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R Recensione

7/10

Alessandro Cortini

Avanti

Nel panorama di artisti elettronici nostrani, il nome di Alessandro Cortini rappresenta quello che viene definito come “brain drain”, in quanto il polistrumentista di origini bolognesi si trasferisce in America per perfezionare l’utilizzo della chitarra e diviene in poco tempo un membro stabile sia nelle performance dal vivo che nella lavorazione in studio del Mister Nine Inch Nails Trent Reznor.

Proprio l’attitudine di quest’ultimo, conosciuto per la grande attenzione dedicata alla ricerca sonora ed alla produzione meticolosa al limite del patologico, porta Cortini a realizzare degli album per “sottrazione”. Una forma perfettamente opposta alla iperproduzione sperimentata con i Nine Inch Nails.

Nasce quindi “Avanti”, sesto e attualmente ultimo LP di Cortini che è stato concepito, scritto ed arrangiato in presa diretta con l’utilizzo di un solo strumento, il sintetizzatore EMS Synthi AKS strumento leggendario utilizzato da Brian Eno, specialmente nel suo periodo Roxy Music, dai Pink Floyd e da Jean Michel Jarre.

Lo scopo, come per la trilogia “Forse” è quello di ricavare da un solo strumento, li era un Buchla Music Easel, tutta la gamma possibile di suoni ed effetti per creare un insieme di brani che, nel caso di “Avanti”, vengono tenuti insieme sul disco da spezzoni di dialoghi della famiglia Cortini registrati su nastro negli anni 70 e che, nella riproposizione dal vivo, vengono proiettati come accompagnamento visivo.

Non c’è dubbio che la scelta di pubblicare un album utilizzando solo uno strumento è coraggiosa e in contrasto con la normale idea di produzione musicale. Ogni brano tuttavia è talmente ricco di spunti sonori che riesce difficile pensare che sia stato realizzato con una simile intenzione. Il principio che guida Cortini nel realizzare questi album, è proprio quello di trovare un registro che permetta di massimizzare il più possibile la resa sonora studiando lo strumento alla perfezione per consentire di ricavarne la più ampia gamma di modulazioni e soluzioni.

I titoli, tutti in italiano, come anche negli altri lavori di Cortini, sono apparentemente senza senso considerato che non ci sono testi a supporto dei suoni, ma le strutture evocative dei brani e la malinconia che li pervade trova nei titoli la loro ragion d’essere.

Nella musica di Cortini non si può soltanto parlare di elettronica o ambient. Esiste una tale ricerca ed un’attitudine allo strumento, più vicina al matematico che al musicista, che difficilmente si trova in questi anni in cui l’elettronica si è palesata in moltissime forme.

Vale veramente la pena di perdersi in questa registrazione, con tutti gli eventuali errori che, per stessa ammissione dell’autore, si possono riscontrare proprio per la propensione da “presa diretta” che ha contraddistinto la realizzazione di questo album.

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