Aucan
Black Rainbow
Smarcarsi dalle tendenze non è mai cosa da poco. Eppure ce lo saremmo potuti aspettare, con un po' di azzardo, dagli Aucan, band tra le più sperimentali ed eccentriche del fortunato panorama math rock italiano. Già dal primo lavoro omonimo (2008) si notava un più che discreto ricorso all'elettronica, oltre ad un'indubbia capacità nello sfilacciare e complicare i patterns ritmici ed armonici, per creare textures intricate e sovraccariche di una ricercata effetistica (imperversavano allora i riferimenti ai Battles). Ma è con Dna EP che la matassa sonora andava ad ingarbugliarsi facendo presagire sviluppi tutt'altro che scontati e prevedibili: la sbornia dubstep d'otremanica stava esaurendosi ed ecco che il recupero dello Uk Bass andava a caratterizzare le composizioni della band, manifestando segni inequivocabili di maturazione artistica e voglia di trovare nuovi sbocchi per un sound a rischio asfissia. Mancava solamente una conferma, una stesura più solida e lineare: è questo il compito affidato al nuovo lavoro in studio, Black Rainbow, vero e proprio manifesto della metamorfosi del suono Aucan.
Questa volta infatti i tre pescano a piene mani dal catalogo Warp e Hyperdub, dichiarando manifestamente la loro conversione al dubstep (wonky, uk bass), per un cambio di rotta dalla permenanza totale e spiazzante. Ascoltare per credere.
E' Blurred ad aprire la seconda fatica full-lenght del trio bresciano: un field-recording cupo, fatto di pioggia e crepitii, lancia un beat di batteria che ci riporta immediatamente alla Bristol dei '90s, con i suoi loop di voci filtrate e un synth polveroso a far da sfondo alla voce di Angela Kinczly. L'accelerazione centrale è mozzafiato: un basso abraviso e una sovrapposizione di sample percussivi si prolungano fino al rilascio finale basato tutto sulla voce e sui riverberi. Heartless è forse la traccia piu simile a quanto fatto in passato dagli Aucan: una chitarra filtratissima introduce un basso sincopato ed una melodia che subito si stampa in testa. Solo la parte vocale assume un'importanza fino ad ora inedita, scandendo insieme alle dinamiche ritmiche le varie parti della canzone e contribuendo a dar vita ad un pezzo diretto ed efficace. Si ritorna all'elettronica piu spinta con Red Minoga, dove la batteria si lancia in una ritmica breakbeat in perenne fibrillazione e i synth sembrano presi in prestito da chissà quale traccia di Aphex Twin, il che rivela un feticismo quasi maniacale dei tre per la scelta dei suoni, davvero all'altezza delle più blasonate produzioni UK. Il pezzo gioca sul sovrapporsi ad incastro delle dinamiche: crescendo, parti sottotono che implacabili salgono e inondano lo spettro sonoro, stop improvvisi. Nella parte centrale del pezzo compare per la prima volta il campionamento di una voce femminile che sembra uscita direttamente dalla Londra dei rave selvaggi (...acieed!). Lo stesso campionamento, pitchato, stretchato e filtrato in ogni modo, ci accompagnerà anche piu tardi in Underwater Music, vera e propria perla sonora del lotto. Il pezzo è costruito su un lead che va a tratteggiare una melodia giocata continuamente su bending accompagnati da accordi di chitarra secca e definita. Questo conferisce al pezzo un senso di liquidità (underwater, per l'appunto...) davvero straordinario. Un crescendo porta ad una serie di stacchi che introducono il pezzo centrale del brano e danno all'ascoltatore un senso di caduta-salto nel vuoto davvero d'effetto. Un piccolo capolavoro.
Sound Pressure Level parte con un beat alla Beastie Boys e una voce scandita e quasi rappata per poi esplodere in bordate di synth e bassi che rimbombano fin dentro allo stomaco. Storm appare decisamente più meditativa, rompendo con le atmosfere precedenti grazie ad un downtempo potente e ad una melodia facile ed accattivante. Embarque è un pezzo dolcissimo e malinconico i cui suoni sembrano riprodurre una versione elettronica di piano preparato, un intermezzo ambient che ci riporta alle sonorità Warp dei primi anni '90 (Aphex Twin e Autechre in primis). In a Land sembra si dischiuda per farci entrare dentro alla sua struttura sonora per un risultato d'effetto: un brulicare di suoni ambientali, riverberi ed eco si mischia a microsuoni producendo un avvolgente effetto di misteriosità e cupezza. Away ci prende la testa per schiacciarla contro un muro di suono. Ritmica dubstep, suoni ambientali e un giro di synth semplicissimo fanno da sfondo ad un jingle vocale destinato ad imprimersi nei sensi con insistentenza. Il tutto subisce una battuta d'arresto dopo pochi secondi dall'inizio del pezzo, quel tanto che basta per mettere in evidenza i rumori industriali rimasti finora sullo sfondo e per dar maggiore risalto alla carica dirompente del riff ossessivo di basso, dal timbro grasso e sporco, in grado di infuocare l'atmosfera con un'aggressività senza freno (impossibile non notare la somiglianza con il Vex'd di Degenerate...). Per la titletrack, suggestivo e misterioso commiato, si rispolverano chitarre e distorsioni, le quali si lasciano accompagnare da un basso pulsante profondissimo. I feedback di chitarra infittiscono l'atmosfera del pezzo, mosso da una batteria lenta ma calcata, mentre il testo ha la stazza di un marchio di fabbrica: ecco il manifesto dei nuovi Aucan, giunti a chiudere il capitolo math rock per aprire ufficialmente ad incursioni in territori elettronici, pescando a piene mani dalla UK bass.
Appare evidente ormai (lo dimostra la spudorata linea di basso pulsante di Save Yourself, o la già citata Away) come il gruppo abbia trovato la proprio via nella commistione tra dubstep-elettronica e tipici elementi rock, per un suono dal respiro internazionale capacissimo di essere apprezzato tanto (se non di più) all'estero che in patria.
Tuttavia la forza dei pezzi sembra eccessivamente ancorata alla commistione e contaminazione di generi già esistenti piuttosto che ad un'ibridazione vera e propria. I tre pescano infatti a piene mani dal catalogo Warp e Hyperdub e a volte questo li porta al citazionismo più spinto (Away è in pratica un pezzo di Vex'd, Embarque sembra riprendere gli omaggi a John Cage fatti da Aphex Twin in Druqs...). Insomma, la materia che pulsa e si dimena su questo Black Rainbows ha tutte le potenzialità per rappresentare uno strappo di notevole entità: manca davvero pochissimo, ma il cammino è appena iniziato. Siamo sicuri che si andrà lontano.
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