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R Recensione

7/10

Crystal Castles

Crystal Castles (II)

Dopo quel campionario su base paranoica di 8-bit e rave-del-nuovo-millennio che era il lavoro precedente (come questo, eponimo), dai Crystal Castles ci si poteva aspettare, più o meno, qualsiasi cosa. Anche che dessero maggiore spazio, come di fatto hanno scelto di fare, agli spunti più pop e meno urticanti che facevano qua e là capolino in quell’accozzaglia di isterismo elettronico. Questo secondo “Crystal Castles” si presenta come un disco più omogeneo (oddio, non era difficile...) e levigato rispetto al primo, costruito com'è su palesi elementi di continuità – dagli urli di Alice Glass ai loop ossessivi di Ethan Kath – smussati, però, nelle loro asprezze eccessive.  

Pochi pezzi portano avanti quell’espressionismo frammentato e detritico stile “Xxzxcuzx me” che aveva elevato i due di Toronto a paladini distruttivi dell’indie-violenza su base elettronica, e sono però i pezzi più in vista: il primo, “Fainting Spells”, con una Glass scomposta in lacerti manipolati e angosciosi (The Knife sempre maestri); l’ultimo, “I Am Made Of Chalk”, installazione dada che fa germinare, su una base di tastiere, samples da retrogaming e vomitature glitch al limite del delirio; e il singolo-beffa “Doe Deer”, scheggia electro-noise di un minuto e mezzo da Cottolengo puro.

Costruita la cornice di brutalità tunz-tunz-punk, però, i due ci dipingono dentro paesaggi più consolanti: il bello e il brutto di questo disco. Il bello, prima di tutto. Perché inaspettatamente dove i Crystal Castles toccano corde paradisiache invece che infernali sanno deliziare fino all’estasi pura. “Celestica”, ad esempio, è un puro visibilio techno-pop, con una Glass inedita per dolcezza, perduta in un mare di synth con effetti da arena, fino all’esaltante ricamo di tastiere neworderiane ai 3’ e ai tappeti chill-out finali. Talento a cascata. Non da meno sono il pop d’oltretomba di “Empathy”,  che alterna loop claustrofobici storpiati ad aperture eteree con bassi larghi e una melodia ineffabile, e l'amalgama tra Roÿksopp uptempo e cenni stilistici french-touch di “Suffocation”. Ne esce una parte centrale di disco eccellente.

Il brutto, poi. Perché certi episodi poppettari sono insipidi (vd. le lungaggini stile Digitalism di “Intimate”), o semplicemente mal concepiti: il pastiche techno-crucco di “Year Of Silence”, tutto plasmato su un sample dagli ultimi Sigur Rós (da “Inní mér syngur vitleysingur”, precisamente), è fastidioso forte. Fossi in Jónsi mi tapperei le orecchie.

Il fatto è che ad essere meno selvaggi e ruvidi capita ai Crystal Castles quello che in passato non capitava, cioè di perdere ogni tanto qualche colpo, sicché il ritorno a sonorità sfregiate di rumore (“Baptism”, "Birds") riconforta, così come certe uscite cimiteriali che ben si intonano con la copertina. “Vietnam” è una rapsodia satanica a motore techno-dance anni novanta ben oliata (i Magic Affair chi se li ricorda?), mentre “Violent Dreams”, nonostante l’incipit quasi glo-fi-eggiante per gli ondivaghi richiami eighties delle tastiere, spreme poi un’aria gotica piena di inquietudine grazie alle incisioni di un organo horror, ed emoziona. Goth-wave-ambient, quel che è: spettacolo.

Nel complesso il “Crystal Castles” volume 2 conferma che quei cazzoni di Kath e Glass ci sanno fare, e che un posto di punta nel panorama electro-qualsiasicosa attuale lo meritano eccome. Non all’inferno, non in un cimitero, in paradiso solo a tratti. C’è qualche bel locale in purgatorio?

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Voto degli utenti: 6,3/10 in media su 16 voti.

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tarantula alle 9:17 del 6 maggio 2010 ha scritto:

Doe Deer è un pezzo killer: nevrastenia geniale che, però, manca nel resto dell'album che si attesta su una onesta sufficienza. Gradevole da ascoltare ma, eliminando l'effetto isterico, i Crystal Castles si confondono con le centinaia di gruppi che fanno electronic indie da ballare.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 15:07 del 7 maggio 2010 ha scritto:

Gran bel disco. Pezzo preferito: "Baptism".

TexasGin_82 (ha votato 6 questo disco) alle 11:38 del 7 luglio 2010 ha scritto:

RE:

Anche il mio. Colgo l'occasione per fare i complimenti a fabio, perché ho notato che spesso la pensa come me, he he...

Peasyfloyd alle 16:36 del 5 novembre 2010 ha scritto:

ma com'è che mi piace da impazzire Not in love?

Filippo Maradei (ha votato 7 questo disco) alle 19:16 del 5 novembre 2010 ha scritto:

Errata corrige: la tracklist è quella del primo album omonimo Comunque sì, disco proprio bello bello.

target, autore, alle 20:57 del 5 novembre 2010 ha scritto:

Eh, lo so: il titolo uguale dei due dischi ha mandato in pappa il sistema. Questa fuffa delle tracklist è in via di revisione... "Not in love" non l'avevo neanche citata nella recensione, ma pour cause: cantata da Alice Glass + vocoder è un po' insipida, cantata da Robert Smith è un pezzo trascinaculi fantastico.

Peasyfloyd alle 0:11 del 6 novembre 2010 ha scritto:

RE:

dici? A me invece ha fatto proprio l'effetto contrario! Con tutto il bene che gli voglio a Robert Smith ma basta, non se ne può più! Vada in pensione!