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R Recensione

7,5/10

Godblesscomputers

Veleno

«È un furto chi mangia da maiale e poi non paga, / chi non la chiama strumentale perché è campionata» cantava Piotta su una base all’Akai S950 di Fritz Da Cat. Questo per dire che il campionamento è un arte e Lorenzo Nada, in arte Godblesscomputers, ne sta certamente diventando maestro. Grazie al fedele SP-404 della Roland, GBC ha dato alle stampe “Veleno”, un disco potente nella ritmica e avvolgente nella melodia, velenoso perché buio ed ancestrale, come se i suoni provenissero da un crepaccio nella montagna. Romagnolo di nascita, berlinese per vocazione: sampler, sequencer e mixer fanno di Godblesscomputers un giovane producer di musica elettronica e il fatto di benedire i calcolatori, sin dal moniker, la dice lunga su questo progetto.

Regola aurea del bravo campionatore è quella di registrare qualsiasi suono circostante, e Godblesscomputer l’ha fatto benissimo, riversando poi le sonorità più umide e boschive in questo container elettronico, appoggiato sulle tipiche strutture del rap, del breakbeat e del dub. “Veleno” parte come un qualsiasi disco chillwave per indirizzarsi presto verso lidi più sperimentali. Il suono delle calde notti adriatiche è lontano, a vantaggio di un mood mitteleuropeo (“What we have lost”, “Icry” e “Orange”); decisamente più nostrano è invece il sound di “Nothing to me”, che nelle vocals ricorda addirittura alcune release house di scuola italiana. “Seventh floor” e “Collapse”, tracce liquidamente evasive, tratteggiano un mondo veloce e spietato, formicolante ma furtivo: beat arroventati, FX di varia provenienza, synth e pad spesso in threshold danno vita a brani di notevole impatto sonoro, e immaginiamo che dal vivo questa miscela diventi ancor più bestiale.

Tutt’altra storia per “Yuan”, che ricorda ampiamente il duo Kruder & Dorfmeister (GBC ci informa che alcuni dei sample qui contenuti provengono dal suo viaggio in Mongolia). Canti tradizionali dell’Asia centrale, bambini in atteggiamento ludico, un forte senso di analogico e quella spiccata vena che trasforma in musica qualsiasi cosa, rendono questo pezzo formidabile, perfetto per un mixtape ethno dub.

Veleno” si presenta quindi come un disco godibilissimo, soprattutto per chi ama l’elettronica e intende restare aggiornato sulle ultime tendenze del filone. Non vorremmo però che il suono proveniente da quell’anfratto cavernoso di cui parlavamo in apertura fosse un semplice latrato, un bluff insomma, e di conseguenza chiediamo al nostro GBC di fare di più, non perché non ci abbia finora convinto, bensì perché le sue potenzialità artistiche glielo permettono alla grande.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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Cas 7/10

C Commenti

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Cas (ha votato 7 questo disco) alle 12:15 del 18 maggio 2014 ha scritto:

non male. Lorenzo Nada ha imparato bene la lezione dei vari Burial, Machinedrum, Zombie, costruendo un bel compendio di sampledelia e di dinamiche ritmiche post-dubstep.