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R Recensione

8/10

Bottin

Horror Disco

Guglielmo "William" Bottin è un personaggio estremamente interessante. Attivo da meno di 10 anni, è rapidamente diventato uno degli esponenti di spicco della scena elettronica italiana. Riceve fin da subito importanti attestati di stima dagli artisti che incrociano la sua strada. Il suo primo album (I Love Me Vol. I, 2004) è un bell'esempio di chill-out e vanta la collaborazione eccellente di Lucio Dalla, che presta la sua voce in un brano. Lo stesso Dalla dirà di lui: "è un bel libro che non hai ancora letto". Questo 2010 lo vede sotto contratto con l'etichetta Eskimo Recordings, a testimonianza del fatto che il suo inizia a diventare un nome importante anche a livello internazionale.

 

Horror Disco invece è il suo secondo album, una splendida dimostrazione del carattere eclettico di questo artista. Trattasi di una colata rovente di electro vivace e pregna di groove, arricchita da una movimentata scarica di elementi italo-disco. Ma l'aspetto più intrigante è dichiarato fin dal titolo: l'album è una personale rivisitazione delle colonne sonore horror/thriller del cinema italiano.

 

Un'operazione che riesce alla grande: Horror Disco è ricolmo di brani coinvolgenti e atmosfere dannatamente evocative. La tracklist è generosa, perfettamente compatta e senza alcun momento di calo. Attraverso ispiratissime geometrie disco, Bottin fa rivivere in musica il mito dei cult dell'horror italiano, tra misteriose indagini, cripte buie e gocciolanti e precipitosi inseguimenti. William gioca le sue carte con furbizia, estraendo dall'album due video in cui i riferimenti sono pressocché espliciti (il clip di No Static è diretto da Lucio Fulci in persona).

 

Spontaneo viene il paragone con i Calibro 35, protagonisti di un'operazione analoga per le musiche dei classici poliziotteschi italiani. La differenza però è sotto gli occhi di tutti: mentre i Calibro 35 di fatto rispolverano il genere tale e quale, senza aggiungere un proprio stile nemmeno nei recenti brani inediti, quella di Bottin è una effettiva reinterpretazione delle musiche di riferimento. Horror Disco riunisce in sè l'electro sintetica dei Kraftwerk, i ritmi coinvolgenti di Moroder e le oscurità gotiche dei Goblin, ma nessuna traccia di quest'album potrebbe esser stata composta da uno dei tre. Il disco suona sorprendentemente originale, presenta uno stile oggettivamente unico. Di più: è italiano fino al midollo, a prova di imitazione.

 

Il ragazzo ha un talento indiscutibile, e sa anche usarlo per far musica di gran presa e fascino. Provate Horror Disco con fiducia, potrebbe diventare una dele vostre colonne sonore preferite.

Ah, dimenticavo: Bottìn ha l'accento sulla i. Non è britannico né statunitense, ma veneziano. Che sia chiaro.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Filippo Maradei alle 0:16 del 24 agosto 2010 ha scritto:

Altra grande segnalazione Ca', molto disco-thriller anni '80. Tocca che mi dai il tuo numero di cell, così rimaniamo in linea diretta e mi passi certe proposte in anteprima