Gil Scott-Heron & Jamie XX
We're New Here
Qui il problema non è in Jamie XX, che da bravo produttore qual'è si cimenta nel remix dell'album recentemente uscito del suo amato Gil Scott-Heron. E nemmeno in Gil stesso, ovviamente, che di problemi ne ha già tanti di suo, tra droga, carcere e riabilitazione. Il vero problema è quell'enorme bolla mediatica che è stata gonfiata intorno al personaggio di Jamie, con un tam-tam frenetico tra blog e riviste specializzate che riempendosi la bocca con questo "post-dubstep" hanno illuso tutti.
Tutti ne parlano perché tutti continuano a parlarne. Perché per tutti quei bloggers e aspiranti critici affetti da ansia da dimostrazione di competenze, discutere di post-dubstep nel 2011 è a occhio e croce l'equivalente per un quindicenne di masturbarsi davanti al nuovo film di Sasha Grey (magari). Ma di fatto, oltre al buon XX del 2009, Jamie si è "solo" dilettato in alcuni interessanti remix per gente come FaltyDL, Adele e Glasser. Distinguendosi per le soluzioni inventive e accattivanti, è vero, ma la figura di "nuovo alfiere del nuovo corso" non se l'è dipinta addosso lui, è solo un intellettualismo prodotto dal web.
E infatti We're New Here non ha praticamente nulla di post-avant-future-stuff. Il senso dell'iniziativa è da ricercare nello spirito con cui Jamie Smith destruttura e ricostruisce i pezzi di Scott-Heron, in modo da estrarne il cantato e le venature blues per poi intrecciarle ad architetture totalmente reinventate. Le malinconie di Gil non spariscono mai, ma alla fine brani come Running e Home sono pensati interamente da Jamie, ricolmi di sincopi riverberate, synth invadenti e claustrofobie UK bass: classico (dubstep) che flirta col classico (blues). I risultati a volte sono un po' forzati (fuori luogo le combinazioni funky di Ur Soul And Mine con tanto di loop vocale, come la finale Take Care Of You appare dissacrante nelle sue metriche discohouse), altre volte invece entrano in grande armonia con le basi di partenza: un esempio per tutti è il brano più in vista della tracklist, Ny Is Killing Me, abile a unire l'ossessione del dub all'intensità della parte cantata, con tanto di vocine à la Mount Kimbie.
L'arte del remissaggio è volta a cogliere l'essenza della base di partenza, esaltandone determinati aspetti attraverso la visione personale del proponente. In base a queste premesse, è dunque inopportuno rimanere delusi dall'assenza di innovazione stilistica, perché qui l'obiettivo è un altro. L'artista Jamie fa ciò che gli compete, seguendo solo la propria ispirazione senza rispettare alcuna direzione prestabilita e soprattutto senza ascoltare le sirene della critica. Oggi lui è rimasto ancorato a una realtà consolidata, è vero, ma stupisce più chi cade dal pero per aver cavalcato i voli pindarici degli ultimi mesi. Fly down, baby.
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