuori piove, accendi Spotify, fai partire i Disclosure, e casa tua diventa subito il club più cool in città. Già, perché i fratelli Lawrence hanno il tocco, quella sensibilità inglese che tante discoteche hanno fatto urlare e tante case rivestirsi di oro. Non ce ne voglia il resto del mondo, ma la dance moderna passa per la terra d’Albione (Jamie XX, Disclosure, Alunageorge, Jessie Ware, Bondax, Duke Dumont, SBTRKT, lo stesso Flume che il sangue inglese ce l’ha nelle origini), con buona pace dei tedeschi ancora presi dalla techno del Berghain e dei francesi con la loro house. Perché fatte le dovute premesse superficiali, ci troviamo qui a raccontare uno dei dischi elettronici più fighi che ci sia. Uno di quelli che vi faranno fare il figurone.

Poi qui cambia anche la sostanza (ma non la qualità finale) rispetto a “Settle”: meno voglia di strafare dietro campionamenti e controller, e semplicemente molte più voci. O meglio: se nel primo album quasi tutti gli accompagnamenti e i featuring erano in funzione e per l’esaltazione del talento dei Lawrence, qui tutto ruota intorno alle voci, come fosse un album da cantare a squarciagola più che ballare sfrenatamente. Poi gli inglesi – si sa – quando non vestono magliette da calcio e non si ubriacano dall’ora del thé, trasudano stile da ogni poro, una classe innata che, specialmente in musica per i Disclosure, si traduce nel buongusto di portare soul e dance a congiungersi perfettamente in una danza sensuale, bacini che si sfregano, profumi di eccitazione, tocchi proibiti. Ecco spiegato il cuore pulsante dell’album.

Perché come raccontare diversamente “Holding On” (7) – singolo di lancio del nuovo album –  se non partendo proprio da questa dualità, continua e costante per tutto l’album, tra ricerca futuristica dei beat e afflato soul, con quell’urlo iniziale di Gregory Porter a squarciare il mondo e sotto i battiti secchi, caratteristici dei Disclosure, a sorreggerlo. Un pezzo che annuncia già la natura amorevole del messaggio, positive vibes sparse dalla prima all’ultima traccia nell’esaltazione sfrenata dell’amore, dei sentimenti, del ballo e della felicità: “Weight of love on my shoulders/I thought that it would be easier than this/I found my heart had grown colder/But the warmth of your kiss, I can’t dismiss” apre perfettamente quest’idea di rinascita attraverso l’amore fino al “It keeps holding on/And it’s holding strong/Even though I tried to break it/Heaven knows that I can’t shake it/Shake it, sh-shake it” che accoglie l’estasi del ballo e del movimento. O anche nei versi di “Willing & Able” (7) che recitano “If we’re falling in love/We’re falling in love/There’ll be nothing above.../If I’m gonna fall in/I’m gonna fall my all in” e ci fanno muovere su synth che puntano allo spazio.

Ma non è solo la luce a filtrare in questa dichiarazione d’amore alla dance. “Nocturnal” (7,5) spalanca l’album con una ritmica ossuta e decisa, umori 80s e un The Weeknd che si prende la scena e la notte come faceva una volta – agli esordi di “House of Balloons” – tra riverberi cosmici ed echi sensuali. Nella mente, i versi risuonano scuri e ferini, mentre la gabbia dello splendido caracal di copertina viene aperta e inizia elegante la caccia “My demons are blocking out the light/And my mind is, about to lose the fight/Why can’t I find peace, when a Caracal could sleep tonight…”. Ed è proprio il caracal africano, felide-simbolo dalle lunghe orecchie a punta pennellate di nero, a incarnare perfettamente i suoni sfrenati incisi qua dentro, sinuoso com’è nei movimenti, pieno di una grazia spietata, selvaggio, incontrollabile, di una bellezza micidiale e travolgente; e infatti ad affascinare i Lawrence – ha spiegato Howard, il più grande dei due – è stata proprio la natura ferina del caracal, “an incredible wild cat that I became fascinated with while on tour last year; I just loved the way they look, their physical capabilities and their anonymity. It felt like a perfect fit for our Wild Life shows too, so the Caracal made perfect sense as the lead visual for the new album and also like a natural title for the new record too”.

E in questa savana di terra bruciata e cielo nudo, non poteva mancare lo sciamano Sam Smith, ormai compagno fedele dei Disclosure, a piazzare il pezzo spacca-classifica cercando di seguire la scia della splendida “Latch” (!) che fu. Qui, con “Omen” (7), si abbassano i ritmi, le frequenze dei battiti si stiracchiano, si strecciano per bene, non c’è una vera esplosione di suoni come nella hit di “Settle”, ma un risveglio di coscienza in cui in cui i beat prendono forma e si allungano, mentre la voce di Smith recita come in preghiera “My mind would rule my heart/I didn’t pay attention to the light in the dark/It left me torn apart/But now I see your tears are an omen”. La riconferma di una collaborazione preziosa – simile per certi versi a quella tra SBTRKT e Sampha – che non arriva alle vette assolute della prima solo per l’irraggiungibilità di questa.

Parlando invece delle nuove amicizie, che si aggiungono alla già lunga sfilza di nomi e featuring, impossibile non tirare in ballo la meravigliosa performance di Jillian Hervey dei LION BABE che con “Hourglass” (8,5) sforna uno dei due capolavori di “Caracal”: qui in forma smagliante, la cantante afroamericana ci regala un pezzo squisito, dove il suo timbro pulitissimo nei toni alti-bassi e le vibrazioni calde dell’ugola si fondono perfettamente con i beat incessanti e bassi invadenti plasmati dai Lawrence. E poi la giovanissima Lorde con “Magnets” (8), che con voce più sporca e gutturale ci dona un cantato altrettanto pieno e vibrante, con una base qui meno prepotente e più immersiva. Ogni bpm un’erezione. 

E già qui, a metà album o poco meno, troviamo espresso magnificamente un altro concetto cardine dietro le canzoni di “Caracal” e nella musica dei Disclosure tout court. Dopo l’immagine di ‘dance dell’amore’, suggerita prima per il mood positivo ed emotivo stimolato dall’album e dai suoi testi, viene ora naturale proporne un’altra, l’idea di una ‘dance delle voci’ che fa riscoprire il piacere di ballare musica elettronica seguendo insieme il ritmo dei beat, dei sampler e soprattutto del canto. Un punto d’incontro tra dance e soul (o più semplicemente UK garage) che – dicevamo – rende davvero unico l’universo musicale dei Disclosure.

E c’è spazio ancora per tante altre cose in questo viaggio alla (ri)scoperta del ballo e del bello: c’è Miguel (che artista Miguel!), la sua voce distesa e i suoi urletti tipici nella lenta e rilassata “Good Intentions” (7); c’è “Masterpiece” (7) un po’ Jamie Woon, un po’ Miguel raccolto (again), con quelle chitarre elettriche appena pizzicate da far impazzire; c’è “Superego” (7,5) a raccogliere un po’ di eredità sparsa degli Alunageorge, che qui mancano come l’aria :( . E poi c’è “Jaded” (7,5), forse quella più Disclosure in assoluto come sound, fedele alle origini e vicina a “Settle”, con un’esplosione di suoni elettronici, una base squadrata e beat futuristici a far volare la console. E poi c’è la Deluxe Edition: con una perversissima “Bang That” (7,5) a stordire i sensi, togliere i vestiti e lasciarsi scopare a ogni ascolto, con “Molecules” (6,5) tutta costruita su contro-tempi e campionature asimmetriche, con “Moving Mountains” (7) a rilassare con voci basse e sussurri le membra ormai stanche dalla dancefloor e una “Afterthought” (7,5) alla conquista dell’after, con una voce ipnotica che ripete all’infinito – chissà da dove poi – “Or was it just an afterthought…?/Get this, get this sound/Set this, set this down” e lasciarci definitivamente alle cazzate dei post-serata e i pentimenti della mattina. Ma per fortuna esiste Spotify, e tutto nasce e muore nella nostra mente.

Insomma, una roba grandiosa questo “Caracal”, meglio di qualsiasi video lesbian di Brazzers: una roba per palati golosi, instancabili ballerini e cantanti delle mura domestiche – e perché no! – anche inguaribili romantici. E’ la resurrezione etimologica e sinestetica dello sballo. E se non si fosse ancora capito, il meglio dell’elettronica passa da Londra e dintorni. So for fuck’s sake, God Save The Queen! :)

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 3 voti.
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hiperwlt 6,5/10

C Commenti

Ci sono 5 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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pantabellidiritti (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:12 del primo ottobre 2015 ha scritto:

Discone, discone davvero! Comprato su iTunes al primo colpo, anche se "solo" la versione standard; la versione deluxe la comprerò "materiale". La recensione sa cogliere le mille sfaccettature del disco e trasmettere parte dell'emozione che regalano i fratelli londinesi. Consigliatissimo.

Cas alle 16:21 del primo ottobre 2015 ha scritto:

Bentornato Fil! Recensione sontuosa: recupero il disco quanto prima, pompato -oltre che dalla rece- dall'episodio precedente, ottimo davvero

loson alle 16:41 del primo ottobre 2015 ha scritto:

Eccolo qui. Più pimpante che mai. Il disco che sei nato per recensire, Fil. A breve qualche considerazione nel merito dell'album, per ora un abbraccio.

hiperwlt (ha votato 6,5 questo disco) alle 18:03 del primo ottobre 2015 ha scritto:

Analisi, sugli assi descritti, chirurgica. Per ora ascolto superficiale, sì gradevole, però meno d'impatto rispetto all'esordio. Ad ogni modo: "Omen" non raggiunge i livelli di "Latch" ma sembra, comunque, singolo heavy rotation perfetto. Anche altro, per prima impressione, convince ("Magnets", "Holding On", "Hourglass"). Questo tuo stile, da registro alto-basso, mancava tantissimo: complimenti, e bentornato tra noi Fil

Filippo Maradei, autore, alle 22:38 del primo ottobre 2015 ha scritto:

Grazie ragazzi, grazie a tutti di cuore. Soprattutto perché dimostrate di conoscermi davvero bene. Se sono nato per recensire un disco così non so dirtelo Matthew - troppo gentile sei - però sicuro è una musica e una scena che sento molto mia. Quanto allo stile, è forse un po' cambiato, dopotutto è passato qualche tempo dall'ultima volta, ma spero sia sempre gradevole da leggere... anche un mattone del genere

PS: un grazie speciale a Mauro che evidentemente sa bene come prendermi, quali corde narcisistiche muovere e come tirarmi qui in mezzo a scrivere un altro pezzo ahah